PIETRO FOURIER, santo. - Canonico regolare, parroco, fondatore delle Canonichese regolari di Nostra Signora, riformatore della vita canonica, e a Mirecourt nel Ducato di Lorena il 30 nov. 1565.
A due riprese compì gli studi classici ed ecclesiastici presso i Gesuiti di Pont-à-Mousson. Nel 1586 professò nell'abbazia di Chamoussey, fu ordinato sacerdote il 23 febbr. 1589. L'esemplare osservanza religiosa di F. suscitò invidia nei confratelli rilasciati e l'abate lo destinò al ministero parrocchiale. Fra tre parrocchie di libera scelta F. optò per Mattaincourt, dove la fede e i buoni costumi erano quasi scomparsi; essi rifiorirono in breve tempo e durante un quarantennio F. promosse instancabilmente il benessere religioso e sociale della borgata. Nel 1598 Alix le Clerc, beata, con altre quattro giovani di Mattaincourt aspiravano alla vita religiosa con lo scopo dell'educazione cristiana e dell'istruzione gratuita per le fanciulle povere. F. secondò la loro santa iniziativa, ma confrontò molte e gravi difficoltà. La vita di stretta clausura era ancora ritenuta incompatibile con l'insegnamento ad alunne esterne. Sin dal 1617 F. aveva tracciato le norme di vita alle sue ferventi figlie, approvate da Urbano VIII nel 1628. Lo stesso anno anche le Costituzioni di F. per la riforma della vita canonica ebbero la loro sanzione pontificia e furono accettate da varie abbazie che, riunite insieme, costituirono la nuova Congregazione di Nostro Salvatore. La guerra per l'annessione della Lorena alla Francia, la peste e la fame desolarono il Ducato. F. continuò la sua caritatevole opera sinché, per restare fedele alla casa regnante, fu costretto all'esilio. Si rifugiò a Gray (Haute-Saone), dove m. il 9 dic. 1640. Fu uno dei più
catosi alla predicazione divenne presto rinomato nell'Italia settentrionale e fu molto apprezzato da s. Vincenzo Ferreri. Rigido osservatore della disciplina religiosa, nel 1427 dal suo superiore generale fu preposto alla riforma dei conventi della Sicilia. Per invito di Eugenio IV, intervenne al Concilio di Firenze (1439) e diede il suo valido contributo teologico per l'unione della Chiesa greca. Nominato dal medesimo Pontefice visitatore apostolico del Regno di Sicilia, attese alla riforma degli Ordini religiosi, ottenendo ottimi risultati con la sua dolcezza e fermezza. Pio VI ne approvò il culto e permise all'Ordine domenicano di celebrare la festa.