ISERNIA E VENAFRO, DIOCESI DI

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ISERNIA e VENAFRO, DIOCESI di. - Diocesi unite, suffraganze di Capua, in Campania. In una superfice di kmq. 714 si ha una popolazione di 53.000 ab., tutti cattolici, con 41 parrocchie, 68 sacerdoti diocesani e 7 regolari, un seminario, 2 comunità religiose maschili e 5 femminili (1949).

Le origini di I. si perdono nella leggenda. Secondo l'opinione oggi più accreditata, risalirebbero agli Osci, come è documentato da numerose iscrizioni rinvenute e dallo stesso nome Aisernion, ritrovato su certe monete e che in lingua osca significa sasso, e quindi città edificata sui sassi. Fu colonia romana con diritto monetario fin dal 265 a. C.; a Roma restò sempre fedele. Ebbe una preminenza su tutte le città sannitiche, anche durante le guerre sociali. Le origini cristiane di I. risalgono al sec. V. Il primo vescovo cui accenna l'Ughelli è un s. Benedetto, non bene identificato, del quale si conserva il corpo sotto l'altare maggiore della Cattedrale. Succedono poi altri nomi sporadici nella serie dei vescovi fino al 942; da allora la serie diventa ininterrotta. Nel 1182 papa Lucio III pose sotto la protezione pontificia la diocesi di I. unendole l'altra vicina di V. Nel 1302, le due diocesi furono di nuovo unite da Adenoflo arcivescovo di Capua e affidate a un tal vescovo Gerardo, la cui bolla di consacrazione, recante anche i limiti della diocesi, è conservata nell'Archivio storico della Cattedrale. Separata di nuovo, le due diocesi vennero definitivamente unite nel 1852. La città di I. fu rasa al suolo da vari terremoti, nell'847, nel 1349 e nel 1456; s'aggiungano le distruzioni e gli incendi operati durante le guerre che devastarono la penisola durante il medioevo. La cattedrale di I. è stata più volte riedificata, anche ultimamente dopo i bombardamenti del sett. 1943, sotto i quali perirono ca. 4000 persone. I. è la patria di s. Celestino V., papa. La cattedrale di I. è dedicata a s. Pietro; quella di V. alla Madonna di Loreto. V. VENAFRO.

BIBL.: Ughelli, VI, pp. 366-405 e 570-586; Lanzoni, I, pp. 176-77, 379-80; R. Garrucci, Storia di I. Napoli 1848. Gennaro Auletta