PIIJÜT. - Poesia ebraica sinagogale, coltivata dai «paetani» (da ποιητής), in gran parte liturgica, in cui echeggiano i *Salmi biblici*, la precettistica (v. HÁLÁKHÁH) e principalmente la narrativa midhrá-lica (v. AGGADA). Il p. nacque in Palestina, ca. sec. V o VI d. C., si diffuse nella diaspora babilonese e poi nella diaspora tutta, raggiunse il suo periodo di fioritura massima in Spagna (750-1250); continua a vivere, sia pure modestamente, ai giorni nostri.
Secondo Jehúdháh ben Barzillaj da Barcellona (intorno al 1100) e Samuele ben Jehúdháh ibn Ábún da Fez (sec. XII, convertito all'islam) il sorgere del p. sarebbe dovuto a persecuzioni religiose. Il p. sarebbe stato un componimento cantato *al-hizana* (ebr. *hazánúth*, da *hazán*, in origine sorvegliante dei ragazzi durante le funzioni religiose, poi ufficialmente, e anche dignitario della comunità), a differenza delle antiche preghiere fondamentali (*salát*, in aramaico *sélótá*), recitate e non cantate. Il p. si sviluppò sotto l'influsso della poesia e cultura araba (dopo il 635), adottando l'uso della rima *hárúz*, del ritmo e dell'accorcio (detto *alfabethá*) i cui primi elementi si riscontrano già nella poesia biblica. La melodia che accompagna il p. viene detta *nó'am* (*soavítá*), *ta'am* (*gusto*), *lahín* (dall'arabo *lahn*, *alhán*) o *niggún* (*melodia*). Il metro, sotto influsso arabo, si chiama *míqál* (*peso*) (quantita-tico). *Ráth* (*chiavistello*), indica una poesia che ha per cornice parole e emistichi presi dalla Bibbia; talvolta ricorre il termine greco *βόμος*. La poesia finale si chiama
della legge naturale (Venezia 1764), posta all'Indice con decr. 16 giugno 1766. La sciata Trento, si stabilì a Coira dove impiantò una tipografia. Nel 1767 uscì lo scritto Di una riforma d'Italia, ossia dei mezzi di riformare i più cattivi costumi e le più perniciose leggi d'Italia (decr. S. Uff., 29 luglio 1767), in cui il P. sostiene la possibilità di pervenire, dopo l'abolizione dell'Inquisizione, ad una più profonda e sentita religiosità mediante l'abolizione del clero regolare, la riforma di quello secolare e l'istruzione del laicato. L'opportunità di una politica avversa agli Ordini religiosi da parte degli Stati italiani è ribadita dal P. nell'opera Riflessioni di un italiano sopra la Chiesa in generale, sopra il clero si regolare che secolare, sopra i vescovi ed i pontefici romani e sopra i diritti ecclesiastici de' principi (decr. S. Uff., 1° marzo 1770). Dopo aver viaggiato per mezza Europa, si ritirò (1801) nel paese natio.