QUITO, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città capitale dell'Equatore, a 2850 m. sul livello del mare. Ha una superficie di 21.362 kmq. con una popolazione di 543.735 ab., dei quali 542.000 cattolici; conta 70 parrocchie servite da 129 sacerdoti diocesani e 185 regolari; ha 34 comunità religiose maschili e 54 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 333).
La diocesi fu creata dal papa Paolo III in data 28 genn. 1545 quale suffraganea di Lima; il papa Pio IX l'elevò a metropolitana il 13 genn. 1848.
Q., città già esistente alla fine del sec. XI, fu conquistata dai Cara che vi fondarono un regno, occupato poi alla metà del sec. XV dagli Inca. Gli Spagnoli vi penetrarono a forza nel 1533, mentre gli abitanti l'incendiarono; la città venne ricostruita subito dopo e Carlo V la arricchì di privilegi e la fece capitale della regione alle dipendenze del vicereame del Perù; nel 1718 fu invece annessa a quello di S. Fè di Bogotá. Dal 1809 al 1812 fu tentata invano l'indipendenza dell'Equatore; dal 1822 al 1830 fece parte della Repubblica della Grande Colombia, finché divenne nel 1830 Stato autonomo. La più antica chiesa di Q. è la cattedrale di S. Francesco, cominciata dall'arch. Iodoco Ricke fin dal 1534, terminata però da Antonio Rodríguez oltre un secolo dopo con l'annesso convento. L'interno è a tre navate divise da pilastri; la facciata barocca fu danneggiata da un terremoto. La chiesa, il convento e il chiostro della Mercede sono opera di J. Jacine Ortiz; quella dei Domenicani contiene una statua della Madonna donata a Q. da Carlo V. Artistica è la chiesa dei Gesuiti nella cui facciata sono sei colonne vitinee; si ricordano inoltre le chiese del Carmen antiquo, di S. Agostino e di S. Chiara.
L'arcidiocesi oggi comprende le province di Pichinche, León e Tunguragna. Sisto V con bolla del 20 ag. 1586 eresse l'Università che fu aperta dai Gesuiti nel 1621 (J. Toribio Medina, La impronta en Q., Santiago 1924). Il 6 ag. 1875 fu assassinato a Q. il presidente G. García

Moreno, il quale insieme con l'arcivescovo mons. Checa aveva consacrato (precedendo ogni altra nazione) l'Equatore al S. Cuore.
L'Universidad Central del Ecuador in Q. fu fondata dai Domenicani alla fine del sec. XVIII. Oltre la Biblioteca nazionale sono cospicue quelle dei monasteri di S. Francesco e della Mercede. A Q. hanno sede l'Accademia ecuadoriana e l'Accademia nazionale di Storia.
Bibliografia2 opere
Enrico Josi
RELAZIONI TRA STATO E CHIESA
Parlando della capitale, è opportuno fare un cenno sulla situazione religiosa del paese, a complemento delle notizie fornite alla voce ECUADOR. Dopo il grande gesto di Gabriele García Moreno e la sua tragica morte il paese applicò la dottrina della più netta separazione tra Chiesa e Stato. La situazione andò migliorando negli ultimi decenni. Il 6 ag. 1937, primo venerdì del mese, mons. Fernando Cento, Arcivescovo tit. di Seleucia Pieria, presentava nella stessa capitale le lettere credenziali di primo Nunzio Apostolico, riannodandosi così, dopo circa 50 anni d'interruzione, le relazioni diplomatiche fra l'Equatore e la S. Sede. Si arrivò a tale felice risultato in seguito a laboriose trattative che, iniziate nel 1936 dal Capo dello Stato Federigo Paez e svoltesi fra detto rappresentante pontificio ed il ministro degli Esteri, Carlos Manuel Larrea, furono coronate il 24 luglio 1937 con la firma di un Modus vivendi.
Con detto accordo diplomatico, che l'insigne giurista e storico equatoriano, Giulio Tobar Donoso, definiva « frutto di generosa ed insperata concordia, chiave di pace e cemento di armonia civica », si chiudeva finalmente un doloroso periodo di conflitti, talora acuti, fra i due poteri. Se ne apriva uno ricco di feconde realizzazioni per i supremi interessi spirituali di quel popolo, profondamente religioso, fra le quali l'Istituto Normale Cattolico e l'Università Cattolica.
Riguardo al modus vivendi, è da mettere in particolare evidenza l'art. 3, che non ha precedenti in altri documenti del genere, in cui Chiesa e Stato s'impegnano a collaborare « per il miglioramento morale e materiale dell'indio equatoriano, per la sua assimilazione alla cultura nazionale e per la salvaguardia della giustizia sociale ».
Quindici anni dopo era come sanzionata questa auspicatissima conciliazione, con l'apoteosi della eroina nazionale, Marianna di Gesù, detta la « Azucena de Q. », elevata al supremo fastigio degli altari, dal pontefice Pio XII, il 9 luglio 1950 (AAS, 42 [1950], pp. 637-639). - Vedi tav. XIV.

Bibliografia3 opere
Lino Zanini




