PENITENZA. — I nestoriani non sembrano aver conosciuto altro rito penitenziale che quello della riconciliazione di un apostata o di un eretico; l'altro attribuito a Išō'jahb III e pubblicato da H. J. Denzinger (Ritus Orientalium, II, Würzburg 1864, p. 467) ha certamente un altro scopo. Per essere un rito della penitenza privata gli manca la Confessione e tutta la parte liturgica fatta di preghiere, salmi, prostrazioni, atti di umiltà che la precedono. Qualche influsso della penitenza privata latina si scorge
in un rito recente, preso però dai nestoriani ai giacobiti (cf. J. Vostó, La confession chez les Nestoriens, in Angelicum, 7 [1930], pp. 17-26).
Ordinazione sacerdotale. - Ha conservato la sua struttura antica. L'ordinando riceve prima la tonsura e le insegne del diaconato, poi segue una lunga serie di preghiere, lezioni e canti. Dopo di che l'ordinando si inginocchia e copre gli occhi con le mani, mentre il vescovo recita la formula: "La grazia di N. S. Gesù Cristo...", ed impone le mani sul capo dell'ordinando, dicendo le due orazioni sacramentali; rialzatolo, lo veste della tunica e dell'orarion, gli rimette il libro del Vangelo e gli fa il segno della croce sulla fronte. Termina col bacio di pace. Per la prima edizione del pontificale cf. J. Vosté, Actes du XX ${ }^{e}$ Congrès intera. des Orientalistes, Bruxelles 1938, p. 340.
Estrema Unzione. - Il lungo rito celebrato da parecchi sacerdoti, e che è fondamentalmente lo stesso in tutti i riti orientali, non sembra essere mai penetrato fra i nestoriani. Al fine di supplire a questa mancanza i c. cattolici hanno redatto un rito di questo Sacramento di struttura orientale.
L'ufficio divino. - Ha soltanto le tre grandi ore, Vespro, Notturno e Mattutino; alcune volte Compieta si aggiunge al Vespro; i monaci cattolici aggiungono le piccole ore prese dai maroniti. Nel Notturno si recita una terza parte del salterio, cosicché nei sei giorni feriali della settimana l'intero salterio è recitato due volte: anche nelle altre ore i salmi costituiscono la parte fondamentale. La poesia liturgica però è ricca, ma le lezioni della Sacra Scrittura dilettano interamente. E da notare che ancora oggi il popolo assiste e partecipa regolarmente ogni giorno al Vespro e al Mattutino. Per i cattolici fu stampato un Bremiorio che ha diminuito di molto la lunghezza dell'Ufficio di Notte.
Calendario. - L'anno liturgico è diviso in periodi generalmente di sette settimane ciascuno: Annunciazione o Avvento, Epifania, Quaresima, Pasqua, Apostoli, Estate, Elia, la Croce, Mosè, la Dedicazione. Le feste dei santi, chiamate "memorie", sono poche, e sono celebrate sia ad una data fissa dell'anno, sia al venerdì di una tale settimana di un determinato periodo.
I libri liturci furono editi per i cattolici a Roma e a Mossul, per i nestoriani, ad opera della missione anglicana, ad Urmia; all'elenco di A. Baumstark, Liturgie comparée, in Irénikon, 1934, pp. 229-31, si aggiunga un messale edito a Mossul nel 1936 e una edizione anastatica del breviario di Bedjan in 3 voll. a Roma nel 1938.
La traduzione in lingua europea dei testi liturgici si trova nelle opere generali di J. Assemani, Codex liturgicus, 13 voll., Roma 1749-66; di E. Renaudot, Liturgiarum orientalium collectio, Parigi 1716; di Denzinger, op. cit.; di F. E. Brightman, Liturgies Eastern and Western, Oxford 1896. Si aggiunga: C. Mousseau, La Messe caldea degli Apostoli, Roma 1948; D. Dahane, Liturgie de la Sainte Messe selon le rite chaldéen, Parigi 1937; G. P. Badger, The Nestorians and their Rituals, 2 voll., Londra 1852; A. J. Maclean, East Syrian Daily Offices, ivi 1894; id., The Evening, Night and Morning Services, testo completo, con la festa dell'Epifania in Conybeare, Rituale Armenarum, Oxford 1905, pp. 298-388; P. Martin, Saint Pierre et saint Paul dans l'Eglise nestorienne, Parigi 1875, testo completo per la festa dei due Apostoli.
Alfonso Rae: