POBEDONOSCEV, Konstantin Petrovič. - Giurista e statista russo, n. a Mosca il 18 nov. 1827, m. a Pietroburgo il 10 marzo 1907.
Terminati gli studi di giurisprudenza, P. entrò nella cancelleria del Senato, poi dal 1860 al 1865 tenne la cattedra di diritto civile all’Università di Mosca ed insegnò giurisprudenza ai figli dell’imperatore Alessandro III. Nel 1865 divenne consigliere al Ministero di giustizia, nel 1868 senatore, nel 1872 membro del Consiglio di Stato e dal 1880 al 1905 alto procuratore del S. Sinodo.
La sintesi delle sue idee politiche, sociali e religiose fu esposta dal P. nelle Miscellanee moscovite (Mosca 1896), dove egli critica la cultura occidentale a causa del razionalismo e del parlamentarismo, a cui oppone la fede religiosa, l’amore per la tradizione, il rispetto dell’autocrazia sovrana e della struttura gerarchica della società. Nel suo Corso del diritto civile (Pietroburgo 1896) P. difende le tradizionali istituzioni politiche e giuridiche e russe e giudica prematura o pericolosa ogni loro riforma. P. come amico e consigliere della famiglia imperiale eserciò un grande influsso sulla politica interna sotto Alessandro III e Nicola II. Egli sosteneva l’autocrazia ristrutturata contro le correnti politiche tendenti alla monarchia costituzionale, considerandola esiziale per la Russia, e raccomandava la spietata repressione di tali movimenti. Come alto procuratore del S. Sinodo P. per 25 anni di resse despoticamente gli affari ecclesiastici e manovrando abilmente la complessa macchina burocratica seppe neutralizzare l’opposizione dei più autorevoli rappresentanti della gerarchia, rivendicanti per i vescovi una maggiore autonomia nell’amministrazione della Chiesa.
Quando nel 1905 le correnti liberali ebbero il sopravvento, P. fu dimesso dalla carica e si ritirò a vita privata. Pubblicò pure diversi studi storico-giuridici e la sua versione in russo dell’Imitazione di Cristo divenne popolare. Il tragico errore di P. sta nel suo ostinato conservatorismo, con il quale intralciò l’opera di coloro che, con tempestive riforme, tentavano di scongiurare l’imminente catastrofe della dinastia e della Chiesa russa, alle quali anche egli era sinceramente attaccato.