POLO, MARCO - La più antica redazione veneta del Milione (prima metà del sec. XIV) - Roma, Biblioteca Casanatense, ms. 3999, f. 7.
esclusivamente a lui spettano opere di schietto ed intenso valore spirituale quali il donatelliano, piccolo David di Berlino (Museo di Stato); l'Apollo e Dofne di Londra (Galleria nazionale); l'Ercole e Dejanira del Museo Jarvre (Nuova Haven, U.S.A.); i due bozzetti, finiti, per le Fatiche d'Ercole, già agli Uffizi (smarriti in seguito alla seconda guerra mondiale). In tali ultimi dipinti il passaggio «aereo» rispecchia la stessa vibratile, sensitiva esaltazione lineare delle figure e vi soccorre anche il ductus del colore dell'impasto che si sgrana sulla superficie pittorica. Per quanto concerne l'attività plastica, il monumento a Sisto IV esalta pienamente lo stile di Antonio, ed è tutto un fascio nervoso di elementi plastici. Si attenuano, per il prevalere della collaborazione del fratello, tali qualità nel monumento ad Innocenzo VIII, pure in S. Pietro. Parallelo alle Fatiche d'Ercole, su tela, è il bronzo di Ercole e Anteo (Firenze, Bargello), di impareggiabile effetto dinamico ed «espressionistico». E va almeno ricordato il Busto di guerriero in terracotta, anch'esso al Bargello. Molti disegni si attribuiscono ad Antonio «alla sua scuola, individuabili dal significato «funzionale» della linea di contorno. Tipici di Antonio sono: l'Adamo ed Eva (Uffizi), l'Ercole e l'Idra del Museo Britannico; l'Ercole e i giganti del Museo di Cambridge (U.S.A.), ecc. Da disegni di Antonio derivano i Ricensi per S. Maria del Fiore (Museo dell'Opera); l'incisione della Battaglia dei nudi, ecc.
Pure pittore fu suo fratello, PIERO di JACOPO BENCI, n. probabilmente nel 1443, m. quasi certamente nel 1496 a Roma, sepolto con Antonio in S. Pietro in Vincoli.
Collaborò con il fratello alle Fatiche d'Ercole; da solo eseguì (1469-70) le Virtù per le spalliere dei seggi del tribunale fiorentino della Mercatanza. Anche qui, tuttavia, Antonio dovette fornire i disegni al fratello, come è provato dal cartone per la Carità. Piero eseguì la Fede, la Speranza, la Temperanza, la Giustizia, la Prudenza (Firenze, Uffizi). In queste allegorie si dimostra come Piero ricalchi le orme della maniera del fratello, più o meno felicemente. L'artista manifesta una visione figurativa più calma, risolta in superfici cromatiche più levigate, preziose, nitide; talora con un senso del particolare che presuppone una conoscenza della pittura fiamminga. Ciò appare evidente specialmente nella tavola dell'Annunciazione, nel Museo di Berlino. D'altra parte, P. del P. ha anche un tipo muliebre, caratterizzato da un ovale del volto più slargato, e insieme pieno. Influì su di lui anche il Verrocchio (van Marle) come appare dal S. Michele del Museo Gardini, a Firenze. Altra opera in cui P. lavorò da solo, impegnandosi in una composizione complessa, è la tavola della Incoronazione della Vergine, nella Collegiata di S. Gimignano, firmata e datata «Piero del P. Florentino 1483». Come ritrattista si riconosce Pietro in alcuni profili femminili: un Ritratto muliebre agli Uffizi, un altro alla Galleria Pitti, un terzo alla Galleria nazionale di Londra. Probabilmente egli accompagnò il fratello Antonio a Roma nel 1483, quando cioè quest'ultimo incominciava il monumento al papa Sisto IV. Se Pietro vi collaborò, certamente il suo intervento fu del tutto materiale, data la genuina individualità dell'opera; mentre le manchevolezze del monumento al papa Innocenzo VIII riflettono il suo largo intervento.