m. ivi nel 1599.
Appartiene al gruppo di artisti lombardi che cooperò,
sotto i pontificati di Gregorio XIII e Sisto V, al rinnova-
mento della città, prolungando nella plastica un manieri-
smo tra eclettico e accademico, destinato ad esaurirsi in
forme stanche e monotone, prima del rinnovamento ber-
niniano. Delle poche opere rimaste (numerose sono quelle
in stucco, distrutte) una delle migliori è il *Presepe* della
Cappella Sistina in S. Maria Maggiore, in cui P. appare
ancora fedele alla tradizione sansovinesca e d'errata ef-
fetti pittorici alla lombarda dal fondo paesistico • (Ven-
turi); la più nota è la colossale, goffissima statua di *Mose*
per la Mostra dell'Acqua Felice, nella quale il michelan-
giolismo si risolve in una vacua e teatrale ricerca di gran-
dezza. Altre opere: *Il deposito di Gregorio XIII* nella
Basilica Vaticana e i modelli dei quattro leoni alla base
dell'obelisco di S. Pietro.