QUINTINO, santo, martire - Il ladrone innocente salvato da s. Q. Episodi della leggenda del Santo, particolare dell'azzo d'arte francese dell'inizio del sec. XVI - Parisi, Louvre, già collezione Revoli.
lo studio delle norme per la formazione dell'oratore, esponendo il concetto e il valore della retorica; il II. III-VII, dopo un breve riassunto storico delle teorie retoriche e dei loro maestri in Grecia e a Roma, trattano la tecnica dell'oratoria, l'inventio e l'oro; il VII. VIII-XI, l'elocutio, la memoria e l'actio; il XII, la parte di tutte «longe gravissima», la metodologia, in quanto riguarda le qualità dell'oratore, la sua cultura letteraria e scientifica, le norme pratiche per l'esercizio dell'avvocatura, le degne occupazioni dopo il ritiro dell'esercizio della professione. Nel I. X è notevole l'elenco degli autori greci e latini da leggere e studiare, giudicati però solo dal punto di vista dell'utilità dell'oratore.
Delle altre sue opere: la De causis corruptae eloquentiae (in cui combatteva gli estremismi dei classicisti e dei modernizzanti ad oltranza, segnando all'eloquenza la via intermedia di una giusta evoluzione, con sona ai tempi e alle circostanze); le Declamationes, che vanno sotto il suo nome, sono in massima parte non sue, perché difformi dallo stile e dai precetti che egli espone nella Institutio. Quanto alle Orationes, egli stesso accenna, tra le molte che dovette fare, soltanto a tre (Inst. orat., IV. 1, 19; VII. 2, 24; IX. 3, 73), delle quali una sola pubblicò per desiderio di gloria; mentre delle altre, correnti sotto il suo nome (come pure dei due libri De arte rhetorica) e divulgate dallo zelo inconsiderato dei suoi alunni (ibid., proem. 7), non riconosce la paternità.
BIML.: ed. L. Radermacher, 2 voll., Lipsia 1907-35. Studi: A. Messer, Q. als Dadaiklier, Lipsia 1897; C. Barbagallo, Lo Stato e l'educazione pubblica nell'Impero rom., Catania 1911; G. B. Gerini, Le dottrine pedagogiche di Cicerone, Seneca, Q. Plinio il Giocane, Torino 1911; B. Appel, Das Bildungs- und Erziehungsideal Quintilians nach der Institutio oratoria, Monac 1914; D. Bassi, Q., Roma 1920; id., Q. Maestro, Firenze 1930; N. Terzaghi, Storia della letter. lat. da Tiberio a Giustiniano, Milano 1934, pp. 314-27; Schanz, II (1935), pp. 745-60; A. G. Amatucci, La letteratura di Roma imperiale, Bologna 1947, pp. 81-88. Celestino Testore
QUINTINO, santo, martire. - È commemorato nei Martirologi geronimiano e romano il 31 ott. Il suo culto era già fiorente nel sec. VI come attesta S. Gregorio di Tours (In glor. Martyr., 72), ma le notizie del suo martirio provengono da una Passio molto sospetta.
Secondo questa, Q. era romano, figlio di un certo senatore Zenone e verso il 245, insieme con altri missionari, si recò in Gallia per predicarvi il cristianesimo e si fermò ad Amiens. Arrestato da Rizio Varo, torturato, rinchiuso in carcere, ma liberato miracolosamente, continuò nella sua predicazione; poi, ripreso, fu decapitato a Verranda e il suo corpo fu gettato nella Somme. Verso il 340, una donna romana di nome Eusebia, avvertita da una visione, cercò il corpo del martire e, ritrovato intatto, lo compose in un sepolcro sul quale edificò un piccolo oratorio. Questo fu successivamente ampliato ed abbellito nei secc. V, VII e IX; a partire da questo tempo il culto di Q. si diffuse grandemente in Francia, furono compilate raccolte di miracoli ottenuti presso il suo sepolcro e la città di Vermand prese il suo nome.
BIML.: Tillemont, IV, pp. 433-38; Acta SS. Octobris, XIII, Parigi 1883, pp. 725-820; Martyr. Hieronymianum, p. 380; Martyr. Romanum, p. 487. Agostino Amore