PROVIDENTISSIMUS DEUS. - Lettera enciclica di Leone XIII (18 nov. 1893) diretta a promuovere e disciplinare gli studi della S. Scrittura (Acta Leonis XIII, 13 [1893], pp. 326-64; Acta Sanctae Sedis, 26 [1893-94], pp. 269-92; Enchiridion Biblicum, Roma 1927, nn. 66-119).
Il prologo, presentata la Scrittura come fonte di rivelazione soprannaturale, dichiara che scopo della lettera è difendere il patrimonio di quella e incrementarne lo studio. La 1ª parte dimostra l'eccellenza della S. Scrittura e l'importanza del suo studio dall'uso che ne hanno fatto Cristo e gli Apostoli, dalla ricchezza dei suoi insegnamenti dogmatici e morali, dalle affermazioni e dalla prassi dei Padri e della Chiesa (Ench. Bibl., nn. 66-84). La 2ª parte, indicate rapidamente le posizioni degli avversari della Bibbia, espone le norme da seguirsi nell'insegnamento di questa, a cominciare dalla preparazione dell'insegnante, del quale si tracciano i compiti, per l'introduzione e per l'esegesi. In questa prenderà come fondamento la Volgata, senza trascurare i testi originali e le altre versioni, e seguirà le regole d'interpretazione comunemente accettate: esame accurato delle parole in se stesse, del contesto e dei passi paralleli, con il sussidio di tutte le cognizioni, anche profane, che aiutano a comprendere il testo sacro (ibid., nn. 85-92). Per intendere il senso, talora assai recondito, delle Scritture, l'esegeta non perda mai di vista il magistero della Chiesa, depositaria delle medesime e interprete autorizzata, l'analogia della fede e l'interpretazione dei Padri. Potrà l'interprete cattolico giovarsi anche degli studi degli eterodossi, ma tenendo presente che questi non possono giungere al midollo delle Scritture. La Bibbia va studiata in funzione della teologia, di cui deve essere l'anima. A sua volta, una soda formazione teologica e l'attaccamento al magistero della Chiesa renderanno l'interprete atto a difendere il patrimonio dei libri sacri (ibid., nn. 93-102). Per assolvere più efficacemente questo compito difensivo, sia esso fornito della conoscenza delle lingue antiche, di quelle, particolarmente, in cui la Bibbia fu scritta, nonché di una sana critica, non dimenticando poi mai che la Bibbia, non avendo intendimenti scientifici, fa uso spesso di un linguaggio corrente e popolare, anche dove tocca, o sembra toccare, le scienze. Nessun contrasto può esserci tra le notizie date dalla Bibbia e quelle della storia profana bene accettate (ibid., nn. 103-109). Canone supremo per la retta interpretazione e la difesa della Scrittura è il fatto della sua ispirazione divina e della conseguente immunità dall'errore (ibid., nn. 110-12). Chiude l'enciclica un'esortazione (ibid., nn. 113-19) a tutti i cattolici ad approfondire gli studi biblici o a cooperare, in qualche modo, al loro progresso. Li promuovano per primi i vescovi e tutto il clero si dedichi « a studiare le sacre lettere con sommo affetto di riverenza e di pietà » (ibid., n. 119).
La P. D. ha segnato un deciso rifiorimento degli studi biblici tra i cattolici e una difesa contro l'incipiente crisi modernista. Superata questa per l'intervento energico del b. Pio X (encicl. Pascendi), Benedetto XV (v. SPIRITUS PARACLITUS) riprenderà e applicherà gli insegnamenti e preciserà alcuni punti controversi dell'enciclica leoniana; alla quale, quarant'anni dopo (30 sett. 1943), si riallacerà la Divino afflante Spiritu (v.) di Pio XII, per dare uno sguardo al cammino compiuto dall'esegesi cattolica dopo lo storico documento di Leone XIII e prendere posizione di fronte a nuovi problemi maturati nel frattempo.
Bibliografia6 opere
Teodorico da Castel San Pietro