Enciclopedia Cattolica vol. IX, 1952 Arte Artisti

POLLAIOLO, ANTONIO DI JACOPPO BENCI, DETTO DEL

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POLLAIOLO, ANTONIO - I ss. Vincenzo, Giacomo e Eustachio - Firenze, Galleria degli Uffizi.
POLLAIOLO, ANTONIO - I ss. Vincenzo, Giacomo e Eustachio - Firenze, Galleria degli Uffizi.

POLLAIOLO, ANTONIO di JACOPPO BENCI, detto del. - Pittore, scultore, orafo, architetto, n. a Firenze ca. il 1431 (secondo altri 1426, o 1429, o 1433), m. in Roma, ove è sepolto, in S. Pietro in Vincoli, il 4 febbr. 1498. Dai suoi contemporanei era considerato tra i maggiori artisti.

Verosimilmente la sua prima educazione si svolse presso la bottega di un orafo; il carattere orafesco riecheggia, più o meno vivamente, in tutte le sue opere. Ancora i rapporti con orafi come il Sali e il Finiguerra (cui forni spesso i disegni per i nielli), e il fatto stesso che Antonio tenne più lungamente bottega d'orafo in via Vacchereccia, lo confermano. D'altra parte sono tecnicamente opere di oreficeria la Croce d'argento per il S. Giovanni (Firenze, Museo dell'Opera del Duomo), cui il P. collaborò, insieme a Betto di Francesco Betti e Miliano Dei (1475); e, più tardi (1478), l'Altare d'argento ove egli eseguì la Natività del Battista, pure per S. Giovanni (adesso nel Museo suddetto), opera suddivisa tra il Verrocchio, Antonio di Salvi, Francesco di Giovanni e Bernardo di Cenni. Tale attività e sensibilità di orafo, nella incisiva precisione del mezzo espressivo che è la linea, non contrasta, anzi contribuisce allo svolgimento del linguaggio plastico di Antonio.

Come pittore, nel 1460 eseguiva tre grandi tele raffiguranti le Fatiche d'Ercole, per Piero de' Medici, ora perdute. Contemporaneamente e dopo (1466), forniva i disegni per i paramenti del Duomo (i Ricami, famosi, ora nel Museo dell'Opera). Altre opere di oreficeria vengono ricordate nei documenti, tra il 1460 e il 1465. La decorazione in affresco della cappella del card. di Portogallo in S. Miniato ebbe inizio nell'ott. del 1467. Accanto ad Antonio e Piero vi lavorava il Baldovinetti. All'inizio di quell'anno, insieme al Verrocchio e a Luca della Robbia, il P. fa parte della commissione incaricata di collocare la palla sulla lanterna della cupola di S. Maria del Fiore.

POLLAIOLO, PIERO - <em>Incoronazione della Vergine</em> (1483). S. Gimignano, Collegiata.
POLLAIOLO, PIERO - Incoronazione della Vergine (1483). S. Gimignano, Collegiata.

Al 1469 risale un primo soggiorno romano dell'artista. L'impressione della permanenza a Roma si nota nel paesaggio, come nella maturità plastica che il Martirio di s. Sebastiano (1475; Londra, Galleria nazionale) esprime. Oltre al suo giuramento per « aurifex aurario », altri documenti riguardanti la posizione e attività di orafo del P., vanno dal 1472 al 1480. Sono gli anni dei suoi rapporti con il papa Sisto IV; della sua collaborazione (1478) all'Altare d'argento; della esecuzione del paliotto di Assisi: quando la fama dell'artista è ormai alta. Lo conferma la presenza (1474) di un cartone « cum quibusdam nudis Poleyoli » nello studio di Francesco Squarcione. Per l'attività architettonica del P. è importante la notizia che egli abbia inviato un progetto (1491) per la facciata di S. Maria del Fiore. Il monumento in bronzo al papa Sisto IV, in S. Pietro, era terminato nel 1492; e, in collaborazione con il fratello, eseguiva quello per Innocenzo VIII, compiuto poi nel 1498. Non poté realizzare, invece, il monumento equestre a Francesco Sforza, di cui restano due disegni rispettivamente a Monaco e Nuova York. Incerta è l'attribuzione a A. d. P. dei due putti della Lupa capitolina.

Tanto le opere di oreficeria, quanto quelle di scultura e di pittura, dovute al P., manifestano unità di intenti e di significato, nel ritmo energico della linea plastica e dinamica: S. Maria Egiziaca della pieve di Staggia, i mirabili Ritratti muliebri di profilo: quello di Berlino (Museo di Stato) e l'altro nel Museo Poldi Pezzoli di Milano; Tobiolo e l'arcangelo Raffaele (Torino, Pinacoteca). In quest'opera si può ancora escludere la collaborazione del fratello Piero. Il livello pittorico si mantiene alto, p. es., nei SS. Vincenzo, Giacomo ed Eustachio (Firenze, Uffizi). Un altro affresco, in cattivo stato, tipico per il senso del movimento, è il fregio con la Danza dei nudi nella Villa Gallina ad Arcetri (Firenze), che si può attribuire ad Antonio soltanto. È

POLLAIOLO, ANTONIO - L'Astrologia. Particolare del monumento di Sisto IV. Grotte Vaticane.
POLLAIOLO, ANTONIO - L'Astrologia. Particolare del monumento di Sisto IV. Grotte Vaticane.

(fot. Alinari)

esclusivamente a lui spettano opere di schietto ed intenso valore spirituale quali il donatelliano, piccolo David di Berlino (Museo di Stato); l'Apollo e Dofne di Londra (Galleria nazionale); l'Ercole e Dejanira del Museo Jarvre (Nuova Haven, U.S.A.); i due bozzetti, finiti, per le Fatiche d'Ercole, già agli Uffizi (smarriti in seguito alla seconda guerra mondiale). In tali ultimi dipinti il passaggio «aereo» rispecchia la stessa vibratile, sensitiva esaltazione lineare delle figure e vi soccorre anche il ductus del colore dell'impasto che si sgrana sulla superficie pittorica. Per quanto concerne l'attività plastica, il monumento a Sisto IV esalta pienamente lo stile di Antonio, ed è tutto un fascio nervoso di elementi plastici. Si attenuano, per il prevalere della collaborazione del fratello, tali qualità nel monumento ad Innocenzo VIII, pure in S. Pietro. Parallelo alle Fatiche d'Ercole, su tela, è il bronzo di Ercole e Anteo (Firenze, Bargello), di impareggiabile effetto dinamico ed «espressionistico». E va almeno ricordato il Busto di guerriero in terracotta, anch'esso al Bargello. Molti disegni si attribuiscono ad Antonio «alla sua scuola, individuabili dal significato «funzionale» della linea di contorno. Tipici di Antonio sono: l'Adamo ed Eva (Uffizi), l'Ercole e l'Idra del Museo Britannico; l'Ercole e i giganti del Museo di Cambridge (U.S.A.), ecc. Da disegni di Antonio derivano i Ricensi per S. Maria del Fiore (Museo dell'Opera); l'incisione della Battaglia dei nudi, ecc.

Bibliografia9 opere
BIBL.: F. Albertini, Memoriale di molte statue et picture sono nella incyta ciptà di Florentia (1510), ed. G. Milanesi, Firenze 1863 pp. 13, 14, 17; G. Vasari, Le vite, ed. G. Milanesi, III, ivi 1878, p. 285; G. B. Cavalesselle e G. A. Crowe, Storia della pittura in Italia, VI, ivi 1894, p. 72; B. Berenson, Florentine painters of the Renaissance, Londra 1896, p. 45; Venturi, VI, p. 734; F. Schottmueller, s. v. in Thieme-Becker, XXVII, p. 210 con bibl. prec.; G. Colacicchi, A. del P., Firenze 1943; A. Sabatini, A. e P. del P., ivi 1944, con accurata bibl.; S. Ortolani, II P., Milano 1948.

Pure pittore fu suo fratello, PIERO di JACOPO BENCI, n. probabilmente nel 1443, m. quasi certamente nel 1496 a Roma, sepolto con Antonio in S. Pietro in Vincoli.

Collaborò con il fratello alle Fatiche d'Ercole; da solo eseguì (1469-70) le Virtù per le spalliere dei seggi del tribunale fiorentino della Mercatanza. Anche qui, tuttavia, Antonio dovette fornire i disegni al fratello, come è provato dal cartone per la Carità. Piero eseguì la Fede, la Speranza, la Temperanza, la Giustizia, la Prudenza (Firenze, Uffizi). In queste allegorie si dimostra come Piero ricalchi le orme della maniera del fratello, più o meno felicemente. L'artista manifesta una visione figurativa più calma, risolta in superfici cromatiche più levigate, preziose, nitide; talora con un senso del particolare che presuppone una conoscenza della pittura fiamminga. Ciò appare evidente specialmente nella tavola dell'Annunciazione, nel Museo di Berlino. D'altra parte, P. del P. ha anche un tipo muliebre, caratterizzato da un ovale del volto più slargato, e insieme pieno. Influì su di lui anche il Verrocchio (van Marle) come appare dal S. Michele del Museo Gardini, a Firenze. Altra opera in cui P. lavorò da solo, impegnandosi in una composizione complessa, è la tavola della Incoronazione della Vergine, nella Collegiata di S. Gimignano, firmata e datata «Piero del P. Florentino 1483». Come ritrattista si riconosce Pietro in alcuni profili femminili: un Ritratto muliebre agli Uffizi, un altro alla Galleria Pitti, un terzo alla Galleria nazionale di Londra. Probabilmente egli accompagnò il fratello Antonio a Roma nel 1483, quando cioè quest'ultimo incominciava il monumento al papa Sisto IV. Se Pietro vi collaborò, certamente il suo intervento fu del tutto materiale, data la genuina individualità dell'opera; mentre le manchevolezze del monumento al papa Innocenzo VIII riflettono il suo largo intervento.

Bibliografia
BIBL.: v. bibl. precedente.

Luigi Grassi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), coll. 1697–1700.

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Grassi, Luigi. “Pollaiolo, antonio di jacoppo benci, detto del.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IX, coll. 1697–1700. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/pollaiolo-antonio-di-jacoppo-benci-detto-del.

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Grassi, Luigi. “Pollaiolo, antonio di jacoppo benci, detto del.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1697–1700. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/pollaiolo-antonio-di-jacoppo-benci-detto-del.

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