PALEOLOGI, DINASTIA DEI

PALEOLOGI, DINASTIA dei. - Ressero l'Impero bizantino dal 1259 sino alla caduta di Costantinopoli sotto i Turchi nel 1453. La famiglia dei P. comparve alla corte dei Comneni nel sec. XII. Ebbero alte cariche nello Stato e furono imparentati con la famiglia imperiale. Alla fine del sec. XII un Alessio P. sposa Irene figlia di Alessio III Angelo; sua figlia andò sposa ad un cugino, pare, Andronico P., personaggio importante della corte di Nicea. Da essi nacque nel 1225 il più famoso P., Michele che, dopo essere stato al servizio di Giovanni III Vatate e di Teodoro II Lascaris, nel 1259 seppe con grande abilità eliminare il giovane erede Giovanni IV dal potere ed impadronirsi del trono. L'usurpazione fu coenestata agli occhi della popolazione dalla riconquista di Costantinopoli (25 luglio 1261), cacciandone l'imperatore latino: Michele VIII fu riconosciuto come il restauratore dell'Impero bizantino. Il trasporto, però, della capitale da Nicea a Costantinopoli ebbe gravi conseguenze perché le posizioni bizantine in Anatolia vennero ad essere indebolite di fronte alla riorganizzazione delle forze turche per opera del clan di Osman, mentre d'altra parte in Occidente il re di Sicilia, Carlo d'Angiò, vantando i diritti acquistati dall'ultimo imperatore latino, assumeva un atteggiamento di netta ostilità.

Michele VIII P., di fronte al pericolo, in quel momento gravissimo, di un attacco siciliano, cercò di resistere appoggiandosi al papato ed avviò trattative per l'unione delle Chiese. Solo con Gregorio X parve raggiunto un accordo: nel 1274 ambasciatori bizantini comparvero al Concilio ecumenico di Lione e dichiararono di sottomettersi alla Chiesa romana riconoscendone la dottrina ed il primato papale. Michele VIII trovò però allora l'opposizione recisa del clero greco: cercò di vincere la resistenza ricorrendo alla violenza, poi di fronte alla pericolosa situazione interna rinunciò ad imporre l'unione. Martino IV nel 1281 lo scomunicò ed appoggiò i piani di Carlo d'Angiò per attaccare Costantinopoli, ma i Vespri Siciliani salvarono l'imperatore bizantino che intanto aveva avviato accordi contro il Re angioino in Aragona ed in altri Stati nemici della Sicilia. Andronico II, succeduto nel 1282 a Michele VIII poté abbandonare la politica latina della padre, anzi lasciò che si perseguitasse gli ecclesiastici unionisti. Di conseguenza, si ebbero in Occidente nuovi progetti di spedizione contro Bisanzio, ma non si riuscì mai a nessuna conclusione. Invece la incapacità politica e militare di Andronico II fu sfruttata dai Turchi per avanzarsi in Asia decisamente verso le coste dell'Egeo. Andronico, senza armi, ricorse allora ad una compagnia di mercenari catalani (gli Almagavari), ma presto nacque il dissidio: i Catalani prima minacciarono Costantinopoli, poi passarono in Grecia e vi si stabilirono. I Turchi a loro volta nel 1326 si impadronivano di Brussa in Bitinia e la minaccia sulla capitale bizantina si aggravò. D'altra parte Andronico II era costretto a subire le prepotenze delle repubbliche marinarie italiane: Genovesi e Veneziani si combattevano nel Bosforo con completa indifferenza per l'Imperatore e sfruttavano l'Impero con i privilegi commerciali che imponevano. Con Andronico III (1328) si ritorna alla politica di cercare aiuti in occidente offrendo al papato l'unione religiosa. Nuove trattative fa ad Avignone Anna di Savoia, madre e reggente

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(da A. Grebar, L'Empereur dans lart byiantin, Parigi 1526, far. 26, 89, 21
Paleglogl, dinastia dei - Andronico II offre una bolla d'oro a Cristo. Tavola bizantina (1282-1328) - Atene, Museo nazionale.

per Giovanni V P., ma le guerre civili, l'usurpazione di Matteo Cantacureno (Giovanni VI), che cercò un'intesa con i Turchi, fecero cadere i progetti. Più grave si fece la situazione quando i Turchi nel 1354 si impadronirono di Gallipoli ed incominciarono la conquista della Tracia. Nel 1363 Murád I si impadronisce di Adrianopoli: incornicia virtualmente l'assedio di Costantinopoli. Di nuovo da Bisanzio si riprende a trattare con la Sede Romana; nel 1369 Giovanni V P. compare a Roma ed abitua solennemente lo scisma davanti ad Urbano V. Ma questo fu un atto personale che non influì per nulla sull'atteggiamento del clero e del popolo bizantino ostinati nella loro ostilità a quanto sapeva di occidentale. Giovanni V, ritornato dopo avere sofferto un arresto per debiti a Venezia, trovandosi abbandonato da tutti, si rassegnò a farsi vassallo del sultano turco. Gli succedette Manuele II P., il quale, per cercare soccorsi contro la minaccia sempre più grave dei Turchi, nel 1399 venne in Occidente; fu a Parigi ed a Londra, ma nulla ottenne. Fortunatamente la battaglia di Angora vinta dal Ḥān dei Mongoli, Tamerano, sul sultano turco Bājazid (1402) diminuì la pressione turca attorno a Costantinopoli per alcuni anni. Manuele II prese di nuovo a trattare con il papa Martino V; specialmente dopo l'assedio di Costantinopoli, nel 1422, da parte di Murád II le trattative si fecero ansiose. Giovanni VIII P., dopo la caduta di Tessalonica nel 1430, avviò nuove trattative contemporanee e con il papa Eugenio IV e con i Padri del Concilio antiromano di Basilea. Finalmente nel 1438 l'Imperatore venne in Italia per prendere parte al Concilio per l'unione che il Papa riunì prima a Ferrara e poi a Firenze. Qui fu finalmente trovata una formola soddisfacente per le due parti, ma Giovanni VIII trovò opposizione all'Unione, nel clero, nel popolo e nella stessa sua famiglia. Il fratello e successore suo Costantino XI lasciò piena libertà all'opposizione ai Latini e nel 1450 un concilio antiunionista condannò gli errori della Chiesa latina. Però sotto l'assillo della minaccia turca, nel dic. del 1452 Costantino XI fece di nuovo proclamare in S. So-

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fia l'unione, ma il popolo si levò a tumulto e S. Sofia fu desertata come profanata dai latini. Costantino XI si trovò solo nel maggio del 1453 a difendere Costantinopoli: i Greci non se ne lagnarono troppo perché essi preferivano sacrificare la loro indipendenza anziché riconciliarli con Roma.

La dominazione dei P. rappresenta dunque una lunga e lenta agonia del mondo bizantino. Costantinopoli non era più nei secc. XIV e XV il grande centro commerciale ed intellettuale dei secc. X e XI. Il commercio si è spostato su altre arterie. Di conseguenza i P. vivono una vita stentata; le finanze non permettono loro di organizzare una difesa energetica con fortezze e con truppe mercenarie. Anche Costantinopoli dopo i saccheggi latini del 1204 ha perso lo splendore dell'età dei Comneni: è però a piena di rovine. Tuttavia essa è ancora centro di notevole attività intellettuale ed artistica. Le scuole sono fiorentine: si ornano di filosofi come Gemisto Pletone, di retori e filologi che studiano e commentano opere della classicità. Anche la pittura presenta un risveglio notevole, un tentativo di uscire dallo stilizzamento ieratico dell'età precedente ed ha legami con lo svolgersi della pittura italiana. La civiltà dei P. presenta ancora la possibilità di nuove ricerche fruttuose ed anche gli sforzi degli imperatori per resistere all'avanzata musulmana sono degni di essere studiati e valutati.

BIBL.: Ch. Diehl, L'empire byzantin sous les Paléologues, in Etudes byzantines, Parigi 1905, è un simpatico quadro del periodo paleologico; A. A. Vasiliev, History of the byzantine Empire, Madison 1929; G. Ostrogorsky, Geschichte des byzantinischen Staates, Monaco 1939. Un riassunto in Ch. Diehl, Histoire de l'empire byzantin, Parigi 1919.