PURIFICATORIO (ABSTENUORUM, EXTERSORIUM)

PURIFICATORIO (abstenuorum, extersorium). — Piccolo rettangolo di lino (cm. 25/30 x 40/50) che serve nella Messa per asciugare le dita, le labbra ed il calice dopo la seconda abluzione, per purificare la patena prima di deporvi l'Ostia consacrata dopo il «Pater noster»; e il calice prima di infondervi il vino e l'acqua all'Offertorio.

Fino a questo momento, come anche dopo l'abluzione, il p. sta piegato sul calice, sopra o sotto la patena (Decr. Aut. S. Rit. Congr., n. 2572, 14 e 15). Dall'Offertorio sino all'abluzione il p. si trova disteso sul corporale a destra del celebrante. Era necessaria la purificazione del calice e delle dita, perché non rimanessero residui

degli elementi consacrati, ma gli scrittori ecclesiastici non indicano panni speciali per tale purificazione.

Le « consuetudines Cluniacenses » sono le prime ad accennarvi mentre le « consuetudines » di S. Vittore di Parigi distinguono le « terorias » per la purificazione del calice e le « mappulae » per quelle delle dita del sacerdote dopo la s. Comunione. Nell'Ordo Rom. XIV, 33, il papa aveva un terroso per purificare le dita e le labbra. Il nome di p. occorre in un inventario del Tesoro papale del 1295. Nel sopradetto inventario i p. si conservano in un « copertorio », i corporali nel « repositorio ». L'uso del p. divenne generale con il Messale romano di Pio V. Non è prescritta una benedizione speciale per il p. (Decret. auth., 2372 ad 12 ct 13). Una croce ricamata nel mezzo del p., già menzionata da s. Carlo Borromeo, distingue il p. dal manutergio usato per il « Lavabo ». La prima lavanda dei p. deve essere fatta da chierici (CIC 1306, 1. 2).

BIBL.: J. Braun, Handbuch der Paramentik, Friburgo 1912, pp. 242-43.