PRATI, GIOVANNI. - Poeta, n. il 27 genn. 1814 a Campomaggiore presso Dasindo (Trento), m. a Roma il 9 maggio 1884.
La sua attività poetica si può dividere in tre periodi. Il primo (1841-52 ca.), con l'eccezione della novella Edmenegarda, comprende un gruppo di raccolte liriche tipicamente romantiche (Canti lirici, Canti per il popolo e Bollate, 1843; Memorie e lacrime, 1844; Passeggiate solitarie,
(da P. Jean Calès, Le p. F., Parigi 1918, p. III)
PRAT, FERDINAND - Ritratto.

(da P. G., Edmenagardo e Liriche, Torino 1896)
L'intervento frequente della religione nell'opera del P. è uno dei mezzi per l'innalzamento dei fatti a quell'« ideale » che vuol essere soggetto e non perpetuo della sua poesia. Così Dio può essere eguagliato a un nebuloso ineluttabile destino, e come tale divenire persuasore di passione e di male, mentre altre volte la religione si identifica con la morale comune e con gli affetti gentili e familiari del poeta; altrove religione e amore sono mischiati in un modo che lontanamente presannuncia il Fagazzaro; caduta e cristiana redenzione sono prediletti come elementi patetici e di effetto; la preghiera diviene motivo musicale e scenografico.
Politicamente, il P. passò da una entusiastica adesione agli atteggiamenti di un papato contemplato come liberatore e pacificatore (secondo ideologie che risentono di quelle del Gioberti e del Balbo) ad una distinzione tra l'opera dell'uomo e quella del pontefice nell'attività del Papa successiva al '48 (A Ferdinando di Barbone, in Canti politici). Essa preludeva ad un'analoga distinzione fra Stato e Chiesa, cui si attenne il P. dopo la proclamazione del Regno d'Italia. Si professò credente, come nelle altre, così nella fase finale della sua vita (Discorso al Senato del 7 giugno 1876). Difficilmente persuasivo appare invece il tentativo di ricondurre nell'ambito della religione il naturalismo panico di quella stessa fase, che è d'altronde di natura specialmente artistica.
BIBL.: sources