RODEZ, DIOCESI di. - Città e diocesi nel dipartimento di Aveyron (Francia). La diocesi si estende nell'antica regione di Rouergue e nel dipartimento attuale di Aveyron. Ha una superficie di 8743 kmq., una popolazione di 507.000 cattolici, distribuiti in 650 parrocchie, servite da 908 sacerdoti diocesani e 27 regolari; ha un gran seminario e 4 piccoli seminari; 8 comunità religiose maschili e 35 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 240).
R. è stata capitale di provincia fino dai tempi gallo-romani, quale capoluogo della «civitas Rutenorum» che faceva parte dell'Aquitania prima. Non c'è dubbio che la sua funzione di metropoli risalga fino all'epoca gallica, poiché essa fu al centro del paese dei Ruteni liberi, che resisterono a Cesare anche dopo Alesia (i Ruteni provinciali,

(fot. Fides)
Situato in una regione di difficile accesso, con deficienti vie di comunicazione con l'esterno fino alla metà del sec. XIX, il Rouergue e la sua capitale non sono stati teatro di avvenimenti militari molto notevoli; ma fu parecchie volte una frontiera, un luogo di passaggio duramente conteso dai Merovingi ai Visigoti, dai Carolingi ai duchi di Aquitania, specialmente durante la guerra dei Cento anni, prima e dopo la cessione agli Inglesi.
I confini della contea di R. (distinti da quella di Rouergue, riunita a quella di Tolosa) andarono diminuendo con il crescere della potenza dei signori; Raimondo di St-Gilles, partendo per la Crociata, l'aveva promessa a Riccardo visconte di Millau, promessa mutata in vendita nel 1112. Dopo un periodo di prosperità, in cui si distinse in special modo proteggendo i trovatori, la prima dinastia dei conti di R. si estinse con Enrico II nel 1304 e la contea passò alla famiglia d'Armagnac, avendo la sua ereditiera Cecilia sposato il conte Bernardo. Forti dei loro domini i d'Armagnac condussero una politica di fiera indipendenza, adatta allo stato d'animo dei loro sudditi, ma che ha lasciato in essi alcune tracce. Il conte Giovanni, nel 1368, si mise alla testa dei signori della Guascogna per protestare contro l'imposta del focatico e il ricorso a Carlo V contro il Re d'Inghilterra servì di punto di partenza per liberare la provincia, ceduta agli Inglesi a Bretigny (1360). R. fu la prima città del Mezzogiorno a scuotere il giogo, bel titolo di gloria per la sua dinastia. Ma il connestabile Bernardo VII, dopo aver dominato la Francia a capo dei suoi « Armagnac », per tragicamente nel 1418 quando i Borgognoni occuparono Parigi. Ancor più triste fu la fine della sua famiglia. Giovanni V morì pugnato durante la presa di Lectoure (1742). La contea passò alla famiglia d'Albret e fu riunita alla corona dopo l'avvento al trono di Enrico IV nel 1607. Il dominio feudalizzato dell'ultimo funzionario carolingio sovrasta la metà della città, cioè il « bourg », costruito intorno al suo castello di corte comitale presso l'antico cimitero suburbano di St-Amans; il vescovo era sovrano nella « cité », formatasi intorno alla Cattedrale e al Palazzo episcopale, certo sul posto stesso dell'antica città gallo-romana. Tra le due metà, separate da mura, benosto provviste dai loro capi rispettivi di privilegi comunali (il « bourg » nel 1195, la « cité » nel 1218), le liti furono frequenti e spesso anche sanguinose. La « riforma » ne intaccò molto la parte meridionale e le guerre di reli-
gione vi cagionarono danni irreparabili. Anche la Rivoluzione non risparmiò le sue chiese e ne modificò non solo il regime giuridico e amministrativo, ma anche quello economico e sociale.
L'introduzione del cristianesimo nella regione viene attribuito a S. Amanzio. Sidonio Apollinare in una lettera del 475 (VII, 6) venne a consacrarvi una chiesa. Successore di Amanzio fu Quinziano, il quale intervenne ai Concili di Agde (506) e di Orléans (511), di cui poi divenne vescovo (Gregorio di Tours, Hist. Franc., II, 36; III, 2, 12, 13; IV, 5, 35). Dalmazio fu ai Concili di Clermont (535) e di Orléans, morì nel 580; gli successori Teodoro, m. nel 584; Innocenzo già conte del Gevaudan; Vero, presente ai Concili di Parigi (614) e di Clichy (627); poi Aredio e Feraldo, ricordati in un documento di Conques dell'838; Elizachar, che fondò il monastero di Vabres (11 nov. 862); Aimaro, presente al Concilio di Ponthion nell'876. La regione fu devastata dai Saraceni e dai Normanni nel secc. IX e X; ma nel Sinodo riunito nel 1030 dal vescovo Arnaldo nella pianura di St-Félix, sotto R., risplendono la Maestà di
Notre-Dame della cattedrale, la statua d'oro di S. Fede di Conques, ancora conservata, i reliquiari di S. Amanzio, di S. Mario di Vabres, di S. Saturnino del monastero. Ugo di R., fratello del conte, protegge in modo speciale i Cistercensi e le loro numerose fondazioni: Loc-Dieu (1134), Sylvanès (1136), Nonenque (1145), Beaulieu (1144), Bonneval (1161), Bonnecombe (1167). Il francescano Viviano di Boyer (1247-74) dà prova di molta autorità, sia contro laici, talvolta ancora sospetti di albigesimo, sia verso la progressiva invadenza del potere reale. Il suo successore, Raimondo di Calmont, concede importanti statuti sinodali e nel 1277 pone la prima pietra della nuova Cattedrale gotica. Il vescovo Bernardo (1336-39).

(fot. I. Balzan)
Il suo successore, Giorgio d'Armagnac, della famiglia comitale, fu vescovo di R. dal 1529 al '62 e di Vabres dal 1536 al '47; quindi ambasciatore di Francesco I a Venezia e poi a Roma cardinale nel 1544; egli incoraggiò ancor più l'umanesimo e terminò la Cattedrale; portano il suo stemma i pilastri gotici della facciata occidentale; curioso piccolo edificio di stile rinascimentale a frontoni e mensole, precoce lavoro di un iniziatore, il can. architetto G. Philandrier, commentatore di Vitruvio. Purtroppo però in quel tempo il calvinismo si propagò nella parte meridionale del dipartimento. I vescovi successivi furono tre Corneillan, Giacomo (1562-82), Francesco e Bernardino (1614-15), poi H. de Préfixe, già precettore di Luigi XIV, L. Abelly, G. Le Voyer de Palmy (1666-82) che fondò ospedali e seminari; poi G. M. Champion de Cicé (1776-81) e il card. G. C. E. Bourret (1871-96), amico personale di Leone XIII. Come altrove, i vescovi dovettero prendere la direzione della «civitas» durante il torbido periodo delle grandi invasioni e dare alle loro
diocesi i confini della provincia romana. Con insignificanti modificazioni da parte di Quercy (e il distacco del cantone di St-Antonin, unito al Tarn-et-Garonne nel 1808), i confini sono gli stessi di quelli del dipartimento. Ma il potere civile contese a lungo il capoluogo all'autorità ecclesiastica. Il conte di R., successore della contea serrata tra i possedimenti reali e i loro capoluoghi di giurisdizione, Millau, per l'alta Marca, Villefranche, sede prima del siniscalco, poi presidiare per la bassa Marca, non occupava che il centro dell'antica Rouergue. Dopo il 1607 R. è soltanto una città episcopale ed il vescovo assume il titolo di conte.
Dall'età più antica l'autorità ecclesiastica occupò una posizione molto forte nel Rouergue. Se la troppo grande espansione della diocesi giustificò il suo smembramento sotto Giovanni XXII, che nel 1317 distaccò la parte meridionale del Tarn per creare la diocesi di Vabres, R., anche così amputata, costituì una circoscrizione molto estesa con 475 parrocchie e 66 annessi nel 1771. Il Concordato del 1801 riunì le due diocesi a quella di Cahors, ma nel 1817 quella di R. venne riconosciuta. Il papa Pio IX con decreto del 21 maggio 1875 ristabilì l'antico titolo soppresso di Vabres in favore dei vescovi di R.
L'interno della Cattedrale ha il coro fatto eseguire dal vescovo F. d'Estaing; la cappella della Pietà dal can. G. Roux; del Philandrier sono la tribuna e la cappella dell'Agonia; sull'altare maggiore è una Madonna del sec. XIV. La chiesa di S. Amanzio è un edificio romanico, ricostruito nel sec. XVIII, di cui conserva la pianta e i materiali antichi; vi fu aggiunta una facciata e un campanile classico; ma terminante a freccia, opera del cappuccino p. Cassagnes. L'interno ha una serie di «retablos» in legno dorato e policromato dei secc. XVII-XVIII. Nella chiesa del S. Cuore, eretta nel 1898, si è cercato d'imitare la chiesa abbaziale di Conques. Un bell'esempio di architettura religiosa è la cappella dell'antico Collegio dei Gesuiti, fondato dal card. d'Armagnac nel 1562 (L. Salter, Un témoignage de 1620 sur le Collège des Jésuites de R., in Bulletin de littérature ecclés., 39 [1938], pp. 204-27).
Paese essenzialmente religioso, il Rouergue abbonda in abbazie, nella maggior parte cistercensi, riorganizzate dal card. Bourret, come Bonnecombe, Bonneval, Nonenque. Ancor prima della Rivoluzione erano scomparse o secolarizzate le antiche abbazie benedettine di Nant. Vabres, Conques e l'abbazia femminile del monastero di S. Saturnino sotto R. Essa è stata sostituita da una fioritura di conventi più recenti e da parecchie case madri di nuovi istituti religiosi quali le Suore della S. Famiglia di Villefranche (S. Emilia de Rodat, 1816), suore domenicane di Notre-Dame du Rosaire de Monteils (1849), Orsoline di Malet (1806), suore di S. Giuseppe di Clairvaux (1824), di S. Domenico di Gramont (1843), ecc.
Numerosi sono i santuari, specie dedicati alla B. Vergine, come Notre-Dame di Ceignac, il più rinomato, e altri come quelli di Fontcourrieu presso Marcillac, Fraysse presso Bournazel, Treize-Pierres presso Villefranche, Lez près Mur-de-Barrez, Grandvabre e Gironde, Peyrusse e Romette, Estables e Lenne, Orient e La Salvage, Bergounhoux e St-Chély, «Notre-Dame-des-Buis» a St-Geniez, «de-la-Négrette» a Espalion, Notre-Dame de l'Espinasse a Millau, della Misericordia a St-Affrique, Notre-Dame de Pitié a R. e a Réquista. Il pellegrinaggio di Sta Tarcissa a Rodelle è ancora molto frequentato, mentre quello di Sta Fede a Conques è divenuto puramente artistico. A R. ebbero i natali i cardinali arcivescovi di Parigi D. A. Affre, caduto sulle barricate nel 1848, e G. Verdier; lo storico Amant-Alexis Monteil (1769-1850) autore della Histoire des Français des divers États états aux cinq derniers siècles (1808-2gg).
Nella Cappella del Battistero si conserva un sarcofago cristiano proveniente dalla chiesa della Maddalena; sul fronte è il Signore docente tra otto Apostoli; ai fianchi, da un lato, Cristo docente tra due Apostoli e dall'altro un edificio sormontato dal signum Christi tra due santi, l'uno dei quali fa il gesto di acclamazione (E. Le Blant, Sarcophages chrétiens de la Gaule, Parigi 1886, tav. 22). Il Museo «Maurice Fenaille» ha raccolto numerose vestigia delle notevoli ricchezze artistiche dell'antico Rouergue,
