Al 1469 risale un primo soggiorno romano dell'artista. L'impressione della permanenza a Roma si nota nel paesaggio, come nella maturità plastica che il Martirio di S. Sebastiano (1475; Londra, Galleria nazionale) esprime. Oltre al suo giuramento per «aurifex aurario», altri documenti riguardanti la posizione e attività di orafo del P., vanno dal 1472 al 1480. Sono gli anni dei suoi rapporti con il papa Sisto IV; della sua collaborazione (1478) all'Altare d'argento; della esecuzione del palotto di Assisi: quando la fama dell'artista è ormai alta. Lo conferma la presenza (1474) di un cartone «cum quibusdam nudis Poleyoli» nello studio di Francesco Squarcione. Per l'attività architettonica del P. è importante la notizia che egli abbia inviato un progetto (1491) per la facciata di S. Maria del Fiore. Il monumento in bronzo al papa Sisto IV, in S. Pietro, era terminato nel 1492; e, in collaborazione con il fratello, eseguiva quello per Innocenzo VIII, compiuto poi nel 1498. Non poté realizzare, invece, il monumento equestre a Francesco Sforza, di cui restano due disegni rispettivamente a Monaco e Nuova York. Incerta è l'attribuzione a A. d. P. dei due putti della Lupa capitolina.
Tanto le opere di oreficeria, quanto quelle di scultura e di pittura, dovute al P., manifestano unità di intenti e di significato, nel ritmo energico della linea plastica e dinamica: S. Maria Egiziana della pieve di Staggia, i mirabili Riratti muliebrì di profilo: quello di Berlino (Museo di Stato) e l'altro nel Museo Poldi Pezzoli di Milano; Tobiolo e l'arcangelo Raffaele (Torino, Pinacoteca). In quest'opera si può ancora escludere la collaborazione del fratello Piero. Il livello pittorico si mantiene alto, p. es., nei SS. Vincenzo, Giacomo ed Eustachio (Firenze, Uffizi). Un altro affresco, in cattivo stato, tipico per il senso del movimento, è il fregio con la Danza dei nudi nella Villa Gallina ad Arcetri (Firenze), che si può attribuire ad Antonio soltanto. E
Pollo, Marco - La più antica redazione veneta del Milione (prima metà del sec. XIV) - Roma, Biblioteca Casanatense, ms. 3099, f. 7v.
esclusivamente a lui spettano opere di schietto ed intenso valore spirituale quali il donatelliano, piccolo David di Berlio (Museo di Stato); l'Apollo e Dafne di Londra (Galleria nazionale); l'Ercole e Dejanira del Museo Jarves (Nuova Haven, U.S.A.); i due bozzetti, finiti, per le Fatiche d'Ercole, già agli Uffizi (smarriti in seguito alla seconda guerra mondiale). In tali ultimi dipinti il paesaggio «aereo» rispecchia la stessa vibrante, sensitiva esaltazione lineare delle figure e vi soccorre anche il ductus del colore dell'impasto che si sgrana sulla superficie pittorica. Per quanto concerne l'attività plastica, il monumento a Sisto IV esalta pienamente lo stile di Antonio, ed è tutto un fascio nervoso dei elementi plastici. Si attenuano, per il prevalere della collaborazione del fratello, tali qualità nel monumento ad Innocenzo VIII, pure in S. Pietro. Parallelo alle Fa- tiche d'Ercole, su tela, è il bronzo di Ercole e Anteo (Firenze, Bargello), di impareggiabile effetto dinamico ed espressionistico. È va almeno ricordato il Busto di guerriero in terracotta, anch'esso al Bargello. Molti disegni si attribuiscono ad Antonio o alla sua scuola, individuali dal significato «funzionale» della linea di contorno. Tipici di Antonio sono: l'Adamo ed Evoa (Uffizi), l'Ercole e l'Idra del Museo Britannico; l'Ercole e i giganti del Museo di Cambridge (U.S.A.), ecc. Da disegni di Antonio derivano i Ricami per S. Maria del Fiore (Museo dell'Opera); l'incisione della Battaglia dei nudi, ecc.
Pure pittore fu suo fratello, Piero di Jacopo Benci, n. probabilmente nel 1443, m. quasi certamente nel 1496 a Roma, sepolto con Antonio in S. Pietro in Vincoli.
Collaborò con il fratello alle Fatiche d'Ercole; da solo eseguì (1469-70) le Virtù per le spalliere dei seggi del tribunale fiorentino della Mercatanzia. Anche qui, tuttavia, Antonio dovette fornire i disegni al fratello, come è provato dal cartone per la Carità. Piero eseguì la Fede, la Speranza, la Temperanza, la Giustizia, la Pru- denza (Firenze, Uffizi). In queste allegorie si dimostra come Piero ricalchi le orme della maniera del fratello, più o meno felicemente. L'artista manifesta una visione figurativa più calma, risolta in superfici cromatiche più levigate, preziose, nitide; talora con un senso del particolare che presuppone una conoscenza della pittura fiamminga. Ciò appare evidente specialmente nella tavola dell'Annun- cazione, nel Museo di Berlino. D'altra parte, P. del P. ha anche un tipo muliebre, caratterizzato da un ovale del volto più slargato, e insieme pieno. Infuì su di lui anche il Verrocchio (van Marle) come appare dal S. Michele del Museo Bardini, a Firenze. Altra opera in cui P. lavorò da solo, impegnandosi in una composizione complessa, è la tavola della Incoronazione della Vergine, nella Col- legiata di S. Gimignano, firmata e datata a Piero del P. Florentino 1483. Come ritrattista si riconosce Pietro in alcuni profili femminili: un Ritratto muliebre agli Uffizi, un altro alla Galleria Pitti, un terzo alla Galleria nazionale di Londra. Probabilmente egli accompagnò il fratello Antonio a Roma nel 1483, quando cioè quest'ultimo incominciava il monumento al papa Sisto IV. Se Pietro vi collaborò, certamente il suo intervento fu del tutto materiale, data la genuina individualità dell'opera; mentre le manchevolezze del monumento al papa Innocenzo VIII riflettono il suo largo intervento.
Pöllmann, Ansgar. - Scrittore benedettino te- desco, n. il 21 sett. 1871 a Hechingen (Hohenzollern), vissuto per molti anni nel monastero di Beuron, m. a Eltville am Rhein il 20 giugno 1933.
È noto come fondatore e editore della rivista di poesia religiosa Gottesminde, che si pubblicò dal 1903 al 1907 e dal 1911 al 1913, e specialmente come poeta lirico. Le sue raccolte principali Sonnenschein (1902), Kleine Lieder (1904), Maria vom deutschen Siege (1914) testimoniano ispirazione originale, limpidezza di senti- mento e modernità di concetti e di forma. Cappellano militare durante la prima guerra mondiale, compose pure canzoni patriotiche, raccolte sotto il titolo Die Lieder vom eisernen Kreuz. Dei suoi saggi letterari sono da ri- cordare Rossegger und sein Glaube e Was ist uns Schiller? Notevole fu pure la sua attività nel campo della critica artistica, specie nei riguardi della scuola pittorica di Beuron. A scopo di studio fu più volte in Italia, ove, durante il suo soggiorno a Montecassino, aiutò per qualche tempo il p. Desiderio Lenz a rivedere i manoscritti per l'edizione del Canone.