PIER DELLE VIGNE (de Vineis). — Celebre ministro di Federico, n., pare, a Capua verso il 1190, se è vero che era sui sessanta anni al momento della sua disgrazia politica. Dalle sue lettere risulta che la famiglia era di condizione modesta, ma il padre, Angelo, era già giudice a Capua. Secondo una affermazione dell'astrologo Guido Bonatti, sembra che P. studiasse diritto a Bologna, ma dalle sue lettere risulta solo che egli studiò sotto Giacomo di Amalfi, vescovo di Patti ed arcivescovo di Capua.
Secondo Enrico di Isernia, P. fu presentato a Federico il 1 di Bernardo arcivescovo di Palermo, il che può essere avvenuto nel dic. 1220 quando l'Imperatore fu a Capua. Nel 1225 P. compare con il titolo "magnae curiae iudex"; dopo il 1243 fu protonotario imperiale e logoteta. Dal 1238 al 1247 è indicato quale "familiaris domini", cioè consigliere intimo dell'Imperatore. Nel 1230 aveva partecipato alle trattative per la pace di S. Germano ed accompagnato Federico II a Ceprano per gli accordi finali. L'anno seguente interviene ai lavori di redazione delle Costituzioni di Melfi: una tradizione antica gliene attribuisce anzi il merito principale, ma oggi si pensa che P. fosse solo un collaboratore di Giacomo di Amalfi al quale infatti vanno i rimproveri di Gregorio IX per quelle Costituzioni. Nel 1231 fu ripetutamente ambasciatore di Federico II al Papa, al fianco però di un alto dignitario ecclesiastico che ne aveva perciò la direzione mentre a P. toccava l'effettiva trattazione degli affari. Nel 1234 P. fu in Inghilterra per le trattative del matrimonio di Federico con Isabella Plantageneta ed il 22 nov. 1234 diede l'anello alla sposa a Westminster, come procuratore dell'Imperatore. Nel 1235 è al fianco di Federico in Germania c'è il viale mandato in Italia a trattare con i Comuni imperialisti e prese parte importante al Convegno di Piacenza. Confidente sicuro dell'Imperatore, nel 1237 va con Hermann von Salza dal Papa, poi a Mantova con Taddeo di Sessa a trattare con i Legati papali. Dopo Cortenuova (1237) segue Federico II in Piemonte, poi sotto Brescia e a Padova dove, in occasione della nuova scomunica di Gregorio IX contro Federico, parla al popolo in difesa dell'Imperatore.
Più tardi prende parte alle trattative con il S. Collegio e con Innocenzo IV: nel 1244 a Roma con Taddeo di Sessa giura i patti dell'accordo che poi Federico II non ratificò. Stette quindi al seguito dell'Imperatore a Foggia, a Verona, a Torino e di là andò ambasciatore a Luigi IX di Francia per averne la mediazione nel conflitto con il Papa. Nel 1247 è di nuovo a Torino presso Federico II per un accordo tentato attraverso il conte di Savoia; segue quindi l'Imperatore all'assedio di Parma.
Nel genn. 1249 era con Federico II a Cremona quando d'improvviso perdette il favore imperiale. Se ne ignora il motivo. Si pensò che venisse sospettato o accusato di connivenza con Innocenzo IV o che la politica da lui seguita provocasse al ultimo l'ira di Federico, o che cortigiani e rivali lo accusassero di cospirazione contro l'Imperatore. Federico II accennando a P. dice: "Pravae suggestionis et scandali multiformis Petri videlicet, Somnios alterius, proditoris, qui ut haberet loculos vel impelret, equitatis virgum vertebat in colubrum". Ma l'accusa di corruzione e di venalità era forse solo il pretesto per colpire l'ex favorito. Federico lo accusa di averlo voluto avvelenare: l'informatissimo cronista inglese Matteo Parisi riprende tale accusa; Dante invece fa P. vittima delle calunnie di cortigiani invidiosi. Arrestato a Cremona nel

Pian delle Vigne (de Vineis) - P. d. V. cattedra. Ministura del cod. Ottoboniano lat. 1101, f. I (sec. xiv) contenente le epistole di P. d. V. - Biblioteca Vaticana.
febbr. 1249, trasferito a Borgo Donnini, P. fu poi condotto in catene dietro all'Imperatore nel suo trasferirsi a S. Miniato dove fu processato e condannato all'accceamento. Un cronista piacentino lo fa morto in carcere in conseguenza della barbara esecuzione; Matteo Paris e Dante (Inf., XIII) raccolgono la voce del suicidio (apr. 1249).
Pare che P. avesse moglie e figli; le notizie della sua attività letteraria ancora meritano un attento esame critico: nel suo epistolario sono da distinguere le lettere sue da quelle non sue; si hanno discorsi politici, un trattatello politico, un poema latino sui mesi dell'anno, una satira in quartine monorime contro il clero ed alcuni componimenti politici in volgare.