POMPEI (gr. Ποιμπήμα). - Situata sulla grande strada litoranea da Napoli verso il Mezzogiorno d'Italia, fu fondata da genti osche della Campania presso la bassa valle del Sarno. Fu da principio sotto l'egemonia dei Greci, che dominavano la regione da Cuma alla Punta della Campanella e che prevalsero nell'influenza politica sulla regione.
Verso la fine del sec. V i Sanniti la sottomisero e le dettero la loro impronta di tipo italico. Durante la guerra annibalica P. si mantenne neutrale tra Roma e Cartagine, ma nella guerra sociale prese parte per gli Italici contro Roma e fu da Silla soggiogata e ridotta a colonia romana, con il titolo di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum, senza perdere tuttavia il suo vecchio spirito regionale. Nel 63 d. C. fu gravemente danneggiata dal terremoto (Tacito, Annali, XV-XXII) e nel 79 distrutta dalla eruzione del Vesuvio descritta da Plinio il Giovane (Epist., VI, 16, 20) che narra la morte dello zio Plinio il Vecchio. La città fu seppellita da un cumulo di cenere e di lapilli per un'altezza da quattro a cinque metri. La sua funzione economica e marittima fu ereditata da Stabia e nell'età moderna da Torre Annunziata. Gli scavi archeologici, iniziati nel 1748 sotto il re Carlo di Borbone, ricevettero un grande impulso nella prima metà dell'Ottocento e una sistemazione razionale dal 1860 in poi sotto la direzione di Giuseppe Fiorelli e dei successori, all'ultimo dei quali, Amedeo Maiuri, si deve l'attuale rifiorimento della fisionomia dell'antica città e la più recente e completa descrizione della medesima.
P. E I CRISTIANI. - La questione del cristianesimo a P. è stata spesso agitata, non nel senso che vi fossero dei cristiani in essa al tempo della sua catastrofe, ma se di essi siano giunte a noi tracce monumentali. Infatti non si potrebbe dubitare ragionevolmente che già nel 79 P. ospitasse un certo numero di cristiani. S. Paolo approdò nei primi mesi del 60 a Pozzuoli e vi trovò una comunità di cristiani, con i quali si trattenne circa una settimana (Act. 28, 14). Ciò vuol dire che la nuova fede si diffuse prestissimo nelle cittadine del golfo partenopeo, e quindi anche a P.
Ma lo scavo della città sommersa dal Vesuvio ha reso qualche testimonianza tangibile dell'esistenza di questi cristiani? Molti indizi sono stati raccolti in questo senso, ma così tenui che difficilmente resistono ad una critica un po' rigorosa. Maggior valore sembra avere una scritta a carbone vista sulla parete di una grande stanza posta nella via che costeggia le terme stabiare e purtroppo da tempo svanita, nella quale, anche se non si ammette la lettura del De Rossi audì christianos saevos olores, è tuttavia difficile negare che ci fosse il nome dei cristiani.
Recentemente la questione fu rinfrescata dal ritro

vamento di tre esemplari del famoso _versus recurrens_ o criptogramma:
ROTAS
OPERA
TENET
AREPO
SATOR
finora ritenuta opera di cristiani. Naturalmente si cominciò a mettere in dubbio anche la cristianità di questo gioco di parole e la questione dei cristiani a P. restò sostanzialmente allo stesso punto.
autorità di vicario generale, designati dalla S. Congr. Concistoriale, assistono il prelato, rivestito di dignità episcopale, nell'esercizio dei suoi doveri. Primo prelato fu mons. Carlo Cremonesi, elemosiniero pontificio, poi cardinale. La cura della basilica fu affidata in principio al Domenicani, quindi dal 1934 al Redentoristi con l'aiuto del clero secolare che recentemente ne ha preso la direzione, rimanendo i Redentoristi quali Penitenziari.
