PAOLA ROMANA, SANTA

PAOLA ROMANA, santa. - N. a Roma il 5 maggio 1947 da famiglia patrizia cristiana. Intorno ai 15 anni sposò Tossazio, pagano, ma tollerante, da cui ebbe 5 figli: Blesilla, Paolina, Eustochio, Rufina, Tossazio. Sebbene di animo pio e misericordioso, P. indulgeva al lusso di una vita signorile. A 31 anni, rimasta vedova, si sentì mossa MARCELLA, SANTA (v.). Eustochio seguì la madre e divenne affezionata discepola di Marcella.

La casa di P. così raccolse una famiglia di donne, amiche, serve e clienti di lei, legate dal proposito santo che, embrione di voti monacali, era considerato allora la sublimazione di quelli battesimali. S. Girolamo, ritornato a Roma nel 1828 e rimastò sino alla morte di papa Damaso, divenne come il padre spirituale e maestro di S. Scrittura del cenobio di Marcella. Alle mirabili lezioni di lui partecipava anche P., che a quella scuola, appreso l'ebraico, si distinse per i suoi progressi nella scienza biblica. La figlia di P., Blesilla, vedova dopo appena 7 mesi di matrimonio, dopo molte tergiversazioni si convertì all'ideale di sua madre, e l'intensità della sua vita penitente affettò la sua morte (nov. 1844), seguita poco dopo da quella del papa Damaso. Girolamo vede crescere contro di sé l'onda del malcontento popolare e del clero romano, che egli aveva criticato specialmente nella lettera XXI ad Eustochium, e nell'ag. 185 parte per l'Oriente.

P. a quella partenza sentì crescere l'aspirazione di trascorrere il rimanente della sua vita nella Terra Santa e fondarvi un cenobio. Con molto dolore lasciò i suoi (Paolina era sposata con Pammachio, Rufina era prossima a nozze, Tossazio, piccolo ancora, fu affidato a Paolina) e con Eustochio salpò (autunno 1885) per Salamina, dove fu ospite di Epifanio. Di là passò ad Antiochia, ospite di Paolino. Da Antiochia, sebbene d'inverno, parte con Girolamo per Gerusalemme, visita la Palestina. Nella primavera successiva si recano nell'Egitto, dove, ad Alessandria, prendono parte alle lezioni di Didimo il Cieco. Si prosegue il viaggio per il deserto della Nitria e di Arsone per avere contatti ed esperienze con il grande monachismo. Ritornata in Terra Santa, P. nell'estate fissa stabile dimora a Betlemme. Là sorgono a sue spese tre edifici: uno come ospizio per i pellegrini, l'altro il cenobio per s. Girolamo e compagni, il terzo per P. stessa e le sue religiose. Era quest'ultimo dedicato a s. Caterina di Alessandria, protetto da un muro di cinta e da una torre.

Le religiose, secondo il sistema pacchiano, erano divisi in tre gruppi secondo il ceto sociale — nobili, schiave, condizione media — con proprie case e superiore; si ritrovavano insieme nella comune cappella. Le loro occupazioni erano la confezione delle vesti personali e per i poveri, la preghiera liturgica (mattutino, terza, sesta, nona, vespero) e lo studio della S. Scrittura.

La vita nel cenobio di P. era severa: non mai carne né vino, se non alle ammalate; a tutte le stesso abito di lana; di lino solo gli asciugamani. P. sapendo temperare romanamente severità e dolcezza attrasse a sé religiose da ogni parte dell'Impero. Preceduta dalla morte di tutti i suoi figli, tranne Eustochio, avvenne la sua: il 26 genn. 1941. Aveva allora 56 anni. Fu sepolta accanto alla S. Grotta della Natività. Le successore nell'amministrazione del monastero Eustochio e poi la nipote Paola, figlia di Tossazio e di Leta. La sua festa è il 26 genn.

BIBL.: Acta SS. Ianuarii, III, Parigi 1863, pp. 326-371; Cavallera, St. Jérôme, Lovanio 1932, passim; F. Lagrange, Histoire de st. Paule, Parigi 1931; G. Del Ton, S. P. R. Milano 1950.