POLO, Marco. - Uno dei più grandi viaggiatori italiani, n. a Venezia nel 1254 da Niccolò, membro di una casa commerciale, che aveva largo giro di traf- fici in Levante, con una fiorente agenzia a Soldaja di Crimea. Di qui Niccolò, con un fratello minore, Matteo, aveva intrapreso, nel 1261, un viaggio per ragioni di commercio nei paesi del basso Volga, cioè nello Stato detto allora Orda d'Oro; i due erano poi passati a Bochara e vi avevano soggiornato tre anni; indi, aggregatisi ad una missione che il Khan della Persia, Hülägü, inviava al suo capo su- premo, il Gran Khan (dei Tartari), Qubilai, ne avevano raggiunto - traversando, con itinerario mai percorso da Europei, l'Asia centrale - la capitale Sciang-tu. Qubilai, figlio di una cristiana (non cristiano lui stesso, come talora si è detto), aveva accolto benis- simo i due fratelli e, quando essi presero la via del ritorno, li aveva muniti di passaporti e anche di una lettera per il Pontefice, nella quale richiedeva maestri

Polo, Marco - La più antica redazione veneta del Milione (prima metà del sec. XIV) - Roma, Biblioteca Casanatense, ms. 3999, f. $7^{\circ}$.
e operai europei e forse altresì alcuni missionari, ma non faceva (come taluno ha affermato) omaggio al Papa, cosa incompatibile con la mentalità di un monarca asiatico di allora.
I P., dopo tre anni impiegati nel ritorno, erano nel 1269 a Venezia, dove rimasero due anni, in attesa che dopo la morte di Clemente IV fosse eletto un nuovo papa. Rispresero la via dell'Asia nel 1271, conducendo con loro Marco, che aveva allora 17 anni. A M. P. si deve la narrazione del successivo viaggio, molto più lungo, del soggiorno presso la corte di Qubilai in Cina e del ritorno; essa è consegnata nel celebre libro denominato di solito Milione; e da questo si apprende anche quel poco che si sa, e che sopra si è riassunto, del precedente viaggio di Niccolò e Matteo. Nel suo libro Marco accompagna alla descrizione di paesi conosciuti de visu, notizi: su altri paesi non visitati, attinte da informatori; la distinzione non è sempre facile, e perciò la ricostruzione dell'itinerario presenta talune incertezze. Da Lajazzo, sul Mar di Levante, i viaggiatori traversarono parte dell'Armenia fino a Mossul e di qui si diressero a Hormuz, poi (rinunciando a imbarcarsi), traversarono tutta la Persia fino a Bahl sul'Amù, girarono il Pamir a nord, scesero sull'attuale Turkestan cinese e dopo avere, a prezzo di gravissimi stenti, valicato il Gobi, raggiunsero Chemenfu e poi la nuova capitale Khanbaliq presso Pechino (1275). Sembra che M. P. si conquistasse presto la simpatia del Gran Khan e fosse incaricato di diverse missioni di fiducia nel vastissimo Impero (Katay e Mangi, nomi usati dal P. per designare rispettivamente la Cina del nord e quella del sud), ma quale carica propriamente rivestisse e quali regioni percorresse non è del tutto sicuro. Certo conobbe per ripetute visite tutte le provincie centrali, le più ricche e fervide di vita; a sud si spinse fino allo Yun-nan, e quivi raccolse notizie sul Tibet, sulla Birmania, ecc.; a nord si inoltrò, forse con lo zio, fino a Kanciau, non lungi dalle frontiere della Mongolia. Non è esclusa una missione nel Ciampa, l'attuale Cocinchina. Informazioni indirette ebbe M. P. su altri paesi più lontani, e tra essi sul Cipango (Giappone). Il soggiorno in Cina durò ben 17 anni. Il ritorno dei P. si effettuò per via di mare, essendo essi stati aggregati ad una missione che recava al Khan di Persia la futura sposa, scelta fra le fanciulle della sua tribù. Si imbarcarono al principio del 1292 e, costeggiando la Cina meridionale e l'Indocina, si fermarono a Sumatra, visitarono le Isole Andamane e Nicobare, raggiunsero Ceylon e l'India dove fecero frequenti soste; poi, guidati ormai da piloti arabi, pervennero a Hormuz verso la fine del 1293. Di là, per via di terra, i P. sboccarono a Trebisonda e finalmente si restituirono a Venezia nel corso dell'anno 1295. I particolari romanzeschi circa la ricompensa dei viaggiatori a Venezia, presso i loro familiari, sono da considerarsi fantasticherie; ed è anche da respingere la tradizione che essi riportassero dal loro lungo viaggio ricchezzate favolose; probabilmente avevano soltanto raccolto di che vivere agitatamente, cosicché dalla loro antica dimora si trasferirono in un palazzo, designato più tardi con il nome di Cà Million s. Del resto, sul rimanente periodo della vita di M. P., che sopravvisse ancora per ca. 30 anni, essendo morto il 9 genn. 1324, si sa pochissimo. L'episodio più saliente è la sua prigionia a Genova nel 1298-99; secondo la tradizione più comunemente accolta, egli sarebbe stato catturato, con una galea da lui comandata, alla battaglia di Curzola. Questo periodo ebbe peraltro un'importanza eccezionale, perché in prigione egli dettò il racconto dei suoi viaggi ad un compagno di cella, Rusticiano o Rustichello da Pisa, che lo stese in francese. Il testo francese ha il titolo Les merveilles du monde; molto più diffuse sono una versione in volgare italiano e una in dialetto veneto, che hanno il titolo di Milione, titolo che peraltro non ha nulla a che fare con il contenuto, ma è un appellativo del suo autore, detto in alcuni documenti Marcus Paulus Milioni, anzi un appellativo di famiglia portato anche dal padre Niccolò (probabilmente aferesi di Emilione). Grandissima diffusione ebbe anche una versione latina, fatta eseguire a cura dei Domenicani di Bologna da un frate, Francesco Pipino, ad uso dei missio-
POLONIA - 1) Confine di Stato attuale; 2) confine di Stato nel 1939; 3) confine di circoscrizione ecclesiastica; 4) ferrovie.
La P. è una Stato prevalentemente agricolo con ricca cerealicoltura e cospicua produzione di patate, barbabietola da zucchero, lino, canapa, colza, tabacco e luppolo. Il patrimonio zootecnico, quasi ricostituito, conta, fra l'altro, oltre 6 milioni di bovini, ca. 6 di suini e 3 di cavalli; quello forestale (22% della superficie territoriale) è del pari notevole. Carbon fossile (Slesia) e petrolio (Carpazi) garantiscono al paese l'energia necessaria al potenziamento di un'industria varia e vitale, che vi ha già largo sviluppo, beneficiando anche, nelle provincie occidentali, della precedente attrezzatura. Siderurgia, metallurgia, industria e metallurgia, chimiche ed elettrotecniche consentono tutte eccedenze notevoli per l'esportazione. Al commercio la nuova P. offre condizioni assai migliori della vecchia: più largo respiro sul mare, dove sono ora almeno quattro porti (Danzica, Gdynia, Stettino e Kolberg), una più efficiente rete di strade ordinarie e di ferrovie ed una clientela più larga.
La P. è costituita a repubblica unitaria, detta popolare secondo la fraseologia comunista, con un presidente e una dieta (Sejm) elettivi; un consiglio di Stato ed un governo in diverso modo costituiti, i due ultimi, organi del potere esecutivo.