Enciclopedia Cattolica vol. IX, 1952 Eresie, scismi, deviazioni dottrinali

PNEUMATOMACHI

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Noto anche come: tedesco: Macedonianer; greco: Πνευματομάχοι; inglese: Macedonianism, Macedonians, Pneumatomachians; latino: Macedoniani

PNEUMATOMACHI. - Eretici trinitari negatori della divinità dello Spirito Santo (ca. 360-sec. v).

I. STORIA

Nel Simbolo del Concilio di Nicea, quanto allo Spirito Santo, si disse semplicemente « Crediamo... e nello Spirito Santo » (Denz-U, 54). Ma nel 359-60 s. Atanasio seppe dal suo amico Serapione, vescovo di Thmuis in Egitto, che alcuni fedeli, pur respingendo l'arianesimo, erravano sullo Spirito Santo, che ritenevano essere: « non solo una creatura, ma uno degli spiriti che servono (Dio), e che esso non differisce dagli angeli che solo di grado » (Ad Serap., 1, 1: PG 26, 530 sgg.). Atanasio chiamò questi eretici « tropicisti », perché interpretavano come tropi (metafore) i passi della Scrittura contrari alla loro opinione. Nel Sinodo di Alessandria del 362 si ebbe la prima reazione ufficiale contro questo errore (cf. Tamus ad Antiochenos, 3: PG 26, 800).

A Costantinopoli e in Asia Minore i negatori della divinità dello Spirito Santo furono detti p., e sembra che poco dopo il 366 si costituisse colà un saldo gruppo di essi tra gli omoiusiani, aderenti al deposto patriarca Macedonio (v.) e detti per questo « macedoniani ». Nel 373 Eustazio di Sebaste (v.) figurava « capo dell'eresia degli p. » (s. Basilio, Ep. 263, 3: PG 32, 980). Eleusio di Cizico e Marciano di Lampsaco ne erano gli esponenti al momento del Concilio del 381 (cf. Socrate, Hist. eccl., V, 8). Gli storici che scrissero in proposito dopo il 380 attribuirono particolare importanza anche a Maratonio di Nicomedia perché i « macedoniani » furono anche detti « maratoniani ». Ma, come per Macedonio stesso, non si hanno prove che Maratonio sia stato propriamente p. Quando poi i macedoniani o maratoniani accettarono largamente le dottrine pneumatomache, l'ascetismo monastico del gruppo contribuì a guadagnare molte reclute alla nuova eresia (cf. Sozomeno, Hist. eccl., IV, 27). La reazione ecclesiastica contro gli p. si fece intensa a partire dal 373 ca. (è del 373 il Sinodo illirico [Teododoret, Hist. eccl., IV, 8]; seguono: s. Basilio col De Spiritu Sancto [375: PG 32, 67 sgg.]; la lettera sinodica di Anfilochio d'Iconio [ca. 375: PG 39, 96]; s. Epifanio, Panarion [prima del 377; Haer. 74, contro gli p.: PG 42, 473 sgg.]; papa Damaso con gli Anatematismi del 375-80 [PL 13, 358 sgg.], e la Ep. Ea gratia [prima del 381, ibid. 351]). Verso il 380, il partito dei p., detto già comunemente macedoniano, suscitò non poca confusione e incertezza d'idee tra gli stessi ortodossi (cf. Gregorio Nazianzeno, Orat. theol., V, 5: PG 36, 137), per cui il Nazianzeno sorse con le sue Orationes theologiae a difendere a Costantinopoli la retta dottrina trinitaria anche contro di essi. Il Concilio di Costantinopoli del 381 (v.), cui parteciparono trentasei p. con a capo Eleusio di Cizico e Marciano di Lampsaco, non vinse la loro opposizione (cf. Socrate, Hist. eccl., V, 8), e nel primo canone il Concilio anatematizzò anche l'eresia « dei semiariani ossia p. » (Denz-U, 85); vani furono pure gli sforzi per condurli all'ortodossia nel 383 (cf. Socrate, Hist. eccl., V, 10); Teodosio li colpì, insieme ad altri eretici, in una serie di leggi civili in cui figurano col nome di « macedoniani » (Cod. XVI, 5, 11 sgg.).

Ma, in pratica, godettero, anche dopo, di una relativa libertà di culto (cf. Socrate, Hist. eccl., V, 20) e Didimo alessandrino nel libro II del suo De Trinitate (381-92: PG 39, 448 sgg.) stimò necessario combatterli di nuovo. Contro di loro uscirono pure i due dialoghi Adversus macedonianos (tra le opere di s. Atanasio: PG 28, 1291 sgg.) e i dialoghi De Sancta Trinitate (ibid., 1113 sgg., specialmente il terzo, ibid., 1201 sgg.). Recentemente tutti questi dialoghi sono stati rivendicati a Didimo (cf. A. Günthör, Die 7 pseudonthanasischen Dialoge, Roma 1941). Sul declinare del IV sec. gli p. spiegavano ancora una certa attività, come attesta una controversia che ebbero ad Anazarbo nel 392 con Teodoro mopsuesteno (cf. Baradbesabba, Storia: PG 9, 506 sgg.; Teodoro Mops., Controversia con i macedoniani: ibid., 637 sgg.). Nelle prime decadi del V sec. avevano ancora una chiesa a Costantinopoli, una a Cizico e parecchie altre nell'Ellesponto, in cui erano assai numerosi. Nestorio (v.) ottenne contro di essi, ca. il 428, misure repressive, che ne fecero ritornare alcuni all'ortodossia (cf. Socrate, Hist. eccl., IV, 4: VII, 31). In seguito gli p. sparirono dalla storia.

II. DOTTRINA

Sulle loro dottrine si è informati dai Padri ortodossi che li combatterono, ai quali va aggiunto Cirillo alessandrino, specialmente nel suo De Sancta et consubstantiali Trinitate dialogi (PG 75, 657 sgg.), scritto nel 425, ed inoltre da parecchi frammenti di due dialoghi propriamente macedoniani conservati dagli stessi Padri (cf. Fr. Loofs, Zesei..., cit. in bibl.). Per quanto riguarda il Verbo, non solo i « tropicisti » di cui parla s. Atanasio, ma anche parecchi tra i posteriori p. accettarono l'omousia in senso ortodosso (cf. s. Gregorio Nazianzeno, Oratio 31, 24: PG 36, 160: 41, 8: ibid., 440; Sermones arianorum, frag. 6: PL 13, 610 sgg.; s. Epifanio, Panarion, Haer. 74, 1: PG 42, 473. Per la testimonianza di s. Cirillo aless., cf. J. B. Wolf, op. cit. in bibl., pp. 44-49). Non vi sono prove sufficienti per sostenere con il Loofs che i p. furono tutti omoiusiani; però la maggior parte degli p. lo furono realmente.

Il punto specifico dell'eresia fu l'aver conservato nei riguardi dello Spirito Santo, rispetto al Padre e al Figlio, il vecchio subordinazionismo (v.), per cui lo Spirito Santo è creduto di natura inferiore al Padre e al Figlio: molti, con gli ariani propriamente detti, lo ritenevano per una vera e propria creatura, creata dal niente dalla libera volontà divina, sebbene più mobile delle altre creature, perché prima creatura del Figlio. Altri, non pochi, seguirono Eustazio di Sebaste, più ascesa che teologo e cercatore di vie medie in dogmatica (cf. s. Basilio, Dp., 128, 2: PG 32, 556), che asseriva: « Io, né ardisco chiamare lo Spirito Santo Dio, né oso dirlo una creatura » (Socrate, Hist. eccl., II, 45). Molti si rifugiarono così nel concetto di un essere intermedio, né Dio, né creatura.

Bibliografia
BIBL.: Fr. Loofs, Eustatius von Sebaste, Halle 1898: Th. Schermann, Die Gottheit des hl. Geistes nach den griechischen Vätern des vierten Jahrh., Fräheg. u. Br. 1901: Fr. Loofs, Macedonius und die Macedonianer, in Realencycl. für prot. Theol. u. Kirche, 3ª ed., Lipsia 1903, 12, 41 sgg.: id., Zwei macedonianische Dialoge, in Sitzungsberichte der hgl. preuss. Abad. der W., Berlino 1914, pp. 526-51: id., Die Christologie der Macedonianer, in Geschichtliche Studien zu A. Hauch 70. Geburtstag, Lipsia 1916, pp. 64-76: G. Bardy, Macedonius et les macédoniens, in DThC, IX, coll. 1464-78: J. B. Wolf, Commentationes in s. Cyrilli Alex. de Spiritu Sancto doctrina, Würzburg 1934.

Cipriano Vagaggini

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Di Cipriano Vagaggini

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), coll. 1641–1643.

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Vagaggini, Cipriano. “Pneumatomachi.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IX, coll. 1641–1643. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/pneumatomachi.

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Vagaggini, Cipriano. “Pneumatomachi.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1641–1643. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/pneumatomachi.

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