ISIDE (ISIS; EGIZ. I.T [« SEGGIO »]; GR. 'IΣΙΣ)

ISIDE (ISIS; egiz. i.t [« seggio »]; gr. 'Iσις). -

I. GENERALITÀ

La più nota divinità egiziana femminile. Ebbe come centro originario di culto il Delta, forse la città di Buto. Le antiche testimonianze ne rivelano il carattere di divinità cosmica, personificante il cielo, per cui fu presto assimilata ad Hathor e alla stella Sirio (Sothis).

Ma questi aspetti primitivi scomparvero di fronte a quella che si può definire la fortuna di I., cioè di essere Osiride (v.) in qualità di sposa fedele, Horo (v.). La triade I. - Osiride - Horo è la più celebre del pantheon egiziano. Come si sia giunti a questo accostamento di I. ad Osiride non è dato stabilire con certezza; potrebbe essere dovuto alla casuale vicinanza dei relativi santuari (cf. K. Sethe, Urgeschichte und älteste Religion der Ägypter, Lipsia 1930, § 63). Secondo la leggenda, I. ricompose amorevolmente il cadavere di Osiride smembrato da Seth, poi, trasformatasi in uccello, ridiede vita allo sposo ventilandolo con le ali. Successivamente, divenuta madre di Horo, protesse il bimbo dalle persecuzioni di Seth allevandolo in segreto fra pericoli di ogni sorta. La vitalità e la popolarità del culto di I. si riconmettono appunto con i suoi aspetti di sposa e madre esemplare.

Con l'avvento dell'età ellenistica mentre da un lato

I. venne accostata per sincretismo alle divinità greche (I

Afrodite; I.-Tyche; I.-Demetra; I.-Artemide; I.-Ecate) dall'altro acquistò carattere di divinità universale: « la bella essenza di tutti gli dèi » (Pap. Oxyr., XI, 1381, linea 126). Alessandria divenne il centro di irradiazione del culto di I. alla quale fu associato Serapide (l'Apis defunto), dio nazionale adottato dai Tolomei. Patrona del porto di Alessandria e protettrice dei naviganti ('Iσις πελάγια') essa conquistò a poco a poco i porti del Mediterraneo dove risiedevano colonie di mercanti egizi, incontrando anche il favore delle popolazioni

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ISIDE - Statua ellenistico-romana (sec. II d. C.) - Musei Vaticani, Braccio Nuovo.
(fot. Gal. Musei Vaticani)
locali. A Creta, Rodi, Smirne, in Grecia ed in Italia meridionale sorsero comunità di fedeli di I. e Serapide.

A Roma i culti isici raggiunsero uno sviluppo tale che il Senato tra il 59 e il 48 a. C. si vide costretto a emanare severe misure repressive contro un movimento che metteva in pericolo la religione dello Stato. La persecuzione si inasprì sotto Tiberio dopo un fatto scandaloso avvenuto nel 19 d. C. Invece Caligola promosse la costruzione di un grandioso santuario dedicato ad I. nel Campo Marzio, ampliato successivamente da Domiziano e adornato con monumenti importati dall'Egitto. Il culto di I. si spinse anche al nord dove è testimoniato in Britannia, Gallia e Germania. Le ultime feste pubbliche in onore di I. furono celebrate a Roma nel 394 d. C., mentre in Egitto l'ultimo tempio di I. officiato fu quello dell'isola di File, presso la prima catteratta.

II. RITI E MISTERI

In età faraonica I. compare nei cosiddetti misteri (specie di sacre rappresentazioni a carattere liturgico) di Abido e in alcuni veri e propri drammi teatrali recitati da attori profani. Argomento fondamentale era la leggenda di I. ed Osiride, con particolare riguardo agli episodi patetici. Però il carattere frammentario dei testi non permette una conoscenza concreta di questo aspetto rituale-drammatico del culto isico.

Durante l'epoca ellenistica I. fu centro, nei paesi del mondo mediterraneo, di un culto misterico i cui elementi rituali sono stati in forma velata descritti da Apuleio di Madaura (sec. II d. C.) nel I. XI delle Metamorfosi. Egli, che si nasconde sotto il nome di Lucio, descrive la cerimonia iniziatica a cui fu ammesso a Corinto dal sacerdozio isico dopo una serie di digiuni, astinenze e preghiere alla dea, narrando di essere sceso nell'Ade, di aver attraversato gli elementi del cosmo, di aver contemplato il Sole corruscante e di aver salutato gli dèi superi ed inferi. Il giorno seguente, rivestito di dodici stole e seduto su di un trono, ricevette l'omaggio dei confratelli già iniziati. Egli subì dunque un rito di se-

poltura, contemplò o mediante figurazioni, il cui meccanismo è ignoto, o mediante un sonno estatico, il mondo di oltretomba, regno di Osiride-Sole, donde tornò nel mondo assimilato al dio e perciò venerato come un nuovo Osiride dai confratelli. Si tratta dunque della solita vicenda di morte e resurrezione, propria dei misteri alla quale egli è ammesso per intercessione di I.

Fra le grandi feste pubbliche la più famosa era quella primaverile dell'Isida navigium, in cui i fedeli e i sacerdoti invocando la dea come patrona dei naviganti scendevano in processione alla riva del mare abbandonando un battello sacro alle onde (Apuleio, Met., XI, 8-17; Firmico Materno, De err. prof. relig., 2). Questa festa segnava l'inizio della ripresa della navigazione dopo i mesi invernali. Altra cerimonia importante si svolgeva in novembre per tre giorni consecutivi, destinati a commemorare le dolorose peregrinazioni di I. in cerca di Osiride e culminava con il felice ritrovamento (inventio) dello sposo (cf. Giovenale, VII, 29).

Queste celebrazioni religiose avevano un carattere pubblico o semipubblico, mentre quelle segrete erano riservate agli iniziati dai quali si richiedeva una rigorosa purezza interna ed esterna, l'astinenza da alcuni cibi in determinati periodi e l'obbligo del segreto assoluto circa i riti mistici. Queste privazioni erano largamente compensate dalla gioia di poter servire: «la santa, eterna protettrice del genere umano, sempre generosa di favori verso i mortali, che elargisce un affetto materno nelle sventure» (Apuleio, Met., XI, 25).

III. ICONOGRAFIA

I. appare antropomorfa con in capo il segno geroglifico del proprio nome (il seggio) ovvero con l'acconciatura di Hathor (disco solare che campeggia tra due corna bovine liriformi). Alle volte, in riferimento alla leggenda, è raffigurata alata, nell'atto di ventilare Osiride. Immagine comune di I. è quella rappresentata nell'atteggiamento di allattare il figliolotto Horo (Arpocrate). In età greco-romana appare anche sotto l'aspetto di serpente urèo.

Attributi che caratterizzano I. sono il sistro e la situla per la libagioni.

BIBL.: E. Meyer-W. Drexler, in Roscher, Lexicon, II, pp. 360-548; F. Cumont, Les religions orientales dans le paganisme romain, 4ª ed., Parigi 1929, pp. 69-94; I. Vandier, La religion égyptienne (Mana, 1), Parigi 1944, V. indice. Sergio Bosticco
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“ISIDE (ISIS; EGIZ. I.T [« SEGGIO »]; GR. 'IΣΙΣ).” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 167. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/iside-isis-egiz-i-t-seggio-gr-isis.