QUESTIONS SOCIALI

QUESTIONS SOCIALI. - «Sociale» è un termine di uso comune, sempre adoperato per indicare ciò che si riferisce alla società. Nel medioevo si parlava di pactum sociale. Quando però si parla di «q. s.» o di «scienze sociali», il suo significato viene abitualmente ristretto.

I. EVOLUZIONE DEI TERMINI

1. L'aggettivo «sociale» e i termini affini

Stando all'etimologia, «sociale» equivale a «politico», derivando l'uno dal latino, l'altro dal greco;

lo scopo preciso di risolvere le q. s. Differiscono enormemente dai movimenti politici che tendono a cambiare la forma dello Stato o ad impadronirsi di esso. È vero che in un determinato momento i movimenti sociali, come quelli operai o familiari, possono ritenere necessari esercitare una pressione sullo Stato o anche rivendicare una riforma politica, p. es., il suffragio universale o quello familiare, per raggiungere più agevolmente i loro obiettivi; ma, di per sé, tale aspetto politico non costituisce che un episodio accidentale dei movimenti sociali, presi nel senso suesposto.

Il socialismo, invece, lega il movimento sociale allo Stato e vuole lo Stato come agente principale, se non unico, della riforma sociale. Nel socialismo, perciò, il movimento sociale è in primo luogo politico. Come primo obiettivo dei comunisti appare invece quello di afferrare il potere per imporre d'autorità le riforme sociali da loro ritenute necessarie.

L'azione sociale, infine, tende alla riforma sociale, ed è caratterizzata dall'influenza che esercita sulle istituzioni e dalla sua struttura che è di natura collettiva; si oppone quindi all'azione individuale, che tende a fare del bene ad una persona, senza preoccuparsi della riforma della società. L'elemosina, p. es., con cui si viene in aiuto ai poveri senza tuttavia influire sulle istituzioni anche se proprio tali istituzioni sono causa totale o parziale del bisogno in cui vengono a trovarsi i poveri, è un fatto di natura individuale. L'azione, invece, con cui si cerca di introdurre un sistema di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro rientra nell'azione sociale.

II. Portata della Q. s. -

I. Agenti del mondo contemporaneo che hanno influito sui movimenti sociali

Per quanto vi sia sempre stato un certo interesse ai problemi sociali, l'agitazione sociale del sec. XIX appare un fenomeno completamente nuovo, e ciò in dipendenza, senza dubbio, di due aspetti singolari della vita sociale del tempo.

In primo luogo, il regime parlamentare dischiude una nuova mentalità: quella di far partecipare direttamente i cittadini alla vita pubblica. Il regime parlamentare, anche se non universale e realizzato in modi assai diversi, diffonde tuttavia nel mondo la idea che tutti i cittadini debbano interessarsi delle condizioni della vita collettiva, e con ciò in tutte le nazioni vengono a costituirsi gruppi o movimenti con la finalità di fare riforme. Quest'ansia di riforma sociale giunge sino ad impegnare i governi totalitari che si sono sviluppati nel sec. XX. I quali governi differiscono profondamente, nelle loro preoccupazioni sociali, dagli antichi governi. Lo spirito di riforma sociale è d'altronde legato allo spirito democratico. Le classi privilegiate sono sempre conservatrici e rimangono ancora oggi attaccate all'idea che le riforme sociali siano impossibili oppure nocive, anziché utili. Nei paesi in cui le vecchie classi conservatrici hanno ancora il monopolio della cosa pubblica, le q. s. vengono agitate soprattutto dagli stranieri. Lo sviluppo delle q. s. segue immediatamente lo sviluppo generale della civiltà contemporanea, che si estende in ogni campo. Dalla fine del sec. XVIII il mondo è in evoluzione. Un tempo, l'ideale sociale era un ideale di stabilità, tanto nella vita tecnica che nei costumi, nelle istituzioni, nelle consuetudini familiari e sociali. Nel mondo contemporaneo i continui cambiamenti che si avvicendano in tutti i campi hanno come conseguenza di abituare l'individuo a tali cambiamenti e di affievolire in lui l'opposizione sistematica, propria dell'idea conservatrice. D'altro canto l'estensione della civiltà porta a credere che un progresso è possibile, anzi che qualsiasi progresso sia possibile. Ma se si possono creare condizioni migliori di vita alla collettività sorge il dovere di adoperarvisi. Il pro

gresso o la riforma sociale divengono, perciò, obbligo fondamentale degli uomini riuniti in società e maturano nell'ansia tormentosa di respingere le condizioni sociali che incidono dolorosamente su determinate classi, e nella fiducia di poter rimediare, mediante l'organizzazione sociale, a tutti i malanni.

2. Origine della q. s. - Si parla spesso della q. s. come se essa si riducesse ad una soltanto: quella operaia. In realtà le q. s. sono numerose, ma la questione operaia è stata la prima ad essere agitata con grande apparato rivoluzionario, per cui i movimenti sociali sono pressoché tutti movimenti operai.

Essa si riferisce non tanto al fatto che la condizione degli operai sia sempre peggiore di quella delle altre classi, p. es., dei contadini, ma piuttosto al fatto che la rivoluzione industriale del principio del sec. XIX ha trasformato rapidamente, peggiorandole, le condizioni della classe operaia e che, inoltre, i primi paesi industrializzati sono stati anche i primi paesi ad instaurare il regime parlamentare. Tali paesi ad assetto industriale e parlamentare erano quelli stessi che si trovavano allora a capo del movimento intellettuale nel mondo: da essi si irradiavano le nuove idee, diffuse da scrittori di risonanza internazionale; essi, infine, dominavano politicamente il mondo e costituirono nel sec. XIX gli Imperi coloniali. Questo complesso di ragioni spiega perché la questione operaia si presentò come la q. s. per eccellenza.

Dovunque si sviluppi la grande industria, sorge la stessa crisi operaia, con salari inadeguati, con agglomeramenti umani in quartieri malsani, ecc. Non appena una regione si industrializza, si agita perciò arditamente la questione operaia mentre la questione agraria, p. es., è una questione vecchia, riproposta più volte nel corso dei secoli. Questo spiega l'apparente paradosso per cui in Cina, dove gli operai addetti all'industria costituiscono forse l'1 % della popolazione, sembra che la q. s. s'indentifichi con la questione operaia. Lo stesso si dica dei paesi dell'America del sud, nei quali l'industrializzazione è poco sviluppata. In Italia, la q. s. è in primo luogo operaia nel nord, agraria nel sud.

3. Evoluzione della q. s. - La questione operaia è, dunque, la q. s. sollevata per prima. Dinanzi alla miseria e all'avvenire incerto degli operai, si vide la necessità di assicurare loro condizioni migliori di vita. Lo sforzo fu diretto ad aumentare i salari, diminuire la durata del lavoro, eliminare determinati abusi, come il lavoro dei fanciulli e delle donne, ecc. Per realizzare tutto questo, si dovettero rivendicare alcune riforme istituzionali, come il diritto sindacale e il suffragio universale. Fatti poi alcuni progressi nei paesi più evoluti, si pensò alla sicurezza degli operai e si presentarono così le questioni riguardanti l'assicurazione sociale, le previdenze contro gli infortuni della vita professionale, l'assicurazione contro la disoccupazione. Attualmente si sta facendo strada il terzo tempo, per così dire, delle rivendicazioni; cioè le condizioni morali della vita degli operai, le quali esigono riformare atte ad innalzare la dignità. Da questa tendenza scaturirono i sistemi per interessare l'operaia allo sviluppo dell'azienda e immetterlo nella direzione. I diversi modi di consigli di impresa e di cogestione che si stanno eseguitando, mirano, oltre che ad un miglioramento materiale della classe operaia, all'innalzamento del suo prestigio morale.

Se nel campo operaio tale evoluzione raggiunge l'espressione più alta, contemporaneamente essa ha come risultato di estendere la q. s. ad altri problemi molto lontani dalla questione operaia.

4. Diversità della q. s. - In molti paesi la questione agraria, come s'è accennato, è più grave di quella operaia e scaturisce dalla miseria della classe agricola. Abbraccia molte questioni particolari che hanno peculiari caratteristiche secondo i paesi ed è connessa alla maggior parte delle altre q. s. Siccome la popolazione di tutto il mondo, anche ai giorni presenti, è in prevalenza dedita all'agricoltura, la riforma agraria viene spesso a coincidere con la soluzione di altre questioni, anzi la sua soluzione presuppone altre questioni. Per questo, una delle cause della

miseria degli operai è dovuta alla miseria dei rurali, che si sentono spinti a cercare in città i loro mezzi di sussistenza, assoggettandosi alle più gravose condizioni. Ciò non avverrebbe, qualora essi trovassero in campagna condizionati meno disagiate. D'altra parte, l'aumento della popolazione che si verifica nelle campagne rende necessaria il fenomeno migratorio non solo verso la città, ma spesso, nei paesi stranieri. E sorge così una nuova questione di ordine internazionale, quella dell'emigrazione. Le q. s. internazionali sono state finora risolte ancor peggio della q. s. in seno alle singole nazioni.

A poco a poco, durante il sec. XX, si sviluppa poi l'idea di una organizzazione generale della società che renda possibile ad ogni uomo il suo pieno sviluppo. Per rendersi conto dei numerosi aspetti nei quali può tradursi questa formula generica, basta guardare il tit. I e II della Costituzione italiana, la quale è indubbiamente, sia per il tempo in cui è stata emanata, che per la sagacia di quanti vi hanno atteso a redigerla, la più rappresentativa dell'epoca attuale.

La Costituzione proclama (artt. 23-25) il diritto della famiglia e il dovere dello Stato di assicurare alla famiglia le condizioni necessarie alla sua formazione, alla sua tutela e al suo sviluppo. Lo Stato deve, perciò, prendere le misure necessarie per dare a tutti la possibilità di contrarre il matrimonio, di allevare i figli, anche se numerosi, e di poterli educare.

Essa proclama il diritto alle cure mediche per tutti i cittadini, come pure il diritto per tutti i bambini di accedere a qualsiasi grado di istruzione «anche se mancano di mezzi finanziari» (art. 28). Tutto ciò, come si vede subito, va molto al di là della questione operai.

Altre q. s. sono proprie di altri paesi. È il caso, p. es., della questione dei negri negli Stati Uniti. In qualsiasi nazione in cui vengono a trovarsi insieme più razze e nazionalità senza amalgamarsi, i loro rapporti suscitano q. s. Così pure, q. s. sorgono relativamente alle colonie, con maggiore o minore rilevanza, secondo il carattere del popolo dominante.

5. Profonda unità delle q. s. - Dopo un rapido esame delle q. s., si viene a concludere che esse sono tutte legate all'idea di eguaglianza tra gli uomini. Tutto ciò, come si vede subito, va molto al di là della questione operai. È il caso, p. es., della questione dei negri negli Stati Uniti. In qualsiasi nazione in cui vengono a trovarsi insieme più razze e nazionalità senza amalgamarsi, i loro rapporti suscitano q. s. Così pure, q. s. sorgono relativamente alle colonie, con maggiore o minore rilevanza, secondo il carattere del popolo dominante.

In ogni caso, una q. s. sorge quando alcuni membri della collettività si trovano, senza loro colpa, nell'impossibilità di raggiungere un pieno sviluppo umano. All'inizio dell'età contemporanea, tutta l'attenzione convergente su certe enormi ingiustizie esistenti soprattutto nel campo operaio. Man mano, però, che la società subì l'influsso di tutte le trasformazioni dirette a creare un aspetto sociale più perfetto, si arrivò alla concezione del dovere che incombe sulla collettività, e sullo Stato che la rappresenta, di impostare la vita sociale in modo che tutti i cittadini trovino nella vita ordinaria il mezzo di raggiungere il loro pieno sviluppo. Tale concezione è la stessa dei pensatori del medioevo, quando insegnavano che il complesso dei beni è stato posto da Dio a dispo­sizione del complesso degli uomini, soprattutto per rendere possibile una vita comune perfetta. Per questo, quando si dice che lo Stato ha il dovere di curare che tutti i fanciulli ricevano un minimo di istruzione e che tutti quelli capaci di compiere studi superiori vengano messi in grado di farlo, si afferma un diritto che non si restringe al minimum della vita. Non diversamente, alla vecchia concezione liberale, secondo la quale ad ognuno deve essere riconosciuto il diritto di sposarsi e di educare i figli come vuole, subentra la nuova concezione secondo cui lo Stato deve intervenire per rendere efficace tale diritto, con opportuni provvedimenti in modo che tutti i cittadini siano materialmente in grado di fondare un focolare e di educare i loro figli. Inoltre, perché siano liberi di avere tutti quei figli che essi desiderano, conviene offrir loro i mezzi: cosa che può avvenire soltanto mediante l'organizzazione sociale, mediante, cioè, specifiche istituzioni.

Gli esempi addotti relativi alla famiglia e all'istruzione, ai quali nessuno avrebbe mai pensato cento anni fa, mostrano chiaramente che le q. s. hanno allargato il loro raggio. E le questioni della famiglia e dell'istruzione non si sono limitate alla sola classe operaia o a quella agricola, ma si riferiscono a tutta la nazione. Tuttavia le questioni operaie o agrarie rimangono sempre il campo nel quale la q. s. è la più viva e, nella maggior parte dei casi, il campo in cui si agitano le maggiori difficoltà e i più urgenti problemi. Bisogna aggiungere che i diversi paesi del mondo sono, in materia sociale, a un grado di sviluppo assai diverso. In certuni, come la Francia, il Belgio, i Paesi Bassi e la Germania, non esiste la questione agraria; in altri, invece, come l'Italia meridionale e la Spagna, la questione agraria è assai sentita. Nell'Europa occidentale, la questione operaia ha subito l'evoluzione di cui si è parlato e, relativamente alla miseria degli operai, la questione più grave è senza dubbio quella della mancanza di lavoro, il cui rimedio è connesso ad un complesso di questioni, e particolarmente a quella dell'emigrazione. Nell'America del sud, in Asia, in Africa, si trovano situazioni ben diverse; accanto a paesi con una legislazione sociale assai progredita, si vedono paesi che sono appena agli inizi dell'organizzazione sociale, immersi in quegli abusi che erano visibili in Europa un secolo fa.

In ultimo, si deve dire che le q. s. assumono aspetti diversi nelle nuove nazioni, le quali, forti dell'esperienza dei paesi più evoluti, possono spesso percorrere con maggiore rapidità le varie tappe dell'evoluzione sociale. Le quali nazioni, se hanno un'organizzazione assai sviluppata in determinati settori, in altri ne sono affatto prive: accanto a città modernissime, si estendono campagne arretrate; accanto a quartieri ricchi di tutta l'attrezzatura moderna, si allineano quartieri mancanti di tutto.

BIBL.: N. Turco, La q. s., Milano 1922; C. Melzi, Storia della q. s., Milano 1946; R. Santini, Lotta e collaborazione di classe, Roma 1946. Giacomo Leclercq