PECHAM, JOHN (IOANNES PECKAM, PECKHAM, Peccamus, Pechamus). - Teologo e filosofo francescano, n. a Patcham (nel Sussex in Inghilterra) ca. il 1215-20, m. l'8 dic. 1292. Verso il 1250 entrò a Oxford nell'Ordine dei Frati Minori. A Parigi divenne «magister in theologia» e poi «regens in scholis» (1260-71), fu in relazione con s. Tommaso d'Aquino e prese viva parte alla lotta tra il clero secolare e gli Ordini mendicanti con l'opera apologiae De perfectione evangelica, diretta contro Gergario di Abbeville e, nell'ultimo capitolo, contro Guglielmo di St-Amour.
Ritornato in Inghilterra, nel 1272 introdusse a Oxford, pare per primo, le dispute de quodlibet. Eletto ministro provinciale dai Francescani inglesi nel 1274, partecipò al Capitolo generale di Padova (1276) e nel medesimo anno o poco dopo divenne, primo dei Francescani, maestro del S. Palazzo. Promosso alla sede arcivescovile e primaziale di Canterbury, il 28 genn. 1279, svolse un'intensa attività pastorale adunando concili, riformando conventi, predicando la Crociata e difendendo strenuamente la libertà della Chiesa contro le ingerenze del potere civile. Nella scolastica è denominato Doctor ingeniosus.
Assai numerosi sono i suoi scritti. Tra le opere scritturistiche si ricordano: Collectanea Bibliorum (Parigi 1513, 1514; Colonia 1541); Postilla in Cantica Canticorum (injectio); Postilla in Lamentat. Ieremiae (ed. in Opera omnia Bonaventurae, VII, Quaracchi 1897, pp. 615-51); De numeris o De mystica interpretatione numerorum in S. Scriptura (i primi cinque capitoli sono editi in Tractatus de anima Ioannis P., Firenze 1928, pp. 138-44) e diversi altri commenti biblici. Più interessanti le opere filosofiche e teologiche: Perspectiva communis, che ha avuto molte edizioni, essendo stata adottata come testo nelle università (un'edizione illustrata in italiano [Venezia 1593] fu curata da G. P. Gallucci); Tractatus spherea; il commento al I. d. delle Sentenze di Pietro Lombardo (inedito, eccettuate alcune questioni); Summa de esse et essentia (Firenze 1928); quattro Quodlibet (è edito [Roma 1938] solo quello detto romano); delle molte questioni disputate sono edite quelle di carattere psicologico (Münster 1918), alle quali si connette per il soggetto il Tractatus de anima (Firenze 1948). Di particolare interesse per la spiritualità francescana, sono, oltre il De perfectione evangelica già segnalato, il Canticum pauperis (in Biblioteca ascetica francescana medii aevi, IV, Quaracchi 1905, pp. 133-205); il Tractatus contra R. Kilwardby (Napoli e Aberdeen 1910) e le questioni: De pueris oblatis (Quaracchi 1925) e De paupertate (Münster 1917), e secondo F. Delorme (cf. Studi francescani, 3a serie, 4 [1932], p. 49 e più diffusamente Collectanea franciscana, 15 [1945], pp. 7-12) anche Ecclesiae regulae Fratrum Minorum, già attribuita a S. Bonaventura e edita fra le sue opere (VIII, Quaracchi 1898, pp. 391-437). Oltre a varie composizioni poetiche e gli atti del suo episcopato (Registrum Ioannis P., ed. in The Canterbury and York Society, Londra 1908), sono interessanti per la storia dell'epoca i tre volumi del suo Registrum epistolarum (ivi 1882-85).
P. è riconosciuto come uno dei migliori rappresentanti della corrente agostiniana della scolastica, fedele alle direttive di Alessandro di Hales e di s. Bonaventura. Nel 1284 riconfermò la condanna, già emanata dal suo predecessore R. Kilwardby, contro l'aristotelismo tomista, e il 30 dic. 1286 a Londra censurò altri «errores damnati». In teodicea P. ammette l'evidenza immediata dell'esistenza di Dio, riconosce come valevole l'argomento ontologico di s. Anselmo, e nega la possibilità della creazione