RODI. -
I. GEOGRAFIA
La maggiore, dopo Lesbo (1440 kmq.), e la più meridionale delle grandi Sporadi, posta a poca distanza dalla costa della Caria (Asia Minore).È quasi tutta montuosa e il suo rilievo, che culmina nel M. Attàiro (m. 1215), si dispone a guisa di una lunga groppa declinante con una certa regolarità verso le due coste occidentali e orientali, delle quali la seconda s'apre in un seguito di più o meno ampie falcature, l'una e l'altra intagliate in terrazze. Mancano vere e proprie pianure. Il clima, di tipo mediterraneo, ricorda quello della Sicilia orientale, con un lungo periodo asciutto (da apr. a ott.) ed uno piovoso (media 1000 mm., ma con notevoli variazioni); temperature invernali assai miti e frequenza (e non di rado violenza) di venti.
La popolazione (61.791 ab.; 43 a kmq.) è in grande maggioranza greca, con pochi musulmani ed israeliti; predomina perciò la confessione ortodossa di rito greco. L'economia dell'Isola è tipicamente agricola; tuttavia l'elemento rurale, ancora attaccato a sistemi di conduzione
ed a procedimenti tecnici arretrati, supera di poco la metà del totale degli abitanti. L'allevamento ha dimensioni modeste, con prevalenza del bestiame brado (caprini e ovini) di minori pretese. Il suolo dà cereali, patate, legumi e soprattutto olive e uva; abbastanza diffusi anche gli alberi da frutta. L'apicoltura (miele e cera) ha tradizioni lontane; la bachicoltura quasi scomparsa; tutt'altro che trascurabile la pesca. Mancano vere e proprie industrie, mentre si mantiene un discreto artigianato (tappeti a Rodi, ceramiche a Lindo).
Dei centri abitati il maggiore è Rodi (51 mila ab.), nel suo aspetto ancora piuttosto fortezza medioevale che centro di vita moderna, ma che ha visto svilupparsi d'assai il suo commercio durante l'occupazione italiana.
Giuseppe Caraci
II. STORIA
R. compare nella storia del Mediterraneo già nell'età della civiltà egea. Le necropoli rodie accusano il tipo miceneo, la ceramica ha la decorazione caratteristica di quella cretese. Ad una posteriore colonizzazione dorica riporta lastretta relazione del dialetto rodiotto con quello arcadico; secondo Omero, l'Epolemio discendente da Eracle parti da Argo per colonizzare R. I Rodiotti appaiono all'inizio dell'età storica in stretti rapporti commerciali con i vari paesi del Mediterraneo orientale: specie con l'Egitto e la Cirenaica. Da R. partirono nel sec. VII i coloni di Gela in Sicilia.
Nelle guerre greco-persiane, i Rodiotti muero la loro flotta a disposizione del Gran Re: nel 480 a. C. combatterono a Salonicco con la flotta persiana. La formazione della Confederazione marittima ateniese costrinse i Rodiotti ad aderirvi, ma poi dissidi economici li allontanarono. Contro l'ostilità ateniese gli abitanti dei tre centri principali dell'Isola verso il 408 a. C. si riunirono e fondarono la città di R., che munirono di un grande porto artificiale, e con la decadenza di Atene. E nuovo porto diventò il principale scalo del Mediterraneo orientale. Le lotte tra le città greche nel sec. IV determinarono la floridezza di R. per ca. due secoli. Le flotte rodiotte con grande cura tenevano sgombri i mari dai pirati ed assicuravano la libertà delle comunicazioni con la Siria, l'Egitto e la Grecia; la moneta rodiotta fu apprezzatissima in tutto il Levante per la bontà della lega ed il valore costante. Si formarono a R. per l'attività marina-resca consuetudini (Lex Rhodia) che divennero un testo sicuro e influirono più tardi anche sul Diritto romano. La preoccupazione commerciale indusse i Rodiotti ad una politica di equilibrio in mezzo alle lotte del sec. IV. Dopo la battaglia del Granico, i Rodiotti si sottomisero ad Alessandro. Dopo la sua scomparsa nelle lotte tra i diadochi e poi tra le monarchie ellenistiche, R. cercò di mantenersi neutrale, appoggiando i Tolomei d'Egitto ed i Seleucidi di Siria contro i re di Macedonia: nel 305 respinsero l'assedio di Demetrio Poliorcete. Il sec. III a. C. fu forse l'epoca della massima fioritura della civiltà rodiotta. Artisti e letterati accorrevano a R. come alla città più adatta alle loro attività: le sue scuole ebbero nel III e nel II sec. a. C. maestri illustri. Nel sec. III all'entrata del porto fu eretta quella statua colossale, del Sole, di 33 metri di altezza, rimasta famosa nell'antichità sebbene già crollasse in un terremoto verso il 225; le sue rovine esistettero sino alla conquista araba. Alla fine del sec. II a. C. incomincia la crisi della politica di R. La Repubblica rodiotta giudicò prudente appoggiarsi alla potenza romana che sfruttò abilmente l'amicizia di R. e dapprima la favorì, ma quando i Rodiotti pretesero continuare nel loro gioco di equilibrio tra Roma e Macedonia, abbandonò i pericolosi amici e contro di essi favorì il porto di Delo. R. rimase però a lungo rinomata presso
le classi ricche di Roma, la clara Rhodos, dove occorreva recarsi per perfezionare la propria cultura. Nelle guerre civili del sec. 1 a. C., R. riprese la sua vecchia politica: appoggiò Pompeo contro Cesare, poi Antonio contro Ottaviano. La dichiarazione di autonomia e libertà concessale da Antonio fu poi ritirata da Claudio; la riconcesse Nerone, la ritirò Vespasiano. A diverse riprese R. fu rovinata dai terremoti: dall'ultimo del 155 d. C. più non si rialzò.
La storia dell'Isola nell'età medioevale si inizia con i tentativi ripetuti dei governatori arabi della Siria di impadronirsene: nel 654, nell'807, ecc. L'Isola faceva parte di un governatorato provinciale speciale. Le Crociate mettono in evidenza l'importanza dell'Isola: a R. sverna nel 1099 una flotta veneziana; nel 1123 i Veneziani in urto con il basileus Giovanni II Comneno la saccheggiano. Il porto diventa tappa delle marinerie italiane. Dopo la IV Crociata e lo sfacimento dell'Impero bizantino, il governatore bizantino Leone Gabala vi creò una signoria indipendente, ma poi l'autorità del basileo di Nicea fu riconosciuta. Nel 1256 Michele VIII Paleologo occupò l'Isola, ma
egli ed il suo successore Andronico II non riuscirono più a rendere effettivo il loro possesso; intanto a R. trovavano ripetutamente rifugio commercianti e pirati genovesi, greci, turchi. Nel 1306 il gran maestro dell'Ordine di S. Giovanni, che desiderava lasciare la sede provvisoria dell'Ordine di Cipro, accettò la proposta del genovese Vignolo de' Vignoli di conquistare l'Isola di R. ed una spedizione partì da Limisso il 22 giugno 1306, occupò Castelrosso, sbarcò nell'Isola. L'occupazione andò a rilento. Ma superate alcune difficoltà in pratica l'Ordine si considerò come proprietario di R. L'organizzazione centrale dell'Ordine per la sua attività di guerra, come per le costruzioni di mura e castelli nell'Isola, doveva attingere alle casse delle commende e dei priorati d'Occidente: il commercio finanziario avveniva per mezzo delle grandi banche fiorentine, i Bardi, i Peruzzi, gli Acciaioli, come nel Quattrocento per mezzo dei Medici.
La politica dei grandi maestri mirò, a più riprese, a fare di R. un vero principato senza punto riuscirvi; del resto i cavalieri preferivano il soggiorno nelle case d'Occidente dove vivevano liberamente anziché a R., nel convento, dove la vita era, per quanto con molte attenuazioni, conventuale e disciplinata. Tuttavia, durante i due secoli della residenza a R., i cavalieri mostrarono una bella attività di guerra contro i musulmani o con spedizioni proprie nei mari e sulle coste dei mari dell'Egitto e di Siria o partecipando a spedizioni con altre potenze alleate che davano assai preoccupazioni ai musulmani.
Il papa Clemente VI avrebbe voluto che l'Ordine abbandonasse R. e si trasportasse a Smirne per potere svolgere un'azione bellicosa contro i Turchi. I cavalieri rifiutarono. A diverse riprese vennero compiuti attacchi a R., come nel 1440 e nel 1444. Quando Maometto II ebbe occupato Costantinopoli, incominciò a pensare ai cavalieri di R. Solo però nel 1479 riuscì a preparare una grande spedizione contro l'Isola: nel dic. si ebbero i primi sbarchi, nel maggio 1480 una flotta di 160 navi approdò a R. con 100.000 uomini. Il gran maestro Pietro d'Aubusson aveva rafforzato le difese. Il numero dei cavalieri presenti nel convento era stato portato da 335 a 450.
L'assedio durò dal 23 maggio al 17 ag. 1480. Gli assalti furono numerosi, ma alla fine i generali turchi disperando di riuscire abbandonarono l'impresa. Il sultano turco Bajazet ed il sultano d'Egitto acconsentirono a trattati di pace ed accordi commerciali. Ai lavori di fortificazione di R. dedicò grandi cure il gran maestro Fabrizio del Carretto (1513-21) che chiamò a R. architetti italiani tra i quali il vicentino Basilio della Scola.

(fot. Alinari)
Francesco Cognasso
III. L'ARCIDIOCESI DI R
Già vescovato alla fine del sec. III, R. era divenuta nel sec. VII metropoli di 11 suffraganei ridotti nel sec. X a 10. L'arcivescovato latino fu fondato nel 1328, durò fino al 1546
(da J. Charbonneaux, Les sculptures de R., Parigi 1818, tov. 79) RODIN, AUGUSTE - Il papa Benedetto XV (1915).