Il suo bisavolo Giacomo (1721-81) fu organista compositore di musica sacra e direttore della cappella del Duomo. Altrettanto celebrati maestri furono il nonno Domenico e lo zio Antonio, nonché il padre Michele, i quali scrissero molta musica sacra e profana. G. P. fece i primi studi nella città natale ove si produsse con alcuni mottetti che piacquero. Per munificenza della regina Margherita poté frequentare il Conservatorio di Milano, ove si perfezionò sotto il Bazzini e il Ponchielli. Nel 1884, esordì con Le Villi che ebbero lieto successo; non piacque l'Edgar, ma presto si riebbe con la Manon, cui seguirono la Boheme, Madama Butterfly, La Fanciulla del West, il trittico Suor Angelica, Gianni Schicchi, Il Tabarro. La morte lo colse alle ultime pagine della Turandot che F. Alfano completò sulle tracce di appunti dell'autore. Scrisse inoltre una Messa solenne a 4 voci con orchestra, l'Inno a Roma, qualche cantata e due pezzi per piccola orchestra.
Nonostante le critiche mossegli, P. rimane un opera di dalla vena limpida e canora, un musicista di talento e un armonista raffinato.