PAPEBROCH (PAPENBROECK), DANIEL von. - Bollandista, n. ad Anversa il 17 marzo 1628, m. ivi il 28 giugno 1714. Entrato fra i Gesuiti nel 1646, fu, dal 1659 alla morte, collaboratore degli Acta Sanctorum, attendendo alla pubblicazione dei voll. dal I di marzo (Anversa 1668) al V di giugno (ivi 1709); in tutto 18 voll., ai quali fornì la parte miglior.
Con il p. God. Hensken fece, nel 1660-1662, un primo viaggio di ricerche (di cui scrisse un diario minuto) attraverso la Germania, l'Italia e la Francia, riportandone un materiale assai copioso; un secondo ne fece nel 1668 visitando i monasteri delle regioni della Mosella; un terzo, con il p. C. Jerninck, nel 1680 a Paderborn. Una dura vicenda ebbe a subire con l'inquisizione spagnola. L'aver combattuto nei proleggimenti alla vita di s. Alberto, patriarca di Gerusalemme (cf. Acta SS. Aprilis, I, ivi 1675, pp. 776-802), la tradizione che i Carmelitani derivassero dal profeta Elia, gli sollevò contro dal 1681 al 1693 tutta una serie di opere ed opuscoli ridondanti di accuse, di invettive e di puerilità. Fu anche denunciato per eresie all'Inquisizione spagnola, che nel 1695 pose all'Indice i 14 voll. degli Acta, elaborati dal P. Questi rispose e si difese nei 3 voll. di Responsio ad Exhibitionem errorum per adm. R. P. Seba- stianum a s. Paulo vulgatam a. 1693 Coloniae (Anversa 1696-99). Portata la causa anche a Roma, Inocenzo XII nel 1698 impose silenzio ad entrambe le parti. La calma giovò; la difesa dei Bollandisti, condotta con tatto e prudenza per nove anni dal p. G. Cassani, provocò nel 1700 il ritiro della condanna del 1695. Fu però messo all'Indice (e vi rimase fino al 1900) il vol. Propylaeum Maii (ivi 1668), dove il P. aveva esposto un Conatus chronologico-historicus ad catalogum Romanorum pontificum, dove ai dati su alcuni papi erano aggiunte notizie non sempre edificanti sui conclavi (« Conclavium historumculas»). Il P. fece anche, con il suo Propylaeum an- tiquarium circa veri et falsi discrimen in vetustis membranis (Acta SS. Aprilis, II, ivi 1675, pp. 1-11) il primo tentativo di stabilire le regole della critica diplomatica; ma andò troppo oltre nel sospettare dell'autenticità della più parte degli antichi diplomi monastici; il che diede motivo al Mabillon di esporre definitivamente la dottrina sull'argomento nel suo capolavoro: De re diplomatica, a cui il P. si diede vinto con la serena umiltà del dotto. Dopo la pubblicazione del vol. V di giugno egli cessò dal suo lavoro di agiografo e consacrò gli ultimi anni a scrivere Annales Antverpiense (pubblicati postumi da F. H. Mertens ed E. Buschmann, 5 voll., ivi 1845-48).
L'opera del P., mirabile non solo per l'estensione, ma più ancora per la varietà e il valore, dimostra in lui una grande erudizione, un possesso pieno della materia, un fine intuito dei particolari; il che non toglie, naturalmente, che in un campo così scabroso e inesplorato si sia lasciato sfuggire osservazioni e anticipazioni premature o affrettate.