PRATO, DIOCESI di. - Città e diocesi in Toscana, unita a Pistoia (v.). La diocesi, istituita nel 1653 con lo smembramento di una parte del territorio della diocesi pistoiese, abbraccia la valle del Bisenzio e si estende quanto il municipio della città, in più il comune di Vaiano. Confina con le diocesi di Pistoia e di Firenze. Nel 1916 furono aggregate alla diocesi di P. 12 parrocchie dismembrate dalla diocesi di Firenze, 28 dismembrate dalla diocesi di Pistoia. Conta 83.000 ab., 49 parrocchie; 5 vicariati foranei; 4 case religiose maschili, 30 case religiose femminili. Il numero dei sacerdoti secolari ascende a 62; i sacerdoti regolari sono 31. Ha un seminario fondato da mons. Gherardi nel 1682; sua prima sede fu la badia di Grignano, oggi occupa l'antica badia di S. Fabiano. Il patrono della diocesi è S. Stefano.
I. STORIA CIVILE
Pratum è situata sulle rive del Bisenzio. In origine era un piccolo borgo, Borgo al Cornio: come altre località di quella valle sotto il dominio dei conti Alberti. Più tardi si rese a comune ed ebbe i suoi consoli. Fece parte della lega guelfa in Toscana e ne seguì le vicende. Ma dalla metà del sec. XIV divenne possesso di Firenze e con essa divise e confuse la sua storia; e quando Firenze subì l'assedio delle armi imperiali, P. soffrì per opera degli Spagnoli un crudele saccheggio (1512). Oggi è una popolosa città, ricca di industrie e di opifici, da cui attinge motivo di continua espansione.II. STORIA RELIGIOSA
La popolazione, abitante la località che poi ebbe il nome di P., aveva la sua chiesa dedicata ai ss. Stefano e Lorenzo, almeno fino dal sec. VI, avendo nel 530 il papa Felice concesso indulgenza prenaria per le solennità dei santi titolari. Nel 1133 papa Innocenzo II prese tale chiesa sotto l'apostolica protezione: se non che clero e popolo di P. dettero frequenti segni di insubordinazione al vescovo di Pistoia, loro legittimato pastore. All'inizio del sec. XV un forte contrasto si delineava fra il proposto di P. e il vescovo di Pistoia, contrastando il primo, con rogito di notaro, al secondo, il diritto di fare l'ostensione al popolo di una religione, venatoria allora, e venerata anche oggi in P. sotto il nome di S. Cintola. A sanare tale situazione la signoria di Firenze nel 1409 chiese ad Alessandro V l'eruzione della chiesa pratese a cattedrale. Non accolta la richiesta fu motivo che Pio II nel 1460 sottraesse alla giurisdizione del vescovo di Pistoia la chiesa di P. costituendola prepositura nullius dioeceses. Essendosi poi il territorio notevolmente accresciuto, Innocenzo X con sua bolla del 22 sett. 1653 eresse a cattedrale la prepositura pratese ed eresse il borgo a città, smembrandola dalla diocesi di Pistoia ed unendola, come nuova diocesi, ad essa aequa principaliter. Da allora la storia religiosa di P. si identifica con quella di Pistoia.III. PERSONAGGI ILLUSTRI
Oltre Caterina de' Ricci, fiorentina, che illustrò della sua santità il chiostro domenicano di P., sono da ricordare il card. Niccolò da P., paterne in Firenze fra Neri e Bianchi; mons. A. Martini, il noto traduttore della Bibbia e arcivescovo di Firenze; mons. Giovacchino Limberti, che da canonico della sua cattedrale divenne arcivescovo di Firenze, consacrato dallo stesso Pio IX. Fra i laici lasciò fama d'insigne pietà nello scorso secolo Cesare Guasti, nome ben noto nella nostra letteratura.IV. ARTE
Nella cerchia poligonale delle sue mura aperte da 5 porte P. non presenta più l'aspetto di città turrita che ancora conservava nel '700; ma tra le costruzioni rimaneggiate e quelle moderne, erette per le esigenze della sua vita di attivo centro industriale laniero, molti sono i monumenti che testimoniando del suo passato con forme che riflettono per lo più potenti e ricche città vicine.1. Architettura
Scomparse o ridotte a pochi avanzi le costruzioni anteriori al 1200 (i resti della primitiva cerchia delle mura, risalenti al principio del sec. XII; la chiesa della badia di S. Fabiano, sorta intorno al 1000, la cui facciata reca uno dei primi esempi di decorazione policroma toscana; i ruderi della chiesa di S. Barnaba incorporati nell'Ospedale) i più antichi monumenti pratesi possono considerarsi il Duomo ed il castello dell'Imperatore, che risalgono entrambi al sec. XIII. Il castello dell'Imperatore, che la leggenda dice eretto da Federico II con il lascito del pratese Panfollia Dagomari morto nel 1233, è in realtà una radicale ricostruzione, sui ruderi di un più antico castello, voluta da Federico d'Antiochia, figlio naturale di Federico II, vicario della Toscana con il titolo regio, verso il 1248. Quadrangolare, rafforzato da potenti torrioni agli spigoli e alla metà dei lati, ricorda.
Prati. Giovanni - Ritetto.
PRATO, DIOCESI di - Antica arca dove si conservava la S. Cintola. Pannello con la Morte della Vergine (sec. XIV).
nella pianta il Castello Ursino di Catania e nel portale il Castel del Monte presso Andria, sicché pare verosimile che vi abbiano lavorato maestranze federiciane.
Il Duomo, esistente fin dal sec. x con il nome di Pieve di S. Stefano di Borgo al Cornio, sorse con l'attuale costruzione nella prima metà del sec. XIII, probabilmente per opera di Guido Bigarelli da Como, detto Guidetto. Il primitivo aspetto romanico si osserva ancora sia nel fianco meridionale, con la serie delle arcatelle gemine di bianco lunense e di verde di P.; sia nelle tre navate longi-tudinali, separate da grandi arcate bicolori. L'arte gotica impressa un nuovo aspetto alla Cattedrale (dove il pratese Michele Dagomari aveva deposto la S. Cintola, rinnovata, secondo la leggenda, in Terra Santa. La costruzione di una cappella per la S. Cintola nel vano della prima arcata indusse nel 1365 all'erezione di una nuova facciata a ridosso della prima, visibile ancora nell'inter-capedine che Niccolò d'Arezzo, detto il «Pela», già noto per i lavori in S. Maria del Fiore, esegui con triplice ripartizione a lesene e fasce bicolori. Analoga vicenda subì il Campanile, in antico massiccia torre romanica con tre piani di bifore, poi sopraelevato di altri due da Niccolò di Cecco del Mercia da Siena e da San suo figlio. Al sec. XIII appartiene anche il bel chiostro di cui resta un solo lato, incorporato nel Palazzo vescovile.
Tra gli edifici civili sono da ricordare il Palazzo Pretorio, che dal 1910 ospita la Galleria comunale, il massiccio edificio della Pia Casa dei Ceppi, già residenza del mercante pratese Francesco di Marco Datini, le cui muri recano avanzi di affreschi di Niccolò di Pietro Gerini, raro esempio di decorazione esterna di casa trecentesca. Tra le costruzioni religiose del periodo gotico vanno ricor-date le chiese di S. Francesco della seconda metà del '600, ma con facciata più tarda rinascimentale a fasce bicolori a fastigio triangolare, e quella di S. Domenico, iniziata nel 1281, slanciata e grandiosa, arricchita sul fianco sinistro di una serie di avelli sormontati da arcate gotiche di tipo pisano e fiorentino. Il Rinascimento non rinnovo l'aspetto della città già improntato dal gotico, limitandosi a qualche rifacimento o alla costruzione di qualche palazzo (Palazzo Pugliesi); ma creò in P. uno dei suoi più puri capolavori architettonici, S. Maria delle Carceri, di Giuliano Giambetti da Sangallo. Costruito nel 1485-1492, l'edificio del Sangallo, a croce greca con due ordini sovrapposti, rivestito da marmi bianchi e verdi, rivela la discendenza dal Brunelleschi. L'interno, invece, benché ripeta forme e decorazioni della Cappella dei Pazzi, ha respiro già cinquecentesco nell'ampiezza delle proporzioni. Il Settecento lasciò la sua impronta nella bella costruzione del Convento nazionale Cicognini, sorto nel luogo della Badia di Gragnano.
2. Scultura
Perdute in massima parte le sculture romaniche e gotiche (rimane però nel Duomo la bellissima Madonna della Cintola [1317], ultima opera di Giovanni Pisano) la città riflette nella decorazione plastica lo stile della scuola fiorentina del '400.Sporgente dallo spigolo della facciata del Duomo, il Pergamo della S. Cintola, costruito (1433-38) per la esposizione della reliquia, in sostituzione di quello gotico di Niccolò di Cecco del Mercia, già sorgente sul fianco meridionale, è opera di Donatello non senza l'intervento del collaboratore Michelozzo, nella balaustra ornata di putti danzanti; mentre spetta a Michelozzo l'armonico baldacchino e la fusione in bronzo del mirabile capitello modellato dal grande compagno. Altre opere della scuola fiorentina decorano il Duomo: la finissima cancellata della cappella della S. Cintola, lavoro di Bruno di Ser Lapo Mazzei da Firenze e di Pasquino di Matteo da Montepulciano; il pulpito di Mino da Fiesole e Antonio Rossellino (1473), immaginato dal fiesolano come una grande acquasantiera; la bella Madonna del Tabernacolo dell'Ulivo di Benedetto da Maiano (ai fratelli si deve la costruzione del Tabernacolo e la Pietà del basamento); la Lunetta in terracotta invertita di Andrea della Robbia sul portale (altre opere dello stesso artista sono sparse in varie chiese della città). Della decorazione plastica dei secoli successivi basterà citare la Fontana del Bacchino, ora nella Galleria comunale, che Ferdinando Tacca esegui (1657-1665) per la piazza del Comune, dove è sostituita da una copia.