PIMENIO, SANTO

PIMENIO, santo. - Il suo vero nome era Poemen (= Pastore); n. in Egitto verso il 340. Fin da giovane si diede alla vita penitente ed a 15 anni entrò nel monastero del monte Scito in Libia, dove erano altri suoi fratelli.

Si conservano di lui 187 appofigli ripieni di sapienza e di acume, dai quali traspare la sua perspicacia e maturità di spirito. Per ben due volte, nel 395 e nel 430, dovette lasciare il monastero cacciato dalle incursioni di barbari. M. verso il 450 da tutti stimato e venerato. È commorato nei Martirologi greci e latini al 27 ag.

BIBL.: Tillemont, XV, pp. 147-71; PG 65, 317-68; Acta SS. Augusti, VI, Parigi 1868, pp. 25-43; Synax. Constantinopolitanum, p. 927; Martyr. Romanum, p. 364.

PIMODAN, GEORGES-AUGUSTE-MARIE-ELIE DE RARÉCOURT de la VALLÉE, marchese di. - Generale pontificio, n. a Parigi il 29 genn. 1822, d'antica famiglia delle Argonne; segui gli studi classici presso i Gesuiti di Friburgo, quindi entrò nella scuola militare di St-Cyr e poi in quella di cavalleria di Wiener-Neustadt.

Sottotenente dei cavalleggeri Windisch-Grätz (ag. 1847), combatté nella campagna d'Italia sotto il gen. Radetzky, ed in quella di Ungheria (1848-49). Gravemente ferito a Moor (30 dic. 1848), prigioniero degli Ungheresi

PINADON GEORGES-AUGUSTE - PINDEMONTE IPPOLITO

1481

(di Southern du général Marquis de Pimodan, I. Parigi 1891)
PIMODAN, GEORGES-AUGUSTE, marchese di - Ritratto.

a Polanka e condannato alla fucilazione per tentata evasione da Petervaradino (20 maggio 1849), ebbe salva casualmente la vita. Colonnello a trentatré anni e sposo ad una Cournel de Montmorency, lasciò la carriera militare e rientrato in Francia (1855) si diede agli studi militari: oltre alle memorie sulle mentovate campagne (Southern di général Marquis de P., 1847-49, 2 voll., 1a ed., Parigi 1861; 2a ed., 1a ed., Parigi 1861), gli si debbono un pregevole Traité sur la cavalerie ed accurati rilievi storico-tattici raccolti in minuziose visite ai campi di battaglia napoleonici di Russia e di Germania (1856) ed usati dal Thiers per la sua Histoire du Consulat et de l'Empereur de Napoléon. Spinto da profondo sentimento religioso, accorse all'appello di Pio IX fra i volontari cattolici (1° apr. 1860) a difesa dei diritti della S. Sede ed assunse la carica di capo di stato maggiore del nuovo esercito pontificio. Il 19 maggio seguente sbaragliava in quel di Grotte di Castro i garibaldini condotti dallo Zambianchi. Unitosi quindi alla colonna del gen. de Lamoricière e avuto il 18 sett. l'ordine di aprire alle esigui schiere papali la via di Ancona contro preponderanti forze regie attestate oltre il Musone in quel di Castelfidardo, si gettò all'atto di capo dell'asprata della Crocette sino a che, ferito al volto ed al braccio destro, impugnava la spada con la sinistra, e, continuando a tenersi in prima fila a cavallo, ripeteva ad un pugno di prodi: «Avanti, figliuoli, Dio è con noi!». Cadde, infine, colpito mortalmente, non senza mormorare al De Lamoricière, che grazie al sacrificio suo e dei suoi stava ormai avviandosi verso Ancona: «Generale, combattono da eroi, l'onore della Chiesa è salvo!». Spirò sul campo nella notte tra il 18 ed il 19 sett.; la salma e la spada dell'estinto furono, per espresso e cavalleresco ordine di Vittorio Emanuale II, restituite a Roma. Fu tumulato in S. Luigi dei Francesi.

BIBL.: Rapporto del generale De Lamoricière, in Cie. Catt., 4° serie, 11 (1861, 11), p. 530; A. De Ségur, I martiri di Castelfidardo, Bologna 1862, pp. 64-85; P. Balan, Continuazione alla storia universale della Chiesa cattolica dell'ab. Rohrbach, II, Torino 1879, pp. 213, 239-63; A. Vigevano, La fine dell'esercito pontificio, Roma 1920, pp. 17-27; id., La campagna delle Marche e dell'Umbria, 1a ed., 1913, pp. 311-75; G. De Pimodan, Vie du général de P., Parigi 1929; S. Jacini, Il tramonto del potere temporale nelle relazioni degli ambasciatori austriaci a Roma (1860-70), Parigi 1931, pp. 28; E. De Barral, Les zouaves pontificaux (1860-70), Parigi 1932, sino a p. 90; L. P. Stock, United States Ministers to the Papal States. Instructions and dispatches (1848-68), Washington 1933, p. 180 sgg.; P. Dalla Torre, L'anno di Mentana, Torino 1938, pp. 50-57 ed anche la intr. bibliografica relativa; P. Pirri, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, II, Questione Romana (1856-64), Roma 1951, parte 1°, pp. 289-320; parte 2°, pp. 167-85. Paolo Dalla Torre