RHODES, ALEXANDRE. - Gesuita, missionario, n. ad Avignone il 15 marzo 1591, m. ad Isfahān (Persia) il 5 nov. 1660.
Entrato nell'Ordine nel 1612 per andare in missione, parti nel 1619 per l'India, lavorando fino al 1623 a Goa e nelle isole Molucche, dove con il P. C. Fereira ministriò più di 2000 Battesimi. Nel 1623 sbarcò a Macao di Cina per passare nel Giappone; ma trovata impedita l'entrata dalla persecuzione, si rivolse alla Cocinchina. La profonda conoscenza che vi attinse della lingua annamita lo fece destinare nel 1627 alla missione del Tonchino, nella quale con un assiduo lavoro di 3 anni riuscì a convertire 5000 pagani. Bandito nel 1630, insegnò a Macao teologia pur lavorando in mezzo ai Cinesi pagani e neocristiani, battezzandone più di 1000. Nel 1640 volle forzare di nuovo i confini della Cocinchina; da cui bandito tre volte, tre volte ritornò finché fu preso, condannato a morte e poi esiliato. Passò allora in Europa, dove percorse la causa dell'invio di vicari apostolici nell'Asia centrale, e parlando nel Collegio di Clermont a Parigi, a giovani sacerdoti della «Société des bons amis», diretta dal p. Bagot, diede impulso alla fondazione del Seminario parigino per le Missioni Esterce che diede poi alla Chiesa tanti eroici missionari e martiri (cf. J. A. Otto, op. cit. in bibl., pp. 72-73). Nel 1655 parti di nuovo per la missione della Persia, dove con la conoscenza della lingua e il lavoro suo e dei compagni si guadagnò la stima dello Sāḥ 'Abbās il Grande, che diede il permesso di erigere a Isfahān una chiesa e una casa per i missionari. Il R. avrebbe voluto passare anche nella Georgia e nella Tartaria, per disseminare i vari punti di appoggio per una ulteriore penetrazione in tutto l'Oriente. A Isfahān il R. era venerato come un santo e i suoi funerali, con la presenza dello Sāḥ e della corte, furono un trionfo.
Merito principale del R., oltre che di avere fondata la Chiesa del Tonchino, fu di essere stato il pioniere riconosciuto della gerarchia missionaria moderna; e questo successo si deve al prudente adattamento agli usi e costumi, mandare indigeni, al guadagnarsi che fece dei ceti colti al cristianesimo, alla fondazione di scuole per catechisti, secondo una specie di società religiosa, che diventò la semenza del clero indigeno.
Scrisse: Relazioni dei felici successi della fede... nel regno di Tunchino, Roma 1650; in latino: Tunchinensis historiae libri duo, Lione 1652; Dictionarium Annamiticum Lusitanum-latinum, ivi 1651. Inoltre: Relazione della morte di Andrea Catechista, primo dei cristiani nel regno di Cocinchina ucciso per la fede, Roma 1652; Diverses voyages et mission du p. A. de R. en la Chine et autres royaumes de l'Orient, avec son retour en Europe par la Perse et l'Arménie, Parigi 1653.