PROSPERO di AQUITANIA. - Teologo gallo-romano, n. alla fine del sec. IV, m. verso il 455.
Compose, ca. il 426, il suo Carmen de ingratis in 1002 esametri (PL 51, 91-148), che è una difesa delle idee di s. Agostino intorno alla Grazia e alla predestinazione contro certi monaci di Marsiglia e di Lerins e vi riprende gli argomenti già esposti nella sua lettera a Rufino (ibid., 77-90).
Nel 428 domandò alcune spiegazioni supplementari direttamente a s. Agostino (ibid., 67-74), che gli rispose con il De praedestinatione sanctorum e il De dono perseverantiae (che formavano primitivamente una sola opera), dei quali P. fa l'apologia nelle sue Pro Augustino responsiones ad excerpta Genuensium (ibid., 187-202) in risposta ad alcuni dubbi espressi da due sacerdoti di Genova, Camillo e Teodoro. P. avrebbe anche desiderato una condanna formale delle idee professate a Marsiglia e a Lerino; ma non ottenne da papa Celestino che un appello alla concordia (ibid. 50, 528-30), rimasto, del resto, senza alcun effetto: Cassiano, infatti, pubblicò le sue Collationes, Vincenzo di Lerino il suo Commonitorium, Arnobio il giovane il suo Praedestinatus. P. replicò, difendendo appassionatamente il suo maestro, con il De Gratia et libero arbitrio contra Collatorem (ibid. 51, 213-76), Pro Augustino responsiones ad capitula obiectionum Gallorum calumniantium (ibid. 155-74) e Pro Augustino responsiones ad capitula obiectionum Vincentianarum (ibid., 177-86), scritti ca. il 432-34.
Dopo il 435, P. si stabilì a Roma, dove pubblicò le sue Expositiones super psalmos (ibid., 277-426) e molto probabilmente anche alcuni Capitula annessi alla lettera 21ª di Celestino. Nel 450 ritornò sul problema della Grazia nel suo De vocatione omnium gentium (ibid., 647-

Il pensiero di P., pertanto, subì delle variazioni: da principio agostiniano intransigente (in reazione contro Cassiano e i lerinesi), attenuò poi le sue espressioni e mitigò il suo pensiero, probabilmente sotto l'influsso di s. Leone, giungendo alla fine, intorno ai problemi della Grazia e della predestinazione, a concezioni moderate. Il Concilio di Orange (529) ricavò la maggior parte dei suoi canoni dal suo Liber sententiarum; e nell'epoca carolingia l'opera di lui tenne un posto di preferenza presso i teologi.
A torto viene attribuito a P. d'A. (l'autore è un pelagiano autentico) un carme composto verso il 415 in Aquitania, che descrive le devastazioni dei Vandali e dei Goti in Gallia e le sofferenze della popolazione che comincia a dubitare della Provvidenza divina. Scritto semplice e non senza un senso artistico.