PACE, STRUMENTO DI

PACE, STRUMENTO di. - Strumento liturgico, ricordato dal Missale romanum (Ritus servandus in celebr. Missa, tit. X, n. 3, n. 8); dal Caerimoniae episcoporum (I, 24, 2, 6, 7); e dal Pontificale Romanum (parte 1a, De bened. et consacr. regis) per portare la «p.», cioè per il bacio prima della Comunione, al coro e a determinate persone assistenti alla Messa. S. Carlo Borromeo prescrisse per ogni chiesa cathedrale, parrocchiale o collegiata almeno due tabelle pacis offerendae (Acta eec. Mediolanem., Milano 1599, pp. 609, 610, 611).

Lo strumento di p. consiste generalmente in una specie di tavoletta oblunga, ovale, o rotonda, con una sacra immagine (Crocifisso, Madonna, santi), contenente talvolta anche una sacra reliquia. Ha nel retro una maniglia per reggerla, e spesso anche un piede, e assume un po' l'aspetto di un ostensorio. I tipi sono molto vari, da semplici pezzi di marmo o altra pietra, con una croce o altro oggetto sacro inciso, alle tavole di legno, artisticamente scolpite e dipinte, a tavolette metalliche, dalle forme e decorazioni più svariate, secondo le varie epoche (gotico, rinascimento, barocco): strumenti della p. semplificissimi, quasi rozzi, e altri, in maggioranza, di pregi artistici anche molto rilevanti. Tra queste ultime si ricordano: la p. del duca Orso del Museo di Cividale (sec. XI-X; V. riproduz. in BARBARICA ARTE) le p. a edicola, letta con o senza sportello a S. Petronio di Bologna (sec. XV), al Poldi-Pezzoli e nel Tesoro di S. Ambrogio a Milano (sec. XV); quelle meravigliose per ricchezza ed eleganza del Louvre (sec. XV) e della chiesa dell'Assunta a Cividale (p. Grimani); la famosa «Pace di Siena» donata da Pio II ai Senesi nel 1464 e da questi, nel 1709, agli Aretini che la conservano nel Duomo della loro città; le p. del Tesoro di S. Marco a Venezia, di M. Finiguerra al Bargello a Firenze e al Vaticano e quella attribuita al Sansovino nel Tesoro del Duomo di Palermo, tutte del sec. XVI.

L'uso non è stato mai precettivo; la sua origine è inglese e risale soltanto al sec. XIII inoltrato e fu introdotto in sostituzione del bacio di p., dell'abbraccio di p., e del susseguente bacio della patena o del Messale, per evitare i facili inconvenienti e lo scomodità che ne derivavano. Per l'Inghilterra ne parlano gli statuti dell'arcivescovo Gualtiero Gray di York, ca. il 1250, nel paragrafo dedicato all'arredamento delle chiese, dove elenca anche l'osculatorium (Mansi, XXIII, 793); un Sinodo celebrato a Exeter nel 1287, nel can. 12, dove, dando l'elenco della suppellettile sacra indispensabile per ogni chiesa, nomina anche l'asser ad pacem (Mansi, XXIV, 80). Agli inizi del sec. XIV l'uso dello strumento di p. ha già valicato la Manica ed appare nella Francia. Il Concilio di Bayeux del 1300 nel can. 10, trattando dell'arredamento delle chiese, parla anche del marmo ad osculandum (Mansi, XXV, 63); il Sinodo provinciale di Melun, celebrato dall'arcivescovo di Sens, Stefano Becard (1300), parla in vari luoghi della tabula pacis, dell'osculare o osculatorium necessario per ogni chiesa (Mansi, XXV, 6). Altre fonti innumerevoli si possono citare: atti sinodali, inventari di chiese, statuti e regole di famiglie religiose e simili, che dimostrano la straordinaria diffusione, fra i secc. XV e XVIII, di questo strumento che vien chiamato con i nomi più vari, come, p. es., lapis pacis, pacificae, o pax, in francese la paix, nei paesi germanici spesso Pavbrettl (cf. J. Braun, Das christl. Altargard [Monaco 1932], pp. 557-72, tavv. 116-20).

Una prima rapida diffusione ebbe lo s. di p. per mezzo dei grandi Ordini, francescano, domenicano, carmelitano, certosino, camaldolese, più tardi cappuccino ed altri, ed è soprattutto in questi Ordini che l'uso perdura ancor oggi, mentre nelle chiese parrocchiali è quasi sparito.

BIBL.: oltre il Braun, sopra citato, V. A. J. Binterim, Die vorzüglichsten Denkünderigkeiten der christl.-kath. Kirche, IV, parte 3a, Magona 1828, p. 485 sq.; Ph. Hartmann-J. Kley, Repert. rituum, 14a ed., Paderborn 1940, p. 447 sq.; J. A. Jungmann, Missarum sollemnia, II, 2a ed., Vienna 1949, pp. 392 sq.; M. Righetti, Man. di stor. liturgica, III, Milano 1949, p. 401; F. Cabrol, L'Osculatorium (Baiser), in DACL, II, p. 128 sq.; R. B. Witte, Das kath. Gotteshaus, 2a ed., Magona 1950, p. 260 sq. (con utili indicazioni pratico-artistiche e una rassegna delle prescrizioni rubricati, p. 292 sq.). Giuseppe Löw