II. STORIA
R. compare nella storia del Mediterraneo già nell'età della civiltà egea. Le necropoli rocchi accusano il tipo miceneo, la ceramica ha la decorazione caratteristica di quella cetese. Ad una posteriore colonizzazione dorica riporta la stretta relazione del dialetto rodito con quello arcadico; secondo Omero, l'epilogo discendente da Eracle partì da Argo per colonizzare R. I Rodiotti appaiono all'inizio dell'età storica in stretti rapporti commerciali con i vari paesi del Mediterraneo orientale: specie con l'Egitto e la Cirenaica. Da R. partirono nel sec. VII i coloni di Gela in Sicilia.Nelle guerre greco-persiane, i Rodiotti misero la loro flotta a disposizione del Gran Re: nel 480 a. C. combatterono a Salonicco con la flotta persiana. La formazione della Confederazione marittima ateniese costrinse i Rodiotti ad aderirvi, ma poi dissidi economici il allontanarono. Contro l'ostilità ateniese gli abitanti dei tre centri principali dell'Isola verso il 408 a. C. si riunirono e fondarono la città di R., che munirono di un grande porto artificiale, e con la decadenza di Atene il nuovo porto diventò il principale scalo del Mediterraneo orientale. Le lotte tra le città greche nel sec. IV determinarono la floridezza di R. per ca. due secoli. Le flotte rodite con grande cura tenevano sgombri i mari dai pirati ed assicuravano la libertà delle comunicazioni con la Siria, l'Egitto e la Grecia; la moneta roditota fu apprezzatissima in tutto il Levante per la bontà della lega ed il valore costante. Si formarono a R. per l'attività marina-rosa consuetudini (Lex Rhodia) che divennero un testo sicuro e influirono più tardi anche sul Diritto romano. La preoccupazione commerciale indusse i Rodiotti ad una politica di equilibrio in mezzo alle lotte del sec. IV. Dopo la battaglia del Granico, i Rodiotti si sottomisero ad Alessandro. Dopo la sua scomparsa nelle lotte tra i diadochi e poi tra le monarchie ellenistiche, R. cercò di mantenersi neutrale, appoggiando i Tolomei d'Egitto ed i Seleucidi di Siria contro i re di Macedonia: nel 305 respinsero l'assedio di Demetrio Poliocete. Il sec. III a. C. fu forse l'epoca della massima fioritura della civiltà roditotta. Artisti e letterati accorrevano a R. come alla città più adatta alle loro attività: le sue scuole ebbero nel III e nel II sec. a. C. maestri illustri. Nel sec. III al-l'entrata del porto fu eretta quella statua colossale, del Sole, di 33 metri di altezza, rimasta famosa nell'antichità sebbene già crollasse in un terremoto verso il 225; le sue rovine esisterono sino alla conquista araba. Alla fine del sec. III a. C. incomincia la crisi della politica di R. La Repubblica roditota giudicò prudente appoggiarsi alla potenza romana che sfruttò abilmente l'amicizia di R. e dapprima la favorì, ma quando i Rodiotti pretezerò continuare nel loro gioco di equilibrio tra Roma e Macedonia, abbandonò i pericolosi amici e contro di essi favorì il porto di Delo. R. rimase però a lungo rinomata presso
le classi ricche di Roma, la clara Rhodos, dove occorreva recarsi per perfezionare la propria cultura. Nelle guerre civili del sec. I a. C., R. riprese la sua vecchia politica: appoggiò Pompeo contro Cesare, poi Antonio contro Ottaviano. La dichiarazione di autonomia e libertà concessale da Antonio fu poi ritirata da Claudio; la riconnessione Neron, la ritirò Vespasiano. A diverse riprese R. fu rovinata dai terremoti: dall'ultimo del 155 d. C. più non si rialzò.
La storia dell'Isola nell'età medioevale si inizia con i tentativi ripetuti dei governatori arabi della Siria di impadronirsene: nel 654, nell'807, ecc. L'Isola faceva parte di un governatorato provinciale speciale. Le Crociate mettono in evidenza l'importanza dell'Isola: a R. sverna nel 1099 una flotta veneziana; nel 1123 i Veneziani in urto con il basileus Giovanni II Comneno la saccheggiano. Il porto diventa tappa delle marinerie italiane. Dopo la IV Crociata e lo sfacimento dell'Impero bizantino, il governatore bizantino Leone Gabala vi creò una signoria indipendente, ma poi l'autorità del basileo di Nicea fu riconosciuta. Nel 1256 Michele VIII Palcologo occupò l'Isola, ma egli ed il suo successore Andronico II non riuscirono più a rendere effettivo il loro possesso; intanto a R. trovavano ripetutamente rifugio commercianti e pirati genovesi, greci, turchi. Nel 1306 il gran maestro dell'Ordine di S. Giovanni, che desiderava lasciare la sede provvisoria dell'Ordine di Cipro, accettò la proposta del genovese Vignolo de Vignoli di conquistare l'Isola di R. ed una spedizione partì da Limisio il 22 giugno 1306, occupò Castelrosso, sbarcò nell'Isola. L'occupazione andò a rilento. Ma superate alcune difficoltà in pratica l'Ordine si considerò come proprietario di R. l'organizzazione centrale dell'Ordine per la sua attività di guerra, come per le costruzioni di mura e castelli nell'Isola, doveva attingere alle casse delle commende e dei pirati d'Occidente: il commercio finanziario avveniva per mezzo delle grandi banche fiorentine, i Bardi, i Peruzzi, gli Acciaioli, come nel Quattrocento per mezzo dei Medici.
La politica dei grandi maestri mirò, a più riprese, a fare di R. un vero principato senza punto riuscirvi; del resto i cavalieri preferivano il soggiorno nelle case d'Occidente dove vivevano liberamente anziché a R., nel convento, dove la vita era, per quanto con molte attenzioni, convenutale e disciplinata. Tuttavia, durante i due secoli della residenza a R., i cavalieri mostrarono una bella attività di guerra contro i musulmani o con spedizioni proprie nei mari e sulle coste dei mari dell'Egitto e di Siria o partecipando a spedizioni con altre potenze alleate che davano assai preoccupazioni ai musulmani.
Il papa Clemente VI avrebbe voluto che l'Ordine abbandonasse R. e si trasportasse a Smirne per potere svolgere un'azione bellicosa contro i Turchi. I cavalieri rifiutarono. A diverse riprese vennero compiuti attacchi a R., come nel 1440 e nel 1444. Quando Maometto II ebbe occupato Costantinopoli, incominciò a pensare ai cavalieri di R. Solo però nel 1479 riuscì a preparare una grande spedizione contro l'Isola: nel dis. si ebbero i primi sbarchi, nel maggio 1480 una flotta di 160 navi approdò a R. con 100.000 uomini. Il gran maestro Pietro d'Aubusson aveva rafforzato le difese. Il numero dei cavalieri presenti nel convento era stato portato da 335 a 450.
L'assedio durò dal 23 maggio al 17 ag. 1480. Gli assalti furono numerosi, ma alla fine i generali turchi disperando di riuscire abbandonarono l'impresa. Il sultano turco Bajazet ed il sultano d'Egitto acconsentirono a trattati di pace ed accordi commerciali. Ai lavori di fortificazione di R. dedicò grandi cure il gran maestro Fabrizio del Carretto (1513-21) che chiamò a R. architetti italiani tra i quali il vicentino Basilio della Scola.

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**Fig. 1. Finestra d'una casa nella via dei Cavalieri (sec. XV) - Rodi.**
Il nuovo sultano Solimano nel 1521 decise di attaccare a fondo R.: il gran maestro Filippo Villiers de l'Isle Adam iniziò di urgenza i preparativi per resistere, ma né l'Imperatore Carlo V, né Leone X, né Adriano VI furono in grado di dare all'Ordine quel sollecito appoggio che gli era necessario. L'esercito di Solimano, che incominciò a sbarcare nel giugno 1522, iniziò l'assedio il 28 luglio. Si parlava di 200.000 uomini: alla difesa di R. risultarono presenti ca. 600 cavalieri, poi fra mercenari, marinai genovesi e veneziani vi erano non più di 7000 uomini. Dopo l'attacco del 17 dic. in cui i Turchi riuscirono ad installarsi nel sistema difensivo della città, il gran maestro si rassegnò a trattare la capitolazione. Il 20 dic. Solimano presentò le sue condizioni: i cavalieri entrò 12 giorni avrebbero abbandonato R.; gli abitanti avevano tempo tre anni per abbandonare l'Isola. Il 24 dic. entrarono in città le prime truppe turche; il giorno di Natale il gran maestro si recò a rendere omaggio al Sultano ed il 1° gen. partì da R. con i 150 cavalieri superstiti e 5000 roditori che preferivano l'esilio. R. rimase provincia dell'Impero turco sino alla guerra italiana del 1911-12. Il 5 maggio 1912 un corpo d'occupazione italiano sotto il generale Ameglio sbarcò nell'Isola, il 17 maggio costrinse il presidio turco alla resa. Il Trattato di Londra del 1915 riconobbe all'Italia il dominio dell'Isola e così di nuovo il Trattato di pace di Losanna del 1923. L'occupazione italiana segnò per l'Isola una fase di rifornimento dopo i quattro secoli di abbandono: e si chiuse con la conquista inglese del 1942. Dopo la seconda guerra mondiale l'Italia dovette rinunciare a R. ed al Dodecaneso a favore della Grecia.
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Francesco Comasso
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III. L'ARCIDIOCESI DI R
Già vescovato alla fine del sec. III, R. era divenuta nel sec. VII metro-poli di 11 suffraganei ridotti nel sec. X a 10. L'arci-vescovato latino fu fondato nel 1328, durò fino al 1546**avendo sotto di sé le sedi di Milos, Nicaria, Carpathos, Chios, Tinos e Mycone.
Sotto la dominazione turca (1522-1912) il numero dei cattolici fu scarso; la loro cura spirituale è stata affidata stabilemente ai Francescani dal 1719 fino ad oggi. La S. Sede eresse la prefettura apostolica nel 1897 ed elevò questa alla dignità di arcivescovo nel 1928. Dopo la fine della seconda guerra mondiale R. R. DODECANESO (v.) fu incorporata alla Grecia, che purtroppo s'impadronì anche della Cattedrale cattolica, sede dell'arcivescovo latino.
Nel Concilio di Firenze erano presenti il metropolita greco Natanaele e l'arcivescovo latino Andrea Chrysoperges di R.; questi, dell'Ordine dei Frati Predicatori, greci di nascita e convertito, si acquistò grandissimi meriti per la causa dell'Unione come teologo del Concilio e come legato pontificio per l'esecuzione del Concilio in Oriente - Vedi tav. LIX.