PIETRO da CORTONA (BERRETTINI P.). - N. a Cortona il 10 nov. 1596, m. a Roma il 16 maggio 1669, fu pittore e architetto. Seguì i primi studi di pittura a Firenze e a Roma.
Grande importanza ha nella sua formazione la vicinanza del Domenichino, di Annibale Carracci, ma soprattutto quella del Poussin. Il primo soggiorno romano (1612-37) è ricco di opere: dal Trionfo di Bacco (Galleria
Capitolina), agli affreschi e alla pala d'altare di S. Bibiana (1624-25), agli affreschi di Castel Fusano e di Palazzo Mattei, al Sacrificio di Polisseau, il Ratto delle Sabine e Dario vinto da Alessandro (1623-30) della Capitolina, all'Adorazione dei Pastori di S. Salvatore in Lauro. Del 1631-36 è la pala in S. Maria della Concezione con S. Paolo e Annina; del 1632-33 gli affreschi dell'antica Cappella di Palazzo Barberini con storie del Nuovo Testamento e i fatti stucchi di una stanza con figure della Pace, dell'Abbondanza e storie del Vecchio Testamento e le scene mitologiche del corridoio; un poco più tarda la grandiosa allegoria esaltante i Barberini con il Trionfo della Divina Provvidenza nella volta della grande galleria (1633-39), opera, quest'ultima, che più di ogni altra rivela la sua straordinaria bravura di grande prospettivo, decoratore arioso di spazi, abilissimo negli scorci e nello sfondare i pareti; si raggiungono per la prima volta effetti di prospettiva aerea su cieli aperti. Immensa la fortuna di questa sua maniera nuova che influenzò tutta la pittura successiva e si propagò per tutta l'Europa. Degli stessi anni è l'affresco con gli Angeli e gli strumenti della Passione nella chiesa della Vallicella. Importante è nel 37 il viaggio nell'Italia settentrionale dove conosce il Correggio e i veneziani, prima ancora di terminare gli affreschi del Palazzo Barberini. Nel 1637 stesso aveva intanto già iniziato la decorazione del Palazzo Pitti (Sala della Stufa) con le Quattro Età; nel 1641 e 1642 vi affresca il soffitto della Sala di Venere in collaborazione con Ciro Ferri, nel 1642-45 la Sala di Giove, nel 1646 quella di Marte, nel 1647 quella di Apollo, terminata quest'ultima su suoi cartoni da Ciro Ferri nel 1660. Nel 1647 si inizia il secondo soggiorno romano che si conclude con la morte dell'artista. Del 1651-54 sono gli affreschi con scene dell'Eneide del Palazzo Doria Pamphili in Piazza Navona, la cupola e i pennacchi di S. Maria della Vallicella con la Triunfia in Gloria e quattro Profeti; e nella stessa Chiesa, di qualche anno più tardi, l'Assunta dell'abside e la Visione di S. Filippo Neri sulla volta della nave. Del decennio 1652-62 sono i musici delle cupole delle navi della seconda e terza campata di S. Pietro commessigli da Innocenzo X; gli altri musici furono compiuti da C. Ferri nel 1661.
Con un intervallo di quasi dieci anni inizia la carriera di architetto semplice e sobrio; dal progetto per il Palazzo della Villa del Pigneto, alla partecipazione al compimento del Palazzo Barberini, alla chiesa dei SS. Luca e Martino (1640-50), alla Cappella della Concezione in S. Lorenzo in Damaso (1635), ai disegni architettonici per Palazzo Pitti, alla tribuna e cupola della Chiesa Nuova (1647-56), alle chiese di S. Maria della Pace e S. Maria in Via Lata, in tutte le opere è singolare equilibratore del barocco berininiano e borminiano con i pacati modi toscani del Buontalenti e dell'Ammannati, sempre sobrio rispetto ai romani, ma ricco tuttavia di una sua vivissima sensibilità pittorica che raggiunge particolari effetti di movimento e di rilievo soprattutto nelle suggestive facciate della chiesa di S. Maria della Pace e S. Maria in Via Lata. Al B. si deve inoltre un Trattato della pittura e scultura, in collaborazione con il D. Ottonelli (Firenze, 1652). - Vedi tav. XCVIII.