QUIRINO (Κυρίνιος, Κυρίνιος), PUBLIO SULPICIO. - Legato imperiale in Siria ai tempi d'Augusto, noto anche per Lc. 2, 2: «questo censimento (ordinato da Augusto) [che fu il] primo, avvenne mentre governava la Siria Q.», di una modesta famiglia di Lanuvio, m. a Roma nel 21 d. C.
Le sue qualità militari (Tacito, Ann., III, 48), principalmente, gli aprirono la via al consolato nel 742 di Roma (= 12 a. C.). Strabone (XII, 6, 3) lo ricorda parlando del re Aminta di Galazia, ucciso dagli Omonadensi, debellati poi da Q., che ottenne per questo gli ornamenti trionfali (Tacito, loc. cit.). Flavio Giuseppe (Antiq. Iud.,
QUIRINO, santo, martire - Altare della «platonica» costruito al di sopra del sepolcro di S. Q. con rifacimenti cosmateschi e del card. Scipione Borghese (inizio sec. XVII) - Roma, cimitero di S. Sebastiano.
XIII, 13, 5; XVIII, 1, 1; 2, 1; Bell. Ind., II, 8, 1) precisa che Q. fu legato in Siria dopo la deposizione di Archelao, dal 6 al 12 d. C.; e che fece un censimento 37 anni dopo la battaglia di Azio, cioè nel 759 di Roma (= 6 d. C.).
Q. ha rapporto con la cronologia evangelica a motivo del censimento ricordato da S. Luca (2, 2), quale data della nascita di Gesù. Ma questa indicazione sincronistica dice poco, per l'incertezza intorno alle circostanze del censimento; al punto che è piuttosto dai dati approssimativi circa la nascita di Cristo che si parte per stabilire l'epoca del censimento. Infatti la legazione durante la quale Q. fece il censimento della Palestina (cf. Act. 5, 37) è troppo tardiva (6 d. C.), essendo Gesù indiscutibilmente nato qualche anno prima della morte di Erode il Grande (750 di Roma).
Non per questo si può negare il valore storico della notizia trasmessa da Lc. 2, 2. È molto probabile infatti un censimento di tutto l'Impero, compresi i Regni confederati o soci: per compilare il Breviarium o Rationes, rium Imperii, Augusto ebbe certamente bisogno, oltre che dei censimenti dei cittadini romani compiuti negli anni 726, 746 e 767, di altre operazioni del genere; e risultando positivamente censimenti compiuti in Gallia, Spagna, Egitto. Né crea seria difficoltà il fatto che siani seguiti i costumi ebraici (Lc. 2, 3) in un censimento impostato dai Romani; né che tale censimento sia stato condotto nel Regno di Erode il Grande, essendovi altri esempi di censimenti compiuti nel territorio di re soci; tanto più che Erode, negli ultimi anni del suo Regno, non godeva più la fiducia di Augusto. Si tratta qui unicamente la questione se possa attribuirsi a Q., in qualità di legato di Siria, un censimento che, per non essere in contrasto con i dati certi della cronologia della vita di Gesù, dovette aver luogo prima del 749 a. C.
Pare doversi supporre che Q. abbia avuto, in quel tempo, autorità sulla Siria soltanto per ragione della guerra contro gli Omonadensi, che gli dava il diritto di prelevare soldati da quella provincia. A questo avrebbe mirato il censimento compiuto, in realtà, da Sanzio Saturnino, come afferma esplicitamente Tertulliano (Adv. Marc., IV, 19), ma per incarico di Q. Il fatto di una duplice autorità nella provincia (governo civile e governo militare) non è unico; ed è molto probabile nel caso presente, dato che la campagna contro gli Omonadensi avrebbe assorbito a lungo l'attività del legato, impedendogli d'interessarsi della provincia. A questo modo si evita anche di supporre per Q. un fatto più unico che raro: l'attribuzione per due volte di una provincia al medesimo governatore da parte del medesimo principe.
In conclusione: l'editto di Augusto per un censimento
di tutto il mondo non sarebbe altro che la volontà manifestata da lui in varie circostanze, di recensire tutti i sudditi, tutte le forze e tutti i beni dell'Impero e dei regni «soci», o, anche, l'ordine da parte di un rappresentante del potere imperiale. Q. sarebbe nominato da Lc. 2, 2 a motivo del potere speciale di cui era investito, per cui il legato propteriore di Siria, probabilmente Senzio Saturnino, non fece altro che eseguire la volontà di lui.
arch. crist., 5° serie, 4 (1894), pp. 147-50; A. De Waal, Die Apostelgruß auf Catacumbas an der Via Appia, in Röm. Quartalschrift, 3. Supplementheft, Roma 1894, pp. 58-108; Martyr. Hieronymianum, p. 303; H. Delchaye, Les origines du culte des martyrs, 2° ed., Bruxelles 1933, p. 257 sq.; P. Styger, Römische Märtyrergrüfte, I, Berlino 1935, pp. 151-60; R. Valentini-G. Zucchetti, Codice Topografico della città di Roma (Fonti per la storia d'Italia, 2), Roma 1942, p. 85, n. 2 (con bibl. precedente riguardo alla topografia); A. Ferrara, Epigrammata Damasiana, ivi 1942, p. 235 sq.