PAPIA DI GERAPOLI

PAPIA di GERAPOLI. - Vissuto verso il 130; autore di un'opera in 5 libri che portava anche il titolo: 5 libri di esegesi delle parole del Signore (Eusebio, Hist. ecc., III, 39, 1). Le esegesi sono basate sulle parole (ἀγία) di Gesù nei Vangeli scritti, ma ampliate dall'uso di tradizioni orali, trasmessi a P. per mezzo dei presbiteri, cioè dei maestri che trasmettevano la tradizione orale cristiana in modo analogo ai rabbini.

P. dichiara che sarebbe stato critico verso le diverse forme di tradizioni orali (39, 4), ma non nasconde una certa preferenza per la tradizione orale (39, 4), un fatto che rivela forse qualche tendenza giudiziante in lui. Di fatti si può constatare che le tradizioni millenarie che accettano vengono da un ambiente giudaico (v. Gry, in Revue BibI., 53 [1946], p. 197 sg). Per ora, secondo Ireneo, Haer., V, 33, 4, un discepolo di Giovanni l'apostolo, contemporaneo di Policarpo (m. nel 1567); le obiezioni sollevate da Eusebio contro l'affermazione di Ireneo (Hist. ecc., II, 39, 2-7) muovono dalla difficoltà che nella prefazione P. menziona due volte Giovanni (Eusebio, op. cit., II, 39, 4), ciò che ha portato Eusebio alla distinzione di due Giovanni, uno l'Apostolo e l'altro presbitero. P. avrebbe ascoltato solo il presbitero. L'ipotesi di Eusebio è insostenibile. Nella prefazione Giovanni è menzionato nella sua doppia qualità da apostolo e presbitero. Ma con questo non è detto che P. abbia identificato gli Apostoli con i presbiteri (contro Gutwenger). Per Eusebio P. è un uomo di piccolo cervello (III, 39, 12), certamente per il suo millenarismo. P. conosceva fuori dei Vangeli canonici anche il Vangelo degli Ebrei e le prime Epistole di s. Giovanni e di s. Pietro (III, 39, 17) ed anche l'Apocalisse (frg. IV esegesi di Apoc. 12, 7).

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è detto che P. abbia identificato gli Apostoli con i presbiteri (contro Gutwenger). Per Eusebio P. è un uomo di piccolo cervello (III, 39, 12), certamente per il suo millenarismo. P. conosceva fuori dei Vangeli canonici anche il Vangelo degli Ebrei e le prime Epistole di s. Giovanni e di s. Pietro (III, 39, 17) ed anche l'Apocalisse (frg. IV esegesi di Apoc. 12, 7).

(da Acta Sanctorum Junit, VI, Anversa 1718) Papebroch, Daniel - Ritratto inciso da F. Diamser.

È dunque erronea la tesi di Gutwenger che P. avesse scritto prima della pubblicazione di quest'opera. Importante sono le tradizioni dei presbiteri che P. ha inserito nel suo libro riguardo all'origine del Vangelo di s. Marco (Eusebio, op. cit., III, 39, 15) e di s. Matteo (III, 39, 16). P. ha avuto influenza su s. Ireneo.

BIBL.: i frammenti di P. in F. X. Funk, Patres apostolici, 1, 2 ed., Tubinga 1901, p. 346 sq.; Th. Zahn, Forschungen zur Geschichte des neutestamentlichen Kanons, VI, Lipsia 1908, p. 109 sq.; J. Chapman, John the presbyter and the fourth Gospel, Oxford 1911; C. Lambot, Les presbyters et l'exégèse de Papias, in Revue bénéd., 43 (1931), p. 116 sq.; N. I. Hommes, Het Testimonialeboek, Amsterdam 1935, p. 230 sq.; E. Gutwenger, P. Eine chronologische Studie, in Zeitschr. für kathol. Theol., 69 (1947), p. 38 sq. (P. avrebbe scritto verso il 90). Erik Peterson