PORTLAND IN OREGON, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città nello Stato di Oregon, U.S.A. Con indulto della S. Sede in data 28 febbr. 1836, la contea di Oregon al nord della frontiera americana venne unita al vicariato ap. della Rivière Rouge (Canada).
L'arcidiocesi copre oggi una superficie di 21.398 miglia quadrate con una popolazione totale (1940) di 878.693 ab. I cattolici sono 94.786. Vi sono nell'arcidiocesi:

Portland in Oregon, Arcidiocesi di - Veduta aerea della città.
Portico - Parte centrale del p. del Duomo. Opera di Jacopo di Lorenzo e Cosma (1210) - Civita Castellana.
medioevo. Nel periodo romanico la presenza del p., per altro assai rara, è generalmente in relazione con aspirazioni classicheggianti, presenti soprattutto nelle regioni che si affacciano sul Tirreno, come la Toscana e il Lazio (p. del duomo di Lucca e della cattedrale di Civita Castellana). Il p. compare anche in edifici, come la chiesa di S. Angelo in formis, che si rifanno agli armoniosi e semplici schemi delle basiliche paleocristiane. Ad una chiarezza classicheggianti riporta anche il p. abruzzese di S. Clemente di Casauria. I cosiddetti p. chiusi, che precedono le chiese gotiche francesi, sono divisi all'interno da colonne su cui si immagina una complesso sistema di vòlte. L'architettura cisterna-cense presenta alcuni esempi di p., nell'abbazia di Casauria e nell'abbazia di Fossanova, dove non rimangono però che alcune tracce a testimoniare la presenza del p. Nei palazzi comunali il p. comincia ad acquistare una sua indipendenza e si hanno i primi esempi di organismi architettonici a sé stanti, dette «logge».
Nel Rinascimento il p. si adatta bene alle nuove concezioni spaziali. Il Brunelleschi ne dà il più personale esempio nella Cappella dei Pazzi. I p. di Bramante (canonica di S. Ambrogio e S. Maria di Abbiategrasso), nella vastità dell'arco centrale e nei contrasti pittorici degli elementi struttivi, annunziano le tendenze dinamiche della architettura cinquecentesca. Nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, Michelangelo darà una nuova funzione ed autonomia al p., di cui il Bernini intenderà a pieno le possibilità scenografiche, cingendone Piazza S. Pietro. In S. Maria della Pace, Pietro da Cortona adatta il p. all'andamento curvilineo di tutta la struttura. È poi comune nel Seicento il tipo della facciata a p., sia nelle basiliche rimodernate, delle quali si conservò l'atrio medievale, sia in costruzioni del tutto nuove (S. Maria in Via Lata, S. Maria dei Miracoli).
Nel periodo neoclassico il p. compare
cesi 2 abbazie, 281 sacerdoti dei quali 156 religiosi di 10 diverse congregazioni, 97 parrocchie, 15 cappelle, 43 missioni, 14 congregazioni femminili con 1149 suore, 1 seminario diocesano, 2 scolastici religiosi, 3 collegi ed università (University of P., sotto la direzione dei Padri di S. Croce), 2 orfanotrofi ed 8 ospedali.
A richiesta dei cattolici del luogo, mons. Signay, vescovo di Québec, mandò loro i sacerdoti Norberto Blanchet e Modesto Demers, ed il 17 apr. 1838 nominò il Blanchet suo vicario generale. Quest'ultimo lasciò Montréal in contatto il 3 maggio 1838 e dopo più di 4000 miglia sbarcò al Forte Vancouver il 24 nov. 1838, accompagnato dal Demers fino alla Rivière Rouge. La prima Messa venne celebrata nell'Regno, la domenica 14 ott. Due anni dopo, nel 1840, anche il p. gesuita J. de Smet andò nell'Oregon. Il rev. Norberto Blanchet stabilì la sua prima missione a S. Paolo sul fiume Willamette ed aprì al prima chiesa dell'Oregon il 6 genn. 1839. I confini fra il Canadà e gli Stati Uniti non erano ancora ben definiti ed il territorio era sotto la giurisdizione dei vescovi di Québec (Canada) e di S. Luigi negli Stati Uniti. I due vescovi domandarono che fosse eretto un vicariato ap. indipendente, ciò che avvenne il 10 dic. 1843 con la nomina di mons. Norberto Blanchet.
Il 24 luglio 1849, il vicariato ap. fu elevato ad arcidiocesi con le diocesi di Walla-Walla e di Vancouver come suffraganee. Mons. Magloire Blanchet, fratello dell'arcivescovo, fu consacrato vescovo di Walla Walla (soppressa poi il 31 apr. 1850 con la creazione di Nasqually) e mons. M. Demers fu creato vescovo di Vancouver. Il territorio fu smembrato il 3 marzo 1868 per formare il vicariato ap. dell'Idaho che divenne la diocesi di Boise il 25 ag. 1893, e di nuovo nel 1903 per formare quella di Baker City. Con la cost. apost. Ecclesia num omnium sollicitudo del 26 sett. 1928 (AAS, 21 [1929], pp. 649-51), Pio XI trasportò la sede da Oregon City nel centro industriale di P. dando alla diocesi il titolo di P. in Oregon. La provincia ecclesiastica di P. è composta dalle diocesi di Boise e di Baker City.
BIML.: E. V. O' Hara, Oregon City, in Cath. Enc., X. p. 293; J. G. Shea, Hist. of the Cath. Church in the Unit. States, IV, Nuova York 1886, pp. 321-28; L. Le Jeune, Oregon, in Dict. général du Canada..., Ottawa 1932; The official cath. direct., 1950, Nuova York 1950, pp. 174-77.
a non poche lotte tra vescovo e Capitolo da un lato e Re
e Comune dall'altro. Giovanni I, re del Portogallo, d'ac-
cordo con il vescovo Gil Alma fece i primi passi per risol-
vere tutte le questioni fino allora in sospeso. Nel febb.
1405 essi firmarono un accordo, secondo il quale il re
in cambio del dominio del «burgo» avrebbe dato tremila
libbre annue. Innocenzo VII con la bolla Solet pia Mater
(1° ott. 1405) dette incarico all'arcivescovo di Lisbona di
sospendere tutte le scomuniche in caso l'accordo fosse
utile alla Chiesa. L'accordo definitivo fu firmato, un anno
più tardi, dal Re, dalla Regina e dall'erede Duarte per il
potere civile e dal vescovo, dal decano e dal Capitolo per
il potere ecclesiastico, restando ferma la clausola delle
tremila libbre annue dovute dal Re. Al tempo di don
Emanuele la somma fu ridotta a 120 marchi d'argento.
Dal 1639 fino al 1671 la diocesi rimase vacante perché
la S. Sede non poté riconoscere i vescovi presentati da
Giovanni IV. Finalmente la contesa fu sistemata dopo
la pace con la Spagna per la presentazione e confermazione
di don Nicola Monteiro (1671-72). Giuseppe I, re del
Portogallo, ottenne da Clemente XIV (10 luglio 1770)
lo smembramento della diocesi con la creazione della
nuova diocesi di Penafiel che fu estinta da Pio VI nel 1778.
La diocesi è anche una delle più celebri nel Porto-
gallo per i suoi monumenti religiosi, fra cui la Cattedrale,
di bello stile romanico del XII sec., la chiesa di S. Fran-
cesco, gotico del XIV, e la chiesa dei Chierici, barocco
del XVIII.
Nel 1513 Pietro di Cordova, provinciale domenicano
in S. Domingo, inviò i primi Domenicani a Trinidad, che
però furono uccisi. Nel 1571 vi si recarono dodici fran-
cescani da Granada, che caddero vittime del clima insa-
lubre. Nel 1576 vi andarono due gesuiti che lavorarono
a Trinidad per alcuni anni prima di andare alla Guiana.
La prima fondazione ecclesiastica si ebbe nel 1591. Nel
1596 altri ventidue sacerdoti giunsero da Castiglia e Si-
viglia a Port of the Spaniards, oggi Port-of-Spain, accom-
pagnati da un largo stuolo di avventurieri in cerca di
fortuna. Nel 1622 la Spagna stabilì pienamente la sua
autorità su Trinidad, che fu considerata appartenente alla
diocesi di Puerto Rico. Nel 1687 i Cappuccini vi avviarono
il loro apostolato secondo il sistema delle riduzioni del
Paraguay e fondarono vari centri missionari che erano
anche centri di tutta la vita civile.
Il 27 marzo 1802 il Trattato di Amiens attribuì l'isola
di Trinidad all'Inghilterra, che l'aveva occupata già nel
1797. Il gruppo delle isole d'America occupate dall'In-
ghilterra furono dapprima sottoposte al vicariato ap. di
Londra. Con decreto dell'8 apr. 1808 Propaganda affidò
le Antille e le Lucaje all'arcivescovo di Baltimore con
facoltà di spedirvi missionari del clero secolare e regolare.
Gli scarsi risultati ottenuti costrinnero Propaganda a de-
liberare il 23 febbr. 1818 la creazione del vicariato ap.
con residenza nell'isola di Trinidad, comprendente la
Guiana Britannica, l'isola di Trinidad con le Antille fino
a Porto Rico (esclusi i possedimenti francesi), l'isola
di Giamaica e dipendenti, le Lucaje e le Bermude.
L'8 febbr. 1836 venne decretata la divisione del vicariato,
eseguita in parte con l'erezione del vicariato ap. di Gia-
maica il 10 genn. 1837. La divisione fu confermata il
30 genn. 1837 ed il vicariato ap. fu chiamato vicario
ap. della S.ma Trinità. In conseguenza le Bermude furono
cedute al vicariato ap. di Nuova Scozia (oggi arcidiocesi
Halifax); fu creato il vicariato ap. di Giamaica con l'Hon-
duras Britannico (oggi vicariato ap. di Belize) e con le isole
Lucaje o Bahama (oggi vicariato ap. delle isole Bohamois).
Il 12 apr. dello stesso anno ne fu distaccato anche il vicar-
riato ap. della Guiana Britannica. Il 30 apr. 1850 il vicar-
riato ap. fu elevato ad arcidiocesi e in pari data ne Roseau (v.), mentre l'isola Bar-
bados fu assegnata al vicariato ap. di Guiana.
La superficie delle isole è di kmq. 6455 con una popo-
lazione di 791.946, di cui una parte di origine africana e
indiana. I cattolici sono 319.000, i protestanti 296.952,
i musulmani 35.565, pagani 1.478.088 e pochi ebrei. Vi sono
146 sacerdoti, 25 fratelli e 264 suore. Vi è il Seminario
maggiore e minore. Le parrocchie sono 65 e stazioni mis-
sionarie 118. Orfanotrofio 1, lebbrosari 2, scuole elemen-
tari 169, superiori 12, magistrali 2. Vi si pubblicano tre
periodici cattolici.
Portogallo. -
I. GEOGRAFIA
Il territorioportoghese rappresenta il margine occidentale del-
l'altipiano iberico, che declina sulla costa con pianure
e terrazze, inframmezzate, a N. (Minho), al centro
(Beira) ed a S. (Algawe) dalle ultime digitazioni
delle montagne spagnole.
Il clima temperato-oceano è assai più umido che
nel resto della penisola, eccetto che nelle estreme regioni
meridionali. Dei 91,7 mila kmq. dello Stato, 3,1 spettano
alle Azzorre ed a Madera, che formano 4 delle 15 pro-
vince in cui il territorio del P. è diviso. La popolazione
(8,5 milioni di ab., 90 a kmq.), di origine neolatina, è
assai omogenea (0,4% solo di alloglotti) e per la quasi
totalità (94%) cattolica. La densità dell'insediamento di-
minuisce, di regola, dal mare verso l'interno e da N. a S.
Il P. è paese essenzialmente agricolo; con tutto ciò
i seminativi coprono meno di 1/3 della superficie territo-
riale, di contro a 1/5 di bosco e a 2/5 di improduttivo.
I cereali, che danno rendimenti unitari assai bassi, non
bastano al consumo interno. La coltura economicamente
più importante è quella della vite, che assicura un pro-
dotto modesto, ma pregiato e diretto in gran parte alla
esportazione (Inghilterra, Brasile). Anche l'olivo dà un
buon raccolto, e cospicuo è il reddito della frutticoltura.
Dai boschi si ricava sughero (metà della produzione mon-
diale), essenze e resine. Scarsa è l'importanza dell'alleva-
mento (ovini e caprini; numerosi i bovini nel N.); molto
maggiore quella della pesca (tonni e sardine). Le risorse
minerarie sono varie (rame, stagno, piombo, argento,
manganese, nichel, oro, cromite, ecc.), ma il carbone è
scarso e sfruttate in misura notevole sono solo le piriti ed il
tungsteno. Modesta, in complesso, l'industria, localiz-
zata nelle città principali.
La capitale dello Stato è Lisbona (710 mila ab.),
con un porto assai frequentato (è sul Tago); Oporto
(265 mila ab.) è lo sbocco del P. settentrionale (Douro).
Il P. è una repubblica unitaria con struttura cor-
porativa. Accanto all'Assemblea Nacional elettiva, con suf-
fragio limitato, opera la Camera corporativa, composta
di rappresentanti degli interessi economici, che ha fun-
zioni legislative. Il presidente, eletto con suffragio diretto,
dura in carica 7 anni.
Formano una colonia portoghese, retta da un gover-
natore, S. Tomé e Principe, isole vulcaniche nel Golfo
di Guinea, scoperte dai Portoghesi nel 1471. Fertilità del
suolo e abbondanza di precipitazioni determinano nelle
due Isole lo sviluppo di una vegetazione esuberante (boschi
tropicali); le piantagioni introdottevi dai coloni consen-
tono una eccezionale produzione di cacao, caffè, palma
da olio, arachidi, canna da zucchero e cotone, in gran
parte esportati. La popolazione (57 mila ab.) è costituita
per la maggior parte di negri, pochi mulatti e un migliaio
di bianchi. Capoluogo S. Tomé (8 mila ab.), nell'Isola
omonima residenza del governatore.
II. STORIA CIVILE ED ECCLESIASTICA
I. Medioevo, storia civile. - La storia del territorio occidentale iberico, fino al sec. XI, non si distingue dalla storiadella Spagna. Però fatti storico-politici antecedenti e condizioni geografiche e antropologiche costituiscono il presupposto dell'autonomia di quel lembo della Penisola. Prima però di Fernando Magno e di Alfonso VI la regione dell'attuale P. partecipa delle vicende politiche dell'Intera Penisola Iberica (v. SPAGNA).
Tra i cavalieri stranieri venuti in Spagna per aiutare i re cristiani, avevano dato prova di grande valore Raimondo, figlio di Guglielmo conte della Borgogna, che sposò poi urraca, figlia legittima di Alfonso VI di Castiglia, ed il suo cugino Enrico, figlio del duca borgognone Enrico, e più tardi sposò di Teresa, figlia illegittima dello stesso Alfonso VI. I loro matrimoni diedero al primo il governo della Galizia fino al Tago, e al secondo quello della contea portucalense, sotto le dipendenze del cugino. I limiti della Contea, che prese il nome di Portucale, dall'antica Cale, situata presso l'estuario del Douro, non erano ben definiti. Con la conquista di Coimbra, la contea ebbe un territorio più ampio. Ma già nel 1097 Enrico conquista l'indipendenza di fronte al cugino, restando alle dipendenze dirette del Re di León. Quando egli muore ad Astorga (1112 o 1114) i musulmani si fanno più forti, con la ricompensa di Sintra, Lisbona e Santarem. La Contea passa alla moglie di Enrico, Teresa, la cui azione tende sempre alla conquista dell'autonomia, non tralasciando di estendere considerevolmente i limiti del suo dominio. Ma suo figlio Alfonso Henriques, vedendo ad un dato momento una minaccia al suo stesso potere nell'opera svolta dalla madre, la sconfigge nella battaglia di S. Mamede (1128) e poi nel 1139, sconfitti i musulmani ad Ourique, si proclama Alfonso Portucalensium rex. Con il Trattato di Zamora del 1143 questo titolo gli viene riconosciuto da Alfonso VII; il legato del Papa, card. Guido di
1791
PORTOGALLO - Cartina delle Azzorre.
Alfonso Henriques è pertanto il creatore del P. indipendente; ed eccolo nel 1147 conquistare Santarem e, con l'aiuto di crociati nordici, Lisbona. Nel 1158 gli si arrendono Sintra, Aomada e Alcacer do Sal. Evora, perduta, è riconquistata nel 1165. Poi vengono occupate Beja, Serpa, Caceres ed altre città di importanza militare e strategica. Dopo la sua morte (1185) il figlio Sancio continua le conquiste paterne, ma dedicandosi soprattutto ai problemi di politica interna del paese. Nel 1211 gli succede il figlio Alfonso II, che inizia una politica autoritaria e promuove la Confraternòs e le Inquirições, che si rivela di alto interesse nazionale. Per ciò che riguarda le Corti del Regno, le prime comprovate storicamente sono quelle tenutesi a Coimbra nel 1211, con la partecipazione del clero e della nobiltà. Con l'aiuto del vescovo di Lisbona, D. Soeiro, il Re Alfonso II toglie Alcacer ai musulmani ed aiuta validamente Alfonso VIII di Castiglia nella grande vittoria cristiana de Las Navas de Tolosa (1212). Il suo successore, Sancio II, si dedica eroicamente alle lotte contro gli Arabi. Conquista Elvas nel 1226; la perde, ma la rioccupa nel 1229. Queste guerre favoriscono all'interno conflitti, disordini e rivolte. La nobiltà ed il clero accusano il Re presso il Pontefice, ed Innocenzo IV, nel Concilio di Leone (1245), libera i suoi sudditi dall'obbedienza, ed il fratello minore del Re, Alfonso conte di Boulogne, assume la reggenza. Prima data importante del Regno di lui è quella del 1254 in cui si riuniscono le Corti a Leiria, alle quali per la prima volta partecipano rappresentanti del popolo. Alfonso III compie la conquista totale dell'Algarve, portando il P. al suo attuale confini. Nel 1267 il Re di Castiglia riconosce tali conquiste. Il Boulogne, tale era il nome dato al Re per il suo matrimonio con Matilde, contessa di Boulogne, realizzava per tanto il sogno di tutti i suoi predecessori e poté provvedere all'organizzazione sociale del Regno, accordando valida protezione ai municipi ed alla terza classe sociale, il popolo, da allora in poi sempre ascoltato nelle Corti. Le nuove Inquirições, accompagnate da altre misure di natura amministrativa ed economica, colpiscono interessi molteplici, cagione delle lotte con molti membri dell'alto clero, mentre i municipi sempre appoggiano il Re.
Quando il principe Dionigi assunse, nel 1279, il governo del paese, il P. aveva raggiunta l'unità territoriale e la stabilità economica ed amministrativa. Egli poté fondare l'Ordine di Cristo, in sostituzione dell'abolito Ordine dei Templari, dedicarsi al popolamento ed alla bonifica della terra (da ciò il suo titolo di Lavrador), incrementare il commercio e la marina; fece chiamare l'ammiraglio genovese Manuel Pessagna per una formazione nautica e marina. Illustre poeta, Dionigi fondò nel 1290 l'Università di Lisbona, trasferita nel 1308 a Coimbra. Il suo matrimonio con Isabella di Aragona, proclamata santa dalla Chiesa, gli diede presso il popolo un enorme pre
stigio, perché la virtuosissima donna si prodigava in opere di carità e di bene.
Ma la prosperità del Regno è messa a prova dal pericolo arabo risorgente; nel 1340, le forze collegate di Alfonso XI di Castiglia e di Alfonso IV, figlio di Dionigi, vincono la grande battaglia del Salado. È del tempo di Alfonso IV il triste episodio di Ines de Castro, che Camões ha immortalato nei Lusidai, sotto la forma del grande amore con cui l'ha amata il principe Pietro. Questi sarà il Re «giustiziere» per eccellenza. I brevi anni del suo Regno furono di perfetta stabilità amministrativa e di grande serenità per la nazione. Fernando è l'ultimo Re di questa prima epoca della storia portoghese. I suoi difetti, la sua debolezza e la sua incostanza (fu chiamato l'Inconsistente) recarono al P. invasioni, guerre, lotte con i Castigliani. Il 16 giugno 1373 firmò la celebre alleanza con Edoardo III d'Inghilterra, ancora oggi valida. Seppe però provvedere all'agricoltura, con la legge delle Sessemias (1375) e sviluppare la marina mercantile e militare. Morto senza discendenti, sorge la minaccia di Castiglia e la prima grande crisi dell'autonomia nazionale.
Per la storia ecclesiastica, dal punto di vista portoghese interessano solamente Braga e Merida, e soprattutto la prima. Già nel sec. III la diocesi di Braga era fiorente e di quest'epoca si conosce il vescovo Paterno. Nel sec. IV, ad Evora, dove esistevano ancora templi pagani, fiorisce il cristianesimo con il vescovo Quinciano, e così pure a Lisbona con Potamio. L'invasione dei barbari, tra il V. e l'VIII sec., segna una crisi pericolosa per la cristianità iberica, e specialmente nella provincia di cui Braga è la metropoli. La conversione degli Svevi è un fatto di rilievo. Verso la metà del sec. VI s. Martino Dumiense, o Bracaresne, è elevato alla dignità episcopale, e due o tre anni dopo si effettua il primo Concilio di Braga, seguito da un secondo verso il 572, del quale s. Martino, ormai metropolitano, fu il più grande animatore. Fino alla conversione dei Visigoti, sotto Reccaredo, e poi anche sotto il dominio arabo, la maggioranza dei cristiani mantenne la sua fede e solo si verificano alcune contaminazioni di dottrina e di costumi, conseguenza logica del contatto con Ebrei e musulmani. La Chiesa, però, visse ore molto amare, perché il problema dell'organizzazione ecclesiastica, sotto l'Impero arabo, offriva ogni giorno maggiori difficoltà. La ricomposizione cristiana segnò una magnifica ripresa in tutti i campi, da quello religioso, monastico ed apostolico. Si può affermare con sicurezza che agli inizi della riconquista cristiana comincia una nuova vita nella Lusitania, in tutte le diocesi, a Braga, Porto, Lamego, Beja, Evora, Lisbona, Coimbra, ecc. Le conquiste di Alfonso Henriques ebbero luogo con l'aiuto dei Crociati, soprattutto dei Templari; le Crociate erano ottime occasioni di colpire la potenza musulmana nella sua roccaforte europea e di esse beneficii il P., che ebbe riconquistata Silves durante la terza Crociata, per opera di Sancio I, ed Alcacer nel 1217, durante la quinta Crociata. Ciò significa che il P. è stato ricostruito, pietra su pietra, con la collaborazione dei difensori della cristianità.
Le lotte dei successori di Alfonso Henriques con il clero furono semplici episodi più di disciplina e di interesse che di carattere religioso, poiché i capi portoghesi hanno sempre mantenuto quella fedeltà giurata dal primo re alla Chiesa di Roma. Al tempo di Dionigi, papa Niccolò IV con la bolla Cum olim, del 7 marzo 1289, dà il suo «placet» al Concordato di 40 articoli, con cui i diritti del re sono definiti senza pregiudizio per la Chiesa e per il clero. Lo stesso beneplacito regio, la cui prima menzione risale al 1361, non può, né deve essere considerato lesivo dei diritti ecclesiastici. Gli Ordini monastici costituiscono,

stigio, perché la virtuosissima donna si prodigava in opere di carità e di bene.
nel P. medievale, altrettanti centri di progresso civile, culturale e politico. L'Ordine cistercense, p. es., e poi gli Ordini francescano e domenicano, ed altri, agiscono per la diffusione e la difesa della cultura, favoriscono il popolamento del territorio e la stessa amministrazione. Per ciò che riguarda gli Ordini militari, il loro contributo, come si è detto, è fondamentale per la conquista del territorio. L'Ordine di Cristo, fondato da Dionigi, e giuridicamente creato da papa Giovanni XXII con la bolla Ad eo ex quibus, del 15 marzo 1313, in sostituzione dell'Ordine dei Templari, ormai soppresso, è stato, dal punto di vista portoghese, un fatto veramente provvidenziale, perché il più grande contributo all'opera delle scoperte è venuto proprio dall'Ordine di Cristo. Il celebre papa Giovanni XXI, Pedro Julião, autore di tante opere fondamentali, come il Thesaurus Pauperum, è nato a Lisbona tra il 1210 ed il 1220.
673. Età moderna
a) Storia civile. - Del re Fernando è erede legittima Beatrice, moglie del Re di Castiglia. La vedova del Re, Leonor Teles, assume la reggenza e poi fa proclamare regina Beatrice.Questa soluzione è impopolare e si organizza una congiura alla quale partecipa anche il futuro connestabile del Regno, Nuno Alvares, oggi beato della Chiesa. Il Maestro dell'Ordine militare di Aviz, Giovanni figlio di Pietro, padre di Fernando, raccoglie il consenso e le simpatie del popolo, ed è proclamato re dalle Corti di Coimbra nel marzo del 1385, dopo la dialettica difesa fatta da João das Regras. Le forze di Castiglia, che hanno invaso il Regno, sono distrutte nello stesso anno presso Aljubarrota; altre battaglie sono vinte dai Portoghesi, condotti dal b. Nuno Alvares. La crisi è superata. Dal matrimonio del Re con Filippa di Lancaster nacque la cosiddetta «inclita generazione», che ebbe una parte importante nelle scoperte: Duarte, erudito e colto, Pietro, umanista e viaggiatore, Enrico, detto il Navigatore per il grande impulso dato alle scoperte, con la fondazione della scuola nautica di Sagres. Il 25 luglio 1415 partiva la spedizione capeggiata dal Re e dagli «alti infanti», come li definì Camões, per la conquista di Ceuta. Fu il primo grande colpo dato alla forza musulmana; nel tempio musulmano di Ceuta, fatto tempio cristiano, i tre principi Duarte, Pietro ed Enrico sono armati cavalieri. Il regno di Duarte vede il disastro di Tangeri e l'infante Ferdinando in cattività, volontariamente sacrificatosi perché Ceuta fosse mantenuta cristiana. Dal 1438 Pietro è nominato reggente, finché Alfonso V non sia in età di cingere la corona. Duarte la sua reggenza si continua la politica africana con la conquista di Alcacer, Seguer, Arzila e Tangeri, nel 1471.
La politica atlantica era una necessità costituzionale per lo sviluppo della nazione portoghese, che, chiusa ad oriente dalla Spagna, non aveva via d'uscita che verso il mare. Il carattere scientifico e metodico delle scoperte portoghesi è dimostrato non soltanto dalla scuola nautica dell'Infante, ma anche dalle opere dei geografi, cartografi e scienziati in genere, portoghesi, ebrei e più tardi italiani. Gil Eanes, secondo la testimonianza dello storico Gomes de Azurara, arriva alle Canarie verso il 1433. La costa africana fino al Capo Bon era nota ai Portoghesi sin dal 1415. Nel 1434 lo stesso Gil Eanes arriva fino al capo Bojador, secondo Azurara. Nello stesso anno il medesimo navigatore, con Alfonso Gonsalves Baldai, arriva ad Angra dos Ruivos; nel 1435 e nel 1436 raggiungono Angra dos Cavaleiros e Porto da Gale, nel Rio de Oro. Dal 1440 al 1470, anno della morte dell'infante Enrico, il P. rivela al mondo tutta la costa africana fino all'8° di latitudine nord. Nel 1485 Diego Cão arriva fino al Congo e raggiunge il Capo Negro. In questo momento, regna in P. Giovanni II e Bartolomeo Dias, partito da Lisbona nel 1487, arriva l'anno seguente al capo da lui detto Tormentoso, nome che il Re volle cambiare in quello di Capo di Buona Speranza, speranza, cioè, di arrivare all'India per la via del periplo africano.

anno della morte dell'infante Enrico, il P. rivela al mondo tutta la costa africana fino all'8° di latitudine nord. Nel 1485 Diego Cão arriva fino al Congo e raggiunge il Capo Negro. In questo momento, regna in P. Giovanni II e Bartolomeo Dias, partito da Lisbona nel 1487, arriva l'anno seguente al capo da lui detto Tormentoso, nome che il Re volle cambiare in quello di Capo di Buona Speranza, speranza, cioè, di arrivare all'India per la via del periplo africano.
Nel 1487 Pero da Covilhã e Alfonso de Paiva partono per le terre del Prete Gianni, l'Etiopia, dimostrando la possibilità di arrivare all'India; mentre preparava la nuova spedizione, il re Giovanni muore ed il suo successore, Emanuele I, affida la spedizione a Vasco de Gama che, partito da Lisbona l'8 luglio 1497, arriva a Calcutta il 17 maggio dell'anno successivo. Nel 1500 Pietro Alvares Cabral scopre il Brasile. Nel 1494, di fronte al fatto delle scoperte spagnole, si era addivenuto, tra le due potenze della Penisola, al Trattato di Tordesillas per il quale dovevano appartenere al P. tutte le terre scoperte o da scoprirsi, situate all'oriente di una linea tracciata da polo a polo, 370 leghe ad ovest delle isole del Capo Verde; alla Spagna sarebbero spettate le terre poste ad ovest di tale demarcazione. Questo trattato, benché confermato dal papa Giulio II, non pose però fine alle controversie. Durante il regno di Giovanni III i Portoghesi si spingono sempre più ad oriente, sino al Giappone, alla Cina, all'Oceania. Le conseguenze delle loro scoperte sono state profonde per la scienza e geografia specialmente; ancor più lo sono state per la civiltà e gli interessi della Chiesa. Nel Brasile, p. es., e nell'India e nell'Asia, l'azione dei missionari, soprattutto gesuiti, è stata fondamentale, sia dal punto di vista della fede, sia da quello dell'organizzazione della vita civile. In quel periodo la Chiesa soffre la crisi della frattura luterana. Il tribunale dell'Inquisizione è creato in P. il 23 maggio 1536, con la bolla, di Paolo III, Cum ad nihil magis. Questo tribunale che, collocato nelle mani del potere civile, ha commesso più tardi i suoi abusi, preservò allora il P. dalle terribili guerre di religione. Morto Giovanni III, sale al trono il giovane re Sebastiano. Ottenuto il consenso dalla S. Sede, che concede alla spedizione la bolla di Crociata, si scontra ad Alcacer Quebir, nel nord Africa, con i musulmani. Nella tremenda sconfitta il giovane Re scompare nel combattimento: nasce così il mito del «sebastianismo».
Questo disastro creò al P. la seconda grande crisi
tanto le colonie africane ed asiatiche. Una reazione assolutista, iniziata nel 1823, si complica con discordie dinastiche e tiene agitato il paese per lunghi anni. La politica ambiziosa del re Luigi I conduce ad un ultimatum da parte dell'Inghilterra (11 genn. 1890) a proposito delle colonie africane, proprio all'inizio del regno di Carlo I; e ciò con grave turbamento dello spirito pubblico e danno nella vita interna del paese. Il Re chiama al governo con ampi poteri Giovanni Franco (1906) che scioglie il Parlamento (10 maggio 1907). Ma tale governo sano e autoritario acuisce lo spirito di rivolta ed il 19 febbr. 1908 il Re ed il principe ereditario vengono assassinati; poi il 5 ott. 1910 viene proclamata la Repubblica e il giovane re Manuele è mandato in esilio in Inghilterra, dove morì.
Storia ecclesiastica. — Subito dopo la conquista di Ceuta, Tangeri e delle altre città africane, si era iniziata in quelle terre l'azione missionaria. Nel 1462 papa Pio II incarica frate Alfonso di Bolano di convertire i pagani della Guinea. Nel 1482 il Re del Congo invia un'ambasciata a Giovanni II chiedendo la luce della civiltà cristiana. Gli indigeni accolsero favorevolmente i missionari, e la domenica di Pasqua del 1491, il 3 apr., si celebrava la prima Messa nel territorio di Soio. Domenicani, Francescani e Gesuiti lavorano tutti nel nuovo Impero (v. Angola). La conversione dell'Etiopia non è stata conseguita, ma i Gesuiti avevano iniziata un'opera meravigliosa di apostolato con il consenso degli stessi Etiopi (v. ETIOPIA).
In Asia arriva, come compagno di Vasco de Gama, nel 1498, fra Pero da Covilha, che si pensa sia stato vittima dei pagani. Nel 1500 arrivano in India i primi sacerdoti, francescani, con la squadra del Cabral, scoprire del Brasile. Fino al 1542 le missioni furono rette da francescani che avevano allora undici conventi, tre collegi di orfanelli ed ottanta residenze missionarie dall'Africa orientale al Mar della Cina. Francesco Saverio (v. Brito). Il laicismo non tarda però ad annullare i frutti di tanto lavoro secolare. All'inizio del nuovo secolo, con l'avvento del liberalismo, si estinguono nel P. continentale gli Ordini religiosi, i monasteri, i conventi e gli ospedali ecclesiastici in seguito alla legge del 30 maggio 1834. I beni della Chiesa vengono in gran parte incamerati nel patrimonio dello Stato. L'opera liberale è completata dalle misure antireligiose della nuova Repubblica.
3. P. contemporaneo. — I primi quindici anni della nuova Repubblica hanno ben triste storia: rivoluzioni ad ogni momento, disordini, lotte di partito, attentati, assassini, persecuzioni contro i rappresentanti della Chiesa, ministeri che si susseguono nell'imponente di amministrare la giustizia, mantenere l'ordine pubblico e l'equilibrio delle finanze. La Patria è ammalata, afferma lo stesso pubblico ministero, generale Carmona, durante il processo ai rivoluzionari del 18 apr. 1925. Il 28 maggio 1926 sorge a Braga il movimento del generale Gomes da Costa e si inizia una ripresa della vita politica nazionale, nell'ordine, nella legalità, nel rispetto per la Chiesa e per le idee sane della tradizione. Il 25 marzo 1928 il generale Oscar Carmona è eletto presidente della Repubblica. Il 27 apr. dello stesso anno il professor Oliveira Salazar, dell'Università di Coimbra, diviene ministro delle Finanze e poi primo ministro. La Costituzione e l'Atto coloniale portoghese, la nuova «magna carta» dell'Impero lusitano, riflettono alcuni principi difesi nelle principali papali di Leone XIII, Pio X, e Pio XI. Pur continuando la separazione tra Chiesa e Stato proclamata dalla Repubblica, si crea un clima di grande rispetto verso la Chiesa; il Concordato e l'Accordo Missionario, firmati

Portogallo - Isole del Capo Verde.
a Roma il 7 maggio 1940 con la S. Sede, costituiscono un nuovo passo avanti nella difesa del patrimonio spirituale ereditato dagli avi. Una delle misure più interessanti dell'accordo è quella riguardante il matrimonio, che era stato considerato dalla Repubblica un contratto meramente civile; ora al matrimonio religioso il governo portoghese torna a riconoscere effetti giuridici nella sfera civile. Dal punto di vista della politica internazionale, il governo di Salazar mantenne una politica di neutralità durante l'ultima guerra, conservò l'alleanza con l'Inghilterra e fece un patto di non aggressione e di amicizia con la Spagna. Nel campo della cultura, sotto il ministero del prof. Cordei-Ramos sono aboliti le ultime istituzioni laiche create contro l'organizzazione ecclesiastica dalla Repubblica e si procede ad una riforma dell'insegnamento in cui viene rispettata la tradizione morale e spirituale della Chiesa. Il P. ha saputo così trovare e riprendere, come ha detto Pio XII nel suo messaggio del 31 ott. 1942, La strada perduta delle sue più belle tradizioni di Nazione Fedelissima.
Giuseppe Vittorino de Pina Martins
III. ORGANIZZAZIONE ECCLESIASTICA
Il P. conta presentemente i patriarcato e 2 metropolitane con 14 suffragante. 1) Patriarcato: Lisbona, con le suffragante: Angra, Funchal, Guarda, Leiria, Portalegre; San-Tiago di Cabo Verde (nelle isole del Capo Verde); 2) Metropolitana: Braga, con le suffragante: Aveiro, Braga, Coimbra, Lamego, Porto, Villa Reale, Viscu; 3) Metropolitana: Evora, con le suffragante: Beja, Faro.IV. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA
È regolata dal Concordato stipulato il 7 maggio 1940. In questo è riconosciuta (art. 1) la personalità giuridica della Chiesa cattolica, alla quale è garantito il libero esercizio del suo potere di ordine e di giurisdizione, nonché la piena libertà di comunicazione diretta con il clero ed i cattolici portoghesi (art. 2).Gli ecclesiastici sono esenti dall'obbligo di assumere cariche incompatibili per diritto canonico con lo stato ecclesiastico (art. 13).
Le associazioni ed organizzazioni ecclesiastiche, che (art. 3 e 4) possono conseguire il riconoscimento della personalità giuridica ed acquistare beni, sono libere (art. 20) di erigere e mantenere scuole private, sussidiate e pareggiate, parallele a quelle statali. È libera la fondazione dei seminari e di qualsiasi altro istituto di formazione o di alta cultura ecclesiastica. Nelle scuole pubbliche elementari, complementari e medie, negli asili, orfanotrofi, stabilimenti ed istituti ufficiali di educazione, ecc. sarà impartito l'insegnamento della religione cattolica, su testi approvati dall'autorità ecclesiastica (art. 21).
Lo Stato portoghese riconosce gli effetti civili ai matrimoni celebrati in conformità con le leggi canoniche e trascritti nei competenti uffici dello stato civile e l'esclusiva competenza rispetto a questi matrimoni, in materia di nullità e di rato non consumato, dei tribunali ecclesiastici (art. 22, 23 e 25); l'art. 24 dichiara espressamente che «in armonia con le proprietà essenziali del matrimonio cattolico, si intende che, per il fatto stesso della celebrazione del matrimonio canonico, i coniugi rinunziarono alla facoltà civile di chiedere il divorzio, che perciò non potrà essere applicato dai tribunali civili ai matrimoni cattolici».
Il Concordato, che conferma il vigore delle disposizioni non incompatibili o modificate degli accordi 21 febb. 1857, 23 giugno 1886, 15 apr. 1928 e 11 apr. 1929, è integrato da un accordo missionario concluso sotto la stessa data e ratificato congiuntamente il 10 giugno 1940; per le diocesi indiane V. PATRONATO.
Le relazioni diplomatiche tra il P. e la S. Sede sono mantenute mediante il nunzio apostolico e l'ambasciatore accreditato presso il Vaticano. Rodolfo Danieli
V. LETTERATURA
La lingua portoghese, nata nei territori dell'estremo nord-ovest della Penisola Iberica, e precisamente in quelli a cavallo del fiume Minho, che segna oggi il confine politico fra la Spagna e il P., si andò gradatamente estendendo verso il sud della fascia occidentale della Penisola, seguendo la riconquista cristiana che ricacciava gli Arabi verso Africa: dalle regioni in cui essa fu dapprima usata i chiamò galiziano-portoghese, finché, grazie principalmente all'assorbimento della Galizia da parte del regno di León ed al successivo inserirsi di quella regione nello Stato spagnolo (sul finire del sec. xv), finì per scindersi in due parlate, la galiziana e la portoghese propriamente detta. Ma dall'epoca delle prime vestigia linguistiche (secc. IX-X) sino alla fine del sec. xii la parlata portoghese interessa la filologia, non la letteratura. Questa ha origine verso la fine del sec. xiii, con una notevole precedenza della poesia sulla prosa, e suole dividersi in tre epoche: medievale, classica e moderna, ognuna con fasi distinte.674. Epoca medievale (1189-1502)
Ha inizio con una poesia d'amore, del trovatore Pai Soares de Taveirós, detta la «Ribeirinha» dal vezzeggiativo della dama che vi è cantata, e termina con la rappresentazione del primo auto di Gil Vicente, il Monólogo do Vaqueiro. Le due fasi che in essa si sogliono riconoscere prendono il nome di fase della lirica galiziano-portoghese (secc. XII-XIV) e di fase della lirica di palazzo (sec. xv). La prima, nota per tre dei Cancioneiros superstiti fra i molti, forse quattordici, in cui essa dev'essere stata raccolta a suo tempo (quelli da Ajuda, dalla Vaticana, Colocci-Brancuti o dalla Biblioteca nazionale), e per le composizioni poetiche del re Alfonso il Savio di Castiglia, costituisce una delle manifestazioni più interessanti e suggestive della poesia neolaustiana medievale. Senza disconoscere l'influenza esercitata su di essa dalla lirica provenzale, si deve senz'altro ammettere che, oltre il loro carattere locale, e perciò per cui le cantigas de amigo (canzoni d'amico), che costituiscono, insieme alle cantigas de amor (canzoni d'amore), le gentilesas (cortesie), uno dei due temi trattati in tale lirica, secondo la classificazione data dall'umanista e poeta cinquecentista Garcia de Resende (l'altro tema è quello delle coisas de folgar o cantigas de escárnio ou de mal dizer: «cose da rallegrare, o canzoni di scherno o di maldicenza», di minore importanza artistica, per la loro stessa natura di circostanza).Mentre infatti le «canzoni d'amore» pagano un contributo evidente alla moda trovadorica, riecheggiano le temi e le forme, le «canzoni d'amico» rivelano una inaspettata maturità poetica. Protagonista ne è la donna innamorata, donna virgo o donna d'algo, che ama in sincerità di cuore ed esprime le proprie ansie rivolgendosi direttamente all'amato (amigo), più spesso parlando di lui con la propria madre o con un'amica. La figura dell'amato, quale ella lo ritrae, vivifica i molti tipi di canzone in cui la donna ricorda dove e quando si è incontrata con lui, le albe, le ballate, le serranilhas, le pastorelle, le canzoni di romeria, le barcarole: degli elementi della natura, per le circostanze di luogo e di tempo, il più frequente è il mare; il sentimento d'amore e l'emozione del mare si fondono, dando luogo allo stato
d'animo che la tradizione portoghese sottolinea come tipico della propria gente e della propria poesia, un complesso di rimpianto-attesa-speranza e tante sfumature ancora, che tutte insieme confuse quel popolo chiama, con parola intraducibile in altre lingue, saïdade. Dei più di duecento autori dei canzonieri (con ca. duemila composizioni), di 163 dei quali è giunta qualche notizia biografica, si citeranno qui non più che alcuni nomi fra quelli di compositori soprattutto, o esclusivamente, di «canzoni d'amico»: Nuno Fernandes de Torneol (1a metà del sec. XIII), autore di delicate liriche; João Zorro, giullare-soldato-marino (fine del sec. XIII), autore di barcarole; Martim Codax, autore, nella prima parte del sec. XIII, della barcarola più famosa, Ondas do mar de Vigo, l'unica lirica dei canzonieri pervenutaci accompagnata da musica; João Soares Coelho (ca. 1210-80), poeta colto, in rapporto con stranieri, probabilmente anche con Sordello; João Aires de Santiago, il più fecondo compositore, dopo D. Diniz. Questo grande re (1261-1325) è in fatti il più fecondo e il maggiore rappresentante della lirica galiziano-portoghese: convergono e si fondono in lui la poesia di motivi tradizionali, colta, e quella di fresca origine popolare.
La maturità rapidamente raggiunta dalla lingua galiziano-portoghese nella lirica, insieme ad altri molteplici motivi, ne estese l'uso anche ai poeti delle altre regioni della Penisola. Primo fra essi, per importanza di personalità umana e poetica, fu il nonno di D. Diniz, Alfonso di Savio (1221-84), la cui opera in versi o Livro das cantigas de Santa Maria (430 composizioni) arricchisce quella poesia primitiva di un nuovo tema, quello reggiolesco (vi si espongono e si esaltano i miracoli della Vergine), e inoltre pone a lato dell'espressione lirica di profusamente detta quella narrativa: ne venne un inganno dimento decisivo nel quadro della prima manifestazione poetica iberica (anche di Alfonso il Savio ci pervennero accompagnamenti musicali). La lirica di palazzo, giunta attraverso il Cancioneiro Geral, detto anche de Resende (1516), dal nome del già menzionato Garcia de Resende, che vi raccolse un migliaio di composizioni di 286 autori della seconda metà del sec. XV, artisticamente mediocre nel suo complesso e monotona, perché si ispira alla sola classe aristocratica da cui vengono i suoi compositori, palesa il successivo capovolgimento della situazione culturale e dà i primi segni dell'influenza castigliana sulla letteratura portoghese (una sesta parte di questo canzoniere è scritta in castigliano). Anche qui il tema più frequente è l'amore, ma trattato troppo spesso con giochi cerebrali: fa capolino intanto la conoscenza dei Trecentisti italiani, almeno negli aspetti esteriori della loro ispirazione, e quasi sempre attraverso i primi italianisti spagnoli (come il marchese di Santillana). Ma vi si salva più di un poeta: Diogo Brandão (1750), malinconico e musicale; d. João Manuel (1460-99), che adatta suggestivamente al temperamento portoghese più di un atteggiamento petrarchesco e che si ispira, nelle trovasi in castigliano Sobre os sete pecados mortais, al motivo dantesco del viaggio ultraterreno. Il riflesso di Dante è più palese nelle Trovas das cousas que viu di uno dei poeti meno convenzionali e più interessanti del canzoniere, Duarte de Brito. Duarte de Resende introduce invece nella poesia d'amore spunti realistici sconosciuti alla lirica primitiva; mentre altri compositori assumono senz'altro atteggiamenti spiccatamente satirici.
Lento ma continuo fu l'affinarsi della prosa. Ai Cistercensi del monastero di Alcobaça spetta la prima attività, con il tradurre dal latino o con l'elaborare opere religiose (vite di santi, regole di Ordini, ecc.), cronache e libri di lignaggio (tentativi, questi ultimi, di storia universale o di trattato enciclopedico, come il Nobiliario do Conde d. Pedro). Ma i generi più significativi riguardano la vita cavalleresca, la didattica e la storia. Soprattutto l'atmosfera della Tavola Rotonda attrae l'interesse portoghese di quei secoli e produce, con la Historia dos Catala valeiros da Mesa Redonda e da Demanda do Santo Graal (fra il sec. XIII e il XIV) l'opera di prosa letteraria più notevole precedente a quella degli storici, mentre l'Amadis de Gaula (la cui più antica versione scritta giuntaci, del-

l'inizio del sec. xvi, è in spagnolo, ma il cui spirito è inconfondibilmente portoghese) inizia la scrie delle grandi narrazioni cavalleresche della penisola iberica. Nella prosa didattica si dist
Italia, con i maggiori letterati del tempo. E mentre nella lirica si sviluppa la diatriba fra italianisti (il più originale di essi è Diogo Bernardes, 1530-1600?) e tradizionalisti (il più significativo è Antonio Ferreira, 1528-69, autore anche della più famosa tragedia cinquecentista, Castro), si fa matura e si allarga ad abbracciare i campi e i temi più vasti la prosa. È la prosa cavalleresca, con il Palmeirim de Inglaterra (1567) di Francisco de Morais (1500?-1572?), quella bucolica, rappresentata dalla già menzionata Menina e Moga di B. Ribeiro; quella umanistico-popolare, esemplificata nei Contos e Histórias de proveito e exemplo (1575-96) di Gonçalo Fernandes Trancoso (1520?-95?), che si ispirano alla novellistica italiana; quella religiosa, ricchissima, ed efficace strumento, anche letterario, del senso di concretezza di un popolo che, mentre guarda Dio, tiene i piedi saldi in terra (fr. Heitor Pinto, 1528?-84, con Imagem da Vida Christã, 1563-1572; fr. Amador Arrais, 1530-1600, con i Diálogos, 1589; fr. Tomé de Jesús, 1529-82, con i Trabalhos de Jesús, 1602-1609, e altri); quella scientifica, vanto, per la sua precedenza cronologica in Europa e per la sua molteplicità, di una gente tesa alla conoscenza del mondo (Pedro Nunes, 1492?-1576?; García da Orta, 1495-1570). Ma notevole è soprattutto la prosa che accompagna le navigazioni e le conquiste, da quella delle relazioni sui paesi raggiunti (dall’India al Brasile) a quella delle auto-biografie dei navigatori o governatori più saggi, o degli avventurieri più sconcertanti – come, fra questi ultimi, il Fernando Mendes Pinto (1510?-83) della famosissima Peregrinação (1614) –, o dei più disavventurati naufraghi – come di quelli delle pagine raccolte più tardi (1735-36) nella História trágico-maritima di Bernardo Gomes de Brito (1688-?) – sino a quella, infine, degli storici. La storia diventa infatti, nel Rinascimento portoghese, la narrazione e l’interpretazione, in senso esaltativo della gesta nazionale, dell’attività d’oltremare, rivelandosi particolarmente patetica nelle Décadas (1552-1615) di João de Barros (1496?-1570), più o meno efficacemente sviluppato da Diogo de Couto (1542-1616) e dall’umanista Damião de Góis (1502-74), fra i molti altri.
Sintesi ideale del mondo multiforme del secolo fu Luís de Camões ([v.] 1524-80); nel quale rifluiscono gli elementi più impegnativi della tradizione letteraria e della coscienza nazionale, che il poeta fonde, in una felice comunione fra cultura e vita, nel poema epico Os Lusíadas (1572), meritatamente assurto a simbolo del suo popolo. Ma il Camões dice la parola più alta anche nella lirica, nella quale, saggiamente e abilmente facendo propria anche l’atmosfera petrarchesca, secondo il canone estetico rinascimentale di perfetta imitazione – perfetta poesia, esprime con equilibrio ammirevole l’esuberanza interiore.
La fase secentista o d’influenza spagnola (1580-1700) è la più scadente: la depressione per il dominio straniero, prima, e l’irrequietudine inevitabile nell’assentamento della ricuperata libertà (1640) poi, insieme ai noti fenomeni del secentismo, almeno nelle sue accezioni negative tradizionali, compromettono gravemente il fatto letterario. Nella poesia, un’interminabile serie di mediocri poemi epici si illude di ripetere Os Lusíadas, mentre un’altrettanto inesauribile catena di liriche si compiace di giocherellare con il concettismo, nell’atmosfera della moda spagnoleggiante, come appare dalle due raccolte antologiche principali, la Fenix Renascida (1716-28), e il Postilhão de Apolo (1761-62). Non mancano però in esse spunti di freschezza e di spontaneità, primo fra tutti quello dell’ispirazione religioso-mistica, che si rileva soprattutto in tre suore, Violante do Céu, Maria do Céu, Maria Madalena da Glória: e fa eccezione alla mediocrità dell’epoca Francisco Rodrigues Lobo (1580-1622) che tratta con originalità, oltre che vari generi – lirico, bucolico, epico – di poesia, anche molti di prosa – romanzo pastorale, temi di corte – come, per quanto riguarda questi ultimi, nella Corte na Aldeia e Noites de Inverno (1619) quello de Il cortegiano del Castiglione. Ma lo scrittore più notevole del Seicento è Francisco Manuel de Melo, figlio di un portoghese e di una spagnola (1608-66) e autore classico tanto in portoghese come in spagnolo, nella trattazione
dei temi più svariati, dal matrimonio (Carta de guia de casados, 1661) alla storia (História de los movimientos y separación de Cataluña, 1645) al moralismo sentenzioso e umoristico (Apólogos Dialogais, postumi, 1721, fra i quali è famoso il quarto, l’Hospital das Letras, acutissima critica dei mondi letterari antichi e moderni), nella prosa; e nella poesia, dal teatro (Auto do Fidalgo Aprendiz, 1665) alla lirica (quasi tutta in castigliano: Las tres musas del Melodino, 1644, ecc.). La prosa del secolo, intanto, divagante nel concettismo nel genere storico, e compiacentesi dell’audacia stilistica in quelli biografico e mistico, manifesta però una suggestiva efficacia nell’oratoria sacra, nella quale si distingue il gesuita António Vieira (1608-1697), che predicò i suoi [Sermões in P., in Italia (qui, anche in italiano) e in Brasile.
La fase settecentesca, detta anche di influenza franco-este (1700-1825, anno di pubblicazione del poema Camões del Garrett), è contrassegnata, nella prima metà del Settecento, dal sorgere o dal riformarsi delle accademie, che si preoccupano di ravvivare i contatti del mondo portoghese con l’esterno. Compare intanto, fra le

Portogallo - Ecre homo. Dipinto di Nuño Gonçalves - Lisbona, Museo nazionale di arte Antica.
personalità tese al rinnovamento spirituale e intellettuale, quella del p. Luis Antônio Verney (1713-92), formatosi in Italia sull'opera del Muratori e del Genovesi, che con il Verdaguero Método de Estudiar (1746) rivoluziona la vita del pensiero, soprattutto pedagogico, nel suo paese. E sorge in Lisbona l'Arcadia Lusitana (o Ulissiponense, 1756), che nelle forme italiane riecheggia spiriti soprattutto francesi, richiamando la poesia sulle orme del Rinascimento nazionale e straniero e liberando il terreno dal secentismo. Hanno particolare rilievo in quei decenni il teatro (con clamorosa popolarità, sulle scene poteghesi, del Goldoni e del Metastasio) adattati al gusto portoghese), la satira (fra l'altro con un poema eroico, l'Hisope, di uno dei due fondatori dell'Arcadia, Antônio Diniz da Cruz e Silva, 1731-99, che fa pensare ai poemi del Tassoni e del Parini), la lirica (nella quale si distingue fra i molti l'altro fondatore dell'Arcadia, Pedro Antônio Correira Garção, 1724-72) e l'epopea (riportata in onore da José Basilio da Gama, 1740-95, e José de Santa Rita Durão, 1722-84, entrambi brasiliani di origine). Ma verso la fine del secolo molti arcadi di nome sono tali solo in parte, o non lo sono più affatto: la poesia riprende vita (e ritorna il calore anche nella cultura e nelle versificazioni, di moda, dei temi scientifici), soprattutto tornando alle fonti del sentimento, in primo luogo con Manuel Barbosa Bocage (1765-1805), che riporta il sonetto all'intensità umana e all'equilibrio artistico perduti dopo il Cinquecento: è ormai imminente il romanzi-sismo.
675. Epoca moderna (1825-1952)
Quella romantica è appunto la prima delle sue tre fasi, che si spinge fino al 1871, anno delle cosiddette «Conferenze democratiche del Casinò di Lisbona». Rimessa violentemente in moto la vita nazionale, prima dall'invasione francese e dalla liberazione, poi dalle lotte civili fra assolutisti e liberali, due scrittori che hanno conosciuto le vie dell'esilio, João Batista de Almeida Garrett (1799-1854) e Alexandre Herculano (1810-77) comunicano alla loro letteratura le nuove idee, adattandole alle contingenze e al temperamento locale e patriottico. Il Garrett, dall'esistenza irrequieta, socialmente e politicamente fortunata, sentimento talmente inesauribile, ravviva di fine sensibilità e di acuta intuizione psicologica la propria opera lirica (soprattutto nella raccolta Fólhas Caidas, 1853), teatrale (soprattutto nel dramma Fr. Luís de Sousa, 1844) e narrativa (soprattutto nel romanzo Viagens na minha terra, 1846). Spetta poi al Garrett il merito di avere richiamato l'attenzione sulle tradizioni poetiche antiche, con la raccolta del Romance. L'inserimento culturale del P. nel resto d'Europa, però, in gran parte, ERCOLANO (v.). Oltre alla poesia, artisticamente mediocre, egli coltiva la narrazione e la storia, con un graduale passaggio dal romanzo storico alla storia propriamente detta, rivelandovi scrupolo di ricercatore di quella che all'autore pare la verità dei fatti e degli uomini. Mentre il capolavoro narrativo di Herculano è il romanzo Eurico o Presbítero (1844) - vi si affronta un tema caro alle letterature iberiche, il contrasto fra il sentimento e il dovere nel sacerdote cattolico - la sua più importante opera storica è la História do Portugal (1846-53), cui si affianca la raccolta dei Portugais Monumenta Historica. Di molto inferiore alla fama attribuita dalla tradizione nel movimento romantico è il poeta António Feliciano de Castilho (1800-75), più interessante come traduttore che come autore originale. La letteratura romantica si evolve, dando nella lirica due movimenti scivolanti verso il sentimentalismo (quelli dei giornali di Coimbra O Trovador, 1844, attorno a João de Lemos, 1818-90; e O Novo Trovador, 1851, attorno ad António Augusto Soares de Passos, 1826-60); dando nella narrativa e nella storia opere che si provano faticosamente nella scia di Herculano; ma precisandosi con valori nuovi, sempre più visibili, nel romanzo psicologico, dove soprattutto avviene il passaggio alla nuova fase, con il romanzo cosiddetto campestre di Júlio Dinis (1839-71), autore di fine psicologia nello studio dell'ambiente soprattutto di campagna (As pupilas do Senhor Reitor-Crónica de aldeia, 1866, e A Morgadinha dos Canavais, 1868) - visto con benevolenza ma senza travisamenti - e con il romanzo passionale del fecondissimo Camilo Castelo Branco (1826-90), dall'opera ondeggiante fra il romanticismo disordinato e in ritardo e la spietata acutissima osservazione, tutta moderna, del tempo e dei costumi: di lui è famoso e popolarissimo nella tradizione portoghese, per la sua atmosfera romantica e appassionata, l'Amor de Perdigo (1862), ma sono certamente più notevoli Novelas do Minho (1875) e A Brasileira de Prazins (1882), che insieme ai moltissimi altri minori del genere si possono considerare senz'altro l'introduzione al realismo. E intanto fra il romanticismo e il realismo, appartata da scuole poetiche, fiorisce la suggestiva opera lirica di un solitario cantore di amore, João da Dens (1830-96), con Flos do Campo (1868) e Campo de Flores (1893).Realista, o postromantica, è detta appunto la seconda fase dell'epoca moderna (1871-1900, morte di Eça de Queiroz). Si apre con la ribellione violenta di un gruppo di giovani studenti di Coimbra alla dittatura del vecchio Castilho, ribellione iniziatasi con quella che fu detta la «Questione di Coimbra» (1865), e precisatasi con le successe «Conferenze democratiche del Casinò di Lisbona» (1871), tenute da quei giovani, le quali, benché presto sospese dalle autorità, misero in moto il corso delle nuove idee. La rivoluzione recata da codesta generazione è la somma ideale di tre manifestazioni diverse: attorno ad Antero de Quental (v. 1842-91), che diede l'avvio alla «Questione» e che preparò le «Conferenze», il ribollire di idee sociali che per semplificare si possono chiamare socialismo (politicamente si andò poi dissolvendo quando Antero de Quental si chiuse nel suo dramma umano e nel suo mondo poetico); attorno a Teófilo Braga (1843-1924) la scuola del positivismo nella scienza e del repubblicanesimo nella politica; attorno a Eça de Queiroz (1845-1900) il mondo di scrittori dalle idee apparentemente più concilianti e dagli atteggiamenti più compassati ma di orizzonti amplissimi e di critica demolitrice e costruttrice allo stesso tempo: è il gruppo definito, da uno dei suoi membri, Oliveira Martins, dei «Vinti della Vita». Antero de Quental produce l'opera poeticamente più alta del mondo portoghese moderno, soprattutto nei Sonetos completos. L'affannosa e inesauribile ricerca culturale e letteraria di Teófilo Braga, inteso a raccogliere i Materialis para a história da civilização portuguesa, prepara i documenti che renderanno possibile un'interpretazione più calma e obiettiva del fatto letterario alla generazione successiva. E il complesso di realizzazione di pensiero e di arte dei «Vinti della Vita» raccorcia di molto la distanza che separa il P. del tempo dagli altri paesi. João Pedro de Oliveira Martins (1845-94) irrompe con decisa violenza nella tradizione storica nazionale, obbedendo alla formola - da lui stesso enunciata - che «la storia dev'essere sempre una resurrezione, e il processo artistico o sintetico sarà sempre il confacente ad essa». Nasce, così, dalle sue opere (sono fondamentali la História da República Romana, 1885; la História da civilização ibérica, 1879; la História de Portugal, 1879), un P. visto e sentito in un modo diverso dal tradizionalismo, suggestivamente inserito in un mondo pateticamente rievocato. Eça de Queiroz fa compiere al romanzo il cammino completo del realismo (O crime do Padre Amaro, 1875; O primo Basilio, 1878; Os Maia, 1880), scrutando profondamente l'anima portoghese e giungendo, nell'opera degli ultimi anni (A ilu- tre Casa de Ramires, 1897; A cidade e as serras, 1901; e le 16 lettere della Correspondência de Fradique Mendes, 1891), a coprire di un velo di contenuta eppure commossa poesia l'uomo che sta al centro della propria creazione letteraria. Ramalho Ortigão (1836-1915) nella prosa e Guerra Junqueiro (1850-1923) nella poesia chiudono idealmente il gruppo dei «Vinti della Vita»; e mentre la prosa narrativa si effonde, e anche si perde, nell'imitazione di Eça de Queiroz, si affina la prosa giornalistica (e aumenta quella delle relazioni di viaggio, che interessa anche l'Italia, ma che dà le sue pagine migliori con i libri di Wenceslau de Morais, 1854-1929, sul Giappone), riacquista serietà di studi la prosa storiografica e compare una sempre più sicura coscienza dell'erudizione (come, nel campo della filologia, con Francisco Adolfo Coelho, 1847-1919, e José Leite de Vascon-
cellos, 1858-1941; e della critica con Moniz Barreto, 1865-94).
La terza ed ultima fase, quella contemporanea, sembra oscillare fra i due estremi: aggiornamento del mondo portoghese al resto del mondo europeo e persistenza nella propria tradizione. La lirica è passata attraverso più o meno tutte le esperienze note agli altri paesi d'Europa: dal momento realista, rappresentato fra gli altri da Gomes Leal (1849-1921; ma dalla sua raccolta migliore, Claridades do Sul, del 1875, traperla una delicata spiritualità) e da Cesário Verde (1855-86, che scivola però verso il crepuscolarismo), essa è andata via via evolvendosi: ha provato il simbolismo, introdotto da Eugénio de Castro (1869-1944, che fa pensare per certi aspetti al D'Annunzio) ed elevato alla più felice espressione poetica, con un originale adattamento alla tradizione nazionale, da António Nobre (1866-1900), con Só (1898); il sialidosismo (risveglio della poesia e della teorica d'arte in senso nazionalistico), propugnato soprattutto da Teixeira de Pascoaes (n. nel 1878) e da Afonso Lopes Vieira (1878-1946); il modernismo, simboleggiato dalla personalità molteplici e sconcertante e dai valori poetici tuttora variamente valutati di Fernando Pessoa (1888-1935; Obras completas, 1945-46): nell'oscillazione fra l'arricchimento estetico e tecnico è recato dal Pessoa e l'attaccamento al passato han proseguito la sua generazione e, nel complesso, le successive fino all'attuale. Il teatro, dopo una breve fase realista di pressoché esclusiva limitazione straniera, ritrovò un interessante momento artistico nel passaggio fra i due secoli, in un suggestivo atteggiamento inaspettatamente neoromantico, con predilezione per il dramma storico, ma arricchito d'introspezione psicologica (João da Câmara, 1852-1908; Eduardo Schwalbach, 1860-1946; Júlio Dantas, n. nel 1876), per evolversi poi verso l'accentuazione di problemi sociali e l'espressione di situazioni patologiche (da Vitoriano Braga, 1888-1940, a Carlos Selvagem, n. nel 1891, ad Alfredo Cortés [1880-1945]), non senza la preoccupazione di conciliare i valori tradizionali con gli approfondimenti psicologici e le novità artistiche (da Vasco de Mendonça Alves, n. nel 1887, a Ramada Curto, n. nel 1887).
Nella prosa, il romanzo e la novella manifestano, all'aprirsi del Novecento, l'influenza di Eça de Queiroz, nella tecnica o oltre che nella scelta dei temi e nel relativo svolgimento psicologico (digno di menzione, fra i molti, Raul Brandão, 1867-1930), mentre il moltiplicali delle necessità e dei problemi sociali agisce sulla narrativa più vicina a noi, che allo stesso tempo si è andata artisticamente affinando anche grazie ai sempre più stretti contatti con la narrativa straniera: eccellono fra i romanzi e i vinti i fecondo Aquilino Ribeiro (n. nel 1885), implacabile nella disamina psicologica e sconcertante nel personalissimo stile (A via Sinuosa, 1919; S. Banoabão anacoreta e mártir, 1937; Volfrámio, 1944 ecc.), José Maria Ferreira de Castro (n. nel 1898), descrittore patetico dell'emigrazione in Brasile (Emigrantes, 1928; A Selva, 1930) e delle angustie delle classi più umili (A lá e a neve, 1947; ecc.) ed il più significativo rappresentante forse di una tradizione narrativa dichiaratamente cattolica, Manuel Ribeiro (1879-1942). Ma forse la prosa che più interessa, del P. contemporaneo, è quella rivolta alla storia della cultura in senso lato, per l'evidente acceleramento di ritmo che essa ha palesato al riguardo negli ultimi tempi. L'interpretazione della storia, infatti, ha saputo nel complesso contemperare la maturità contemporanea d'interpretazione con il proposito di opporre una diga alle esagerazioni dottrinarie di ogni tendenza: lo documenta, fra l'altro, la Revista da História (1912-28), fondata e diretta da Fidelino de Figueiredo (n. nel 1889), e nell'atmosfera della quale scrisse proficuamente, fra tutti, João Lúcio de Azevedo (1855-1933): da una pro

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