PARMENIANO. - Vescovo donatista di Car-tagine. S. Ottato (I, 5; III, 3) lo dice «straniero» (peregrinus) e quindi non bene informato di cose africane; da un altro passo polemico (II, 7) si è pensato che P. fosse di nascita ispano o gallo. Comunque, era vescovo al tempo di Giuliano l'Apostata e si dedicò a riorganizzare la Chiesa scismatica e guadagnarle aderenti, con un'attività anche letteraria assai intensa.
Scrisse infatti, ca. il 362, un'opera in 5 libri, o tractatus, contro i cattolici, di cui è possibile ricostruire almeno lo
(not. Enit)
Parma, diocesi di - Interno della Cattedrale (sec. XI) - Parma.

PARNIGIANINO, FRANCESCO MAZZOLA, detto il - Circe offre da bere ai compagni di Ulisse. Disegno - Firenze, Uffizi.
schema generale attraverso la confutazione di s. Ottato. Il titolo poteva essere Adversus Ecclesiam traditorum (Monceaux) o forse (per la derivazione da s. Cipriano) De catholica Ecclesia (o De Ecclesiae unitate) adversus traditores. I cinque libri dovevano trattare: del Battesimo, di cui P. tesseva l'elogio, paragonandolo al diluvio e alla circoncisione; dell'unità della Chiesa, secondo la concezione eccessivamente rigoristica della sua setta; dei cattolici, in quanto traditores o complici o conniventi con essi; ancora dei cattolici, accusandoli di aver fatto ricorso all'autorità civile, che aveva impiegato la forza con accuse di crudeltà contro gli «operari unitatis» Paolo e Macario; dei passi della Scrittura che suonavano condanna per i cattolici (v. DONATISMO). Trattando della vera Chiesa, ne enumerava le dotes, ch'essa deve avere, quale sposa di Cristo: cathedra (cioè, la successione apostolica), angelus (del Battesimo), Spiritus, fons, sigillum, altare; ma metteva insieme, senza distinguere, eretici veri e propri e scismatici, considerando ugualmente sacrilegi i loro sacrifici.
Alla confutazione di s. Ottato non risulta che P. rispondesse. Si preoccupò invece vivamente per quanto diceva e scriveva un laico della sua setta, Ticonio (v.), al quale diresse una lettera aperta ribadendo i principi ormai tradizionali della sua setta, cioè la necessità di rompere ogni rapporto con i peccatori, anche a costo di isolarsi dalla Chiesa universale. Questa lettera, scritta verso il 378, venne dopo la morte di P. a conoscenza di s. Agostino, il quale la confutò ca. il 400, nei tre libri Contra epistolam Parmeniani.