VESTI SACRE. - Sono gli indumenti portati dai ministri sacri nelle funzioni liturgiche.
Per rendere più augusto il culto e per maggiore riverenza verso Dio la Chiesa ha voluto che speciali V. funzioni sacre. Esse non sono derivate da quelle in uso nel culto del Vecchio Testamento, né da quelle dei culti pagani dell'età classica, ma furono scelte fra quelle che si usavano nella vita civile (escluse quelle di carattere militare) del mondo romano dalle persone più serie e qualificate. tunica (v.) talare di color bianco, alla quale i chierici PIANETI (v.) senza maniche che copriva tutta la persona; nel sec. vt dalmatica (v.) che doveva ben presto essere la sopravveste propria dei diaconi. Le altre vesti od ornamenti sacri si introdussero man mano nell'uso liturgico. Questo rimase costante anche di fronte all'uso di vesti più o meno succinte che si introdussero con le invasioni barbariche; la Chiesa restò fedele all'uso antico delle classi superiori. rocchetto (v.), che non è considerato come V. s, si ha la cotta, della quale il nome superpelliceum indica lo scopo, che era la sopravveste ampia bianca di lino che ricopriva nei chierici inferiori l'abito d'uso quotidiano (i cardinali vescovi la portano sul rocchetto quando indossano il piviale).
Vesti inferiori o sottovesti liturgiche sono oggi nel rito latino: l'amitto, l'alba o camice con il cingolo; quelle superiori sono: la pianeta, per il celebrante la Messa, la dalmatica e la tunicella per i ministri sacri, e il piviale per le funzioni fuori della Messa. Come insegne liturgiche maggiori sono: il manipolo, per tutti i chierici maggiori compreso il vescovo; la stola, per il diacono (che la porta a tracolla), il sacerdote ed il vescovo; il pallio per l'arcivescovo metropolita e il Papa; il razionale, portato sopra la pianeta soltanto da 5 vescovi di

(da Gershich Tiber, Magyarország Románkori Emléki, Budapest 1838, inv. CCXLV)