PARMIGIANINO, FRANCESCO MAZZOLA, DETTO IL

PARMIGIANINO, FRANCESCO MAZZOLA, detto il - Pittero e incisore, n. a Parma, da Filippo, pittore belliniano, l'11 genn. 1503, m. a Casalmaggiore il 24 ag. 1540.
PARMIGIANINO, FRANCESCO MAZZOLA, detto il - Pittero e incisore, n. a Parma, da Filippo, pittore belliniano, l'11 genn. 1503, m. a Casalmaggiore il 24 ag. 1540.

Dei suoi primordi rimane tipica testimonianza, nella chiesa arcipretale di Bardi (Parma), uno Sposalizio di s. Caterina (verso il 1522), un po' gonfio e impacciato, ma di gentile espressione. Dal 1522 al 1524, egli eseguiva, sulle orme del Correggio, importanti affreschi in sette cappelle della chiesa di S. Giovanni Evangelista, a Parma, indi passava a Roma, Bologna (ritratto dell'imperatore Carlo V), ancora a Parma (vi decorò la volta e il catino della cappella maggiore in S. Maria della Steccata) e poco dopo a Fontanellato, nella rocca dei conti Sanvitale, in cui si conservano i suoi mirabili affreschi con episodi del mito di Diana e finalmente, dopo vari pellegrinare, a Casalmaggiore, dove chiudeva immaturamente la luminosa carriera e la vita. Oltre alle decorazioni in affresco, alle numerose pale d'altare e ai ritratti, che ornano le principali gallerie italiane e straniere, il P. ha lasciato una serie di disegni, dal tocco delicatissimo, e una quindicina di acqueforti, dai tratti reticolati e leggeri. Senza plagare affatto il Correggio, egli seppe continuare la grazia gioiosa in opere come gli affreschi di Fontanellato e lo squisitissimo Presepe della Galleria Cook a Richmond, nonché in taluni particolari indimenticabili, quali l'abbraccio del S. Giovanni al femmine Gesù fanciullo nella manieristica Madonna con s. Zaccaria, agli Uffizi. Ma ciò che ne caratterizza l'indole razionante e insieme voluttura è il raffinato estetismo, espresso con il predomino del prestigio lineare e volumetrico (colonne affusolate, anfore dalle curve morbide, accessori ambientali o di costume). Basterà citare, oltre alla notissima Madonna con il Bambino e angeli della Galleria Pitti, detta «dal collo lungo», l'altra preziosa Madonna della Piacoteca di Bologna, con la s. Margherita bionda dal manto giallo dorato, e il venuto e statuario Cupido che tende l'arco nella Galleria di Vienna. Ciò non toglie che il P. abbia manifestato talvolta, nei soggetti religiosi, se non una genuina spiritualità mistica, un senso schietto di poesia. Lo dimostrano, ad es., la piccola Natività della Galleria Doria, a Roma, e la intima scena dello Sposalizio di s. Caterina nella Galleria di Parma. Ma all'attivo del P. rimangono soprattutto i vitalissimi ritratti, nei quali egli è riuscito a risolvere i problemi di stile in senso unitario, pure adeguandosi, volta a volta, all'indole del personaggio: autentiche creazioni e celebrazioni di stati d'animo, che non temono i confronti con quelle dovute ai più celebri maestri d'ogni scuola.

BIBL.: A. Bartsch, Le peintre graveur, Würzburg 1920, V. indice; L. Frölich-Bum, P. und der Manierismus, Vienna 1921; id., s. V. in Thieme-Becker, XXIV (1935), pp. 309-11; M. Tinti, P., in Dedalo, 4 (1923), p. 304 segg.; Venturi, IX (1926), pp. 623-691; M. Pittaluga, L'incisione italiana del Cinquecento, Milano 1930, passim; H. Voss, Zeichnungen der ital. Spätrenaissance, Monaco 1930, passim; G. Copertini, Il P., Parma 1932; id., Nuovi contributi di studi... sul P., ivi 1949; B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, Milano 1936, pp. 372-73; A. O. Quintavalle, Nuovi affreschi del P. in S. Giovanni Evangelista..., in Le arti, 2 (1940), fasc. v-vi, pp. 308-18; id., Il P., Milano 1948; id., Falsi e veri nel P. giovane, in Emporium, 10 (1948), pp. 184-97.