PROSPERO ANTICHI, DETTO IL BRESCIANO

PROSPERO ANTICHI, detto il BRESCIANO. - Scultore, n. a Brescia, attivo a Roma dal 1580 ca., m. ivi nel 1599.

Appartiene al gruppo di artisti lombardi che cooperò, sotto i pontificati di Gregorio XIII e Sisto V, al rinnovamento della città, prolungando nella plastica un manierismo tra eclettico e accademico, destinato ad esaurirsi in forme stanche e monotone, prima del rinnovamento berniniano. Delle poche opere rimaste (numerose sono quelle in stucco, distrutte) una delle migliori è il Presepe della Cappella Sistina in S. Maria Maggiore, in cui P. appare ancora fedele alla tradizione sansovinesca e «deriva effetti pittorici alla lombarda dal fondo paesistico» (Venturi); la più nota è la colossale, goffissima statua di Mosè per la Mostra dell'Acqua Felice, nella quale il michelangiolismo si risolve in una vacua e teatrale ricerca di grandezza. Altre opere: Il deposito di Gregorio XIII nella Basilica Vaticana e i modelli dei quattro leoni alla base dell'obelisco di S. Pietro.

BIBL.: G. De Nicola, Antichi P., in Thieme-Becker, I, p. 555; G. Baglione, Le vite dei pittori, scultori, ecc., Roma 1642, p. 42; Venturi, X, III, Milano 1937, p. 574. Nolfo di Carpegna
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“PROSPERO ANTICHI, DETTO IL BRESCIANO.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 112. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/prospero-antichi-detto-il-bresciano.