RAPPRESENTAZIONI SACRE

RAPPRESENTAZIONI SACRE: V. TEATRO.

RASÌ (sigla per Rabbì Selômôh Jişhâqî). «Celebre esegue ebreo, n. a Troyes nel 1040 da una famiglia segnalata per pietà e dottrina, m. ivi nel 1105.

Studiò a Worms in Germania; all’età di 25 anni fondò un’accademia talmudica a Troyes, alla quale accorsero studiosi di molti paesi d’Europa. I proventi che traeva dall’agricoltura e dalla viticoltura gli permisero di esercitare il magistero gratuitamente. Commentò quasi tutta la Bibbia (ad eccezione di Esdra, Neemia, Parliamento e alcune parti di Ecclezie e Giobbe) e così pure quasi tutto il Talmud, ad eccezione di alcuni trattati o parti di alcuni di essi. Compose vari testi liturgici. Nel commento alla Tôrâh fonde la spiegazione letterale con quella moralistica. Per quanto concerne la grammatica, segue Ménâhîm ben Sarûq e Dûnâs ibn Labrat, se pure con indipendenza; di tremila parole diede la versione francese, trascritta in lettere ebraiche, interessante per gli storici della lingua francese. Sobrio, erudito e acuto è il commento al Talmud, in cui cura anche la critica del testo e tiene conto di ottanta fra i più antichi manoscritti e commenti. Evita disquisizioni filosofiche, semplificare le discussioni precettistiche. I suoi commenti esercitarono grande influenza su alcuni esegni cristiani, fra cui Niccolò Lyra. Del commento di R. al Pentateuco fece un’edizione a parte Berliner nel 1866 (2a ed. 1905).

BIBL.: H. Fuchs, s. V. in Jid. Lex., IV, coll. 1236-42; A. Darmesteller - D. S. Blondheim, Les gloses françaises dans le comment, talmudiques de Raschi, I, Parigi 1929. Eugenio Zolli

RASIN (ebr. Rêşîn; Settanta Paşow; assiro Rasunun). «Ultimo re di Damasco (ca. 740-732 a. C.). Era un usurpatore. Nel 738 risulta tributario del re d’Assiria Theglathphalasar III (745-727). Mentre que sti è in guerra con gli Urartei (737-735), R. caldeggia con Phacee, re di Samaria, una lega antiassira per la propria difesa; vi aderirono Sidone, Tiro e Samsi, regina araba.

Ioatham, re di Giuda, rifiutò la sua adesione. R. e Phacee vollero costringervolo con la forza (II Reg. 15, 37), per aver libere le comunicazioni con l’Egitto loro soste-nitore, e per attrarre nella lega Edom, Moab, i Filistei. L’attacco ebbe luogo contro Achaz, il quale, successo al padre (736), ne seguì l’indirizzo. Achaz, duramente battuto da R. e da Phacee (II Par. 28, 5-15), fu assediato nella capitale; si voleva togliere la dinastia davidica e porre sul trono un certo Tabeel, fautore della politica di Damasco (guerra siro-efraimita, 735-734; Is. 7, 1-9; 8, 6; 9, 11). Edomiti (II Reg. 16, 6 invece di ’Aram; Rêşîn è considerato una glossa) e Filistei ne approfittano per attaccare Giuda: i primi riprendono Elath, i secondi sei città della Sêphêlâh (II Par. 28, 17 sg.). Secondo il testo masoretico, Elath è presa da R. che la passa agli Edomiti (II Reg. 16, 6), per farli entrare nella lega; quindi Edom e Filistei avrebbero attaccato Giuda (II Par. 28, 17 sg.).

Theglathphalasar, soggiogati gli Urartei, è già pronto contro i confederati, quando riceve l’appello di Achaz (autunno del 735; II Reg. 16, 7). Scendendo lungo la costa, conquista Gaza, il cui re fugge in Egitto, sconfigge i Filistei (734). Sicuro dei confini meridionali, devasta Samaria (prima deportazione; Phacee è ucciso, e Theglathphalasar approva l’elezione di Osea); quindi assedia Damasco (733). «Rasunun fuggì come una gazzella, si rifugio nella capitale, dove fu chiuso come uccello in gabbia. Rovinani come un diluvio 591 città dei 16 distretti nel paese di Damasco» (Annali di Nimrud, linn. 1950). Dopo due anni (732) la città fu espugnata e R. messo a morte. Damasco divenne provincia assira (II Reg. 16, 9; II Par. 28, 16, 1940).

BIBL.: P. Dohme, Les pays bibliques et l’Assyrie, in Revue biblique, 19 (1910), pp. 194-99; A. Phol, Historia populi Israël, Roma 1932, pp. 19, 87, 99, 101 sg., 120 sg. (fonti cuneiformi in appendice, pp. 12-16); G. Ricciotti, Storia d’Israele, I, 2a ed., Torino 1934, pp. 418-21; A. Vaccari, La S. Bibbia, II, Firenze 1947, pp. 416 sg., 493; A. Médébielle, Samuel-Rois (La Ste Bibl. ed. L. Pirot, 3), Parigi 1949, pp. 750, 752 sg.; L. Mar-chal, Les Paralipomènes (ibid.), 11, 1949, pp. 214-17.

Francesco Spadafora

RASKOL. «Movimento religioso staccatosi dalla Chiesa russa nella seconda metà del sec. XVII. Però i seguaci del r. («scisma») sempre respinsero l’appellativo di raskolnik («scismatico») come oltraggioso, sostituendolo con quello di starorčr («vecchio credente») o di staroobrjadec («vecchio ritualista»); quest’ultimo entrò anche nella terminologia ufficiale e letteraria.

SOMMARIO:

I. Origini

II. Dottrina

III. Scissioni interne

IV. Rapporti con lo Stato

V. Rapporti con la Chiesa

VI. Valutazione.

I. ORIGINI

La causa immediata del r. furono le Nikon (v.). Nikon corresse la prassi e i libri liturgici russi secondo quelli usati allora dai Greci, sopprimendo anche le particolari usanze russa consacrate da lunga e legittima consuetudine.

Ciò suscitò la viva opposizione di una parte degli ecclesiastici e di laici, guidati dagli arcipresti Avvakum di Jurjevec, Daniele di Kostroma, Longino di Murom, Giovanni Neronov, dal prete Lazzaro di Romanov e dal duca di Teodor, tutti noti per la pietà e lo zelo religioso. Nel 1666-67 si riunì a Mosca un concilio con la partecipazione dei patriarchi orientali, il quale approvò definitivamente le riforme di Nikon e scomunicò gli avversari di esse. Avvakum, Lazzaro e Teodor non si sottomisero e furono inviati in prigione a Pustozersk, sulle rive dell’Oceano Glaciale. Ma anche di là essi continuarono a dirigere il movimento, che i loro seguaci clandestini propagavano con le parole e con gli scritti. Perciò Avvakum, Lazzaro e Teodor, per ordine dello zar, furono arsi vivi il 4 apr. 1682 e molti dei loro seguaci imprigionati o esiliati. Approfittando dei torbidi che scoppiarono dopo la morte dello zar Teodor (a. 1682), i raskolniki, appoggiati dalla guarnigione di Mosca (strély), tentarono di far abolire le riforme di Nikon. Ma la rivolta fu domata e nel 1685 uscirono draconiane disposizioni amministrative e penali contro il r. Per sfuggire alle rappresentanze e per poter osservare gli antichi riti, numerosi raskolniki si ritirarono nelle foreste, nelle regioni limitrofe poco abitate, in Siberia ed anche all’estero. I più fanatici preferirono i suicidi collettivi nelle fiamme (ca. 20.000 tra il 1685 ed il 1690). Questi provvedimenti spietati non impedirono la propaganda clandestina del r., ma determinarono la sua definitiva ed irriducibile opposizione contro l’autorità ecclesiastica e civile.

II. DOTTRINA

Il r. non ha una dottrina compatta e precisa, ma alcuni principi sono in linea generale accettati da tutti. I Sacramenti sono validi solo se amministrati secondo i libri liturgici anteriori alle riforme di Nikon. L’Anticristo è già venuto sulla terra. La Chiesa ufficiale, chiamata da essi «nikoniana», non è più vera Chiesa, e lo Stato, che la protegge, è servo dell’Anticristo. Inoltre i raskolniki fanno il segno della Croce congiungendo due dita e non tre; ammettono solo la Croce a otto estremità (cioè con tre traverse: per il titolo, per le mani, per sostegno dei piedi). La recita dei salmi termina con due Alleluja e non con tre.

Il nome di Gesù viene scritto Isus e non Isus. Per la Messa usano 7 prossore (ostie) invece di 5. In genere nelle funzioni sacre osservano le particolarità rituali anteriori alle riforme di Nikon. Ma questo conservatorismo rituale era una espressione dell'attaccamento del r. alle tradizionali forme russe di pietà, di morale e di ascesi; così il r. costituiva anche una reazione contro i costumi più liberi penetrati allora in Russia dalla Polonia e contro l'influsso della scuola teologica di Kiev sulla vita ecclesiastica russa. La progressiva penetrazione delle idee religioshe, culturali e sociali dall'Occidente in Russia, allontanava poi sempre più il r. dallo Stato e dalla Chiesa russa.

III. SCISSIONI INTERNE

La fine del mondo attesa dai raskolniki tardava a venire e perciò essi dovevano organizzare la propria vita religiosa, determinare concretamente il loro atteggiamento verso la Chiesa ufficiale e verso lo Stato che la protegeva. Gli scritti di Avvakum, più occasionali che sistematici, ammettevano interpretazioni più o meno radicali e nel r. non esisteva alcuna autorità indiscussa per dirimere le controversie. Ciò condusse necessariamente alla progressiva divisione del r. in diversi "tolk" (interpretazione) e "soglia" (concordia). Paolo di Kolomna, unico vescovo che aderì fermamente al r., morì prigioniero già nel 1657. Dunque per i raskolniki sorse il problema da chi ottenere i nuovi sacerdoti, i quali potessero succedere a quelli ordinati prima di Nikon. Su questo punto i raskolniki si divisero in due frazioni: popovcy ("presbiteriani") e bezpopovcy ("senza preti").

1. Popovcy ("presbiteriani")

Ammettono nelle loro comunità i sacerdoti che passano al r. dalla Chiesa ufficiale, i quali poi nell'amministrare i Sacramenti seguono il rituale antico. Questa prassi fu adottata per la prima volta ca. il 1700 dalla comunità di Větka sul fiume Šoša, allora in Polonia, diretta dal monaco-sacerdote Feodorij. Più tardi si estese alla vicina comunità di Starodubje e a molte altre in Russia.

Nel 1771, durante la peste a Mosca, i popovcy aprirono il proprio cimitero nel sobborgo di Rogož. Intorno al cimitero poi sorse chiesa, monasteri, istituti di beneficenza; la comunità del cimitero di Rogož divenne presto capo morale di altre, specialmente di quelle formate sui fiumi Kerženec (prov. Nižnij Novgorod) e Ingriz (prov. Saratov) e tra i cosacchi sul basso Don. Ma i popovcy a più riprese cercarono di procurarsi anche un vescovo proprio. La comunità di Bělokrinica in Bucovina, allora dominio austriaco, guadagnò per sé nel 1846 Ammobrogio, ex-metropolita di Bosnia, il quale ordinò i vescovi Cirillo e Arcadio iniziando la cosiddetta gerarchia della metropolia di Bělokrinica o austriaca. Il suo centro principale in Russia divenne la comunità del cimitero di Rogož a Mosca.

Nel 1905 la gerarchia di Bělokrinica aveva in Russia 12 diocesi. Ma una parte dei popovcy non accettò la nuova gerarchia, accontentandosi del ministero dei sacerdoti fuggitivi.

2. Bezpopovcy ("senza preti")

Sono la frazione radicale del r. Secondo essi l'Anticristo è già presente nella Chiesa ufficiale dal tempo di Nikon, perciò in essa non è più né vera fede, né sacerdotico, né Sacramenti.

Per comunicare con Dio non resta che l'orazione e le opere di penitenza; bisogna far a meno di quei Sacramenti che possono essere amministrati dai soli sacerdoti. Neppure l'autorità dello Stato, alleato dell'Anticristo, è legittima. Le differenze nell'applicazione pratica di questi principi determinarono la scissione dei bezpopovcy in più stette. a) Pomorcy ("marmmani"). — Traggano il loro nome da Pomorje ("marmma"), regione maremmana del Mar Bianco, la cui scarsa popolazione dispersa sul grande territorio si era già abituata a praticare la religione senza i sacerdoti. Dall'inizio del r. vi si ritirarono o vi furono esiliati numerosi seguaci, tra cui alcuni monaci superstiti del monastero di Soloveckij (sull'isola omonima del Mar Bianco), espugnato nel 1676 dallo

zar Alessio. Il nucleo principale dei pomorcy si formò ca. il 1695 sul fiume Vyg sotto la direzione di Daniele Vikulov; perciò furono chiamati anche danilovcy ("danielliani"). La comunità crebbe rapidamente grazie ai fratelli Andrea e Simone Denisov. Sui fiumi Vyg e Leksa si formarono numerosi propagatori del r. per tutta la Russia e la Siberia. I pomorcy ribattezzavano gli aderenti provenienti dalla Chiesa ufficiale e, non avendo sacerdoti per benedire le nozze, obbligavano tutti al celibato. Ma l'impossibilità di ottenerlo da tutti condusse alla tolleranza dei matrimoni contratti nella Chiesa ufficiale e perfino delle unioni libere. b) Fedosijevcy ("teodosiani"). — Ca. il 1706 si separò dai pomorcy un gruppo formatosi in Polonia sotto la guida di Fedosij Vasišev. Causa ne furono alcune divergenze rituali, e poi il rifiuto d'introduzione la preghiera per lo zar, come fece la comunità di Vyg nel 1739. Benché Teodosio stesso ammettesse la legittimità dei matrimoni celebrati nella Chiesa ufficiale, dopo la sua morte i fedosijevcy tornarono al rigorismo. Durante la peste del 1771 essi fondarono presso Mosca un cimitero detto di Preobrazenskoje e più tardi anche monasteri con annessi istituti di beneficenza per opera del mercante moscovita Elia Kovylin; il cimitero suddetto divenne un centro di tutta la setta. Neppure quando le misure di Nicola I (1825-55) ne ridussero assai l'autonomia amministrativa il cimitero di Preobrazenskoje perde tutte la sua importanza. c) Filipovcy ("filipini"). Si chiamano così dal loro fondatore, il monaco Filippo, che abbandonò la comunità di Vyg quando vi fu introdotta la preghiera per lo zar, ritenendo ciò un compromesso con l'Anticristo. Filippo fondò il proprio monastero sul vicino fiume Umba. Nel 1773, all'arrivo di una spedizione punitiva, egli si bruciò vivo con i suoi 70 monaci. Analogamente fece anche il suo successore l'Erzenzo con 90 monaci. I filipovcy non ammettono né la Chiesa né lo Stato né il matrimonio; il suicidio per evadere dal regno dell'Anticristo è viene considerato come martirio per la fede. Dalle predette tre principali frazioni dei bezpopovcy uscì uno sciame di piccole sète, le quali o spingevano all'estremo o rilassavano i principi originali, oppure s'attaccavano fanaticamente a qualche particolare usanza o rito.

IV. RAPPORTI CON LO STATO

L'atteggiamento dell'autorità civile verso il r. fu fluttuante. Nel sec. XVII si cercò di sradicare il r. con severi provvedimenti amministrativi e penali, ma senza risultato: anzi le persecuzioni causarono la dispersione e così anche la diffusione del r. per tutta la Russia. Pietro il Grande ordinò la registrazione di tutti i raskolniki; pagando imposte speciali, erano tollerati, ma fu loro proibita la propaganda. Contro i clandestini si procedeva severamente.

Questa tolleranza crebbe sotto Caterina II e più ancora sotto Alessandro I. Lo zar Nicola I inasprì il controllo poliziesco del r.; ma dopo la sua morte incomincia il periodo della progressiva abolizione delle restrizioni dei diritti cittadini del r., che termina con la concessione della libertà di culto nel 1905. Queste misure liberali riconciliarono sempre più la maggioranza del r. con lo Stato.

V. RAPPORTI CON LA CHIESA

La Chiesa all'inizio cercò non soltanto di impedire la diffusione del r., ma anche di riguardarlo. Nel sec. XVII, oltre i provvedimenti pastorali (censure canoniche, crezione di nuove diocesi, ammonizioni, istruzioni), la Chiesa spesso ricorse all'intervento del braccio secolare ed insisté nella rigorosa applicazione delle sanzioni penali. Nel 1721 il S. Sinodo istituì la carica di missionario sinodale ed invitò i capi del r. alle dispute, garantendo loro l'involumità personale, ma senza successo.

Nella seconda metà del sec. XVIII anche l'autorità ecclesiastica mitigò la sua intransigenza verso il r. Nel 1800 il S. Sinodo, su proposta del metropolita Platone di Mosca, decise che i raskolniki, ritornando all'unione con la Chiesa ufficiale, potessero conservare le loro particolarità rituali, avere i propri sacerdoti, ma non i vescovi. Per questa forma di unione il metropolita Platone foggò il nome di edinovčie ("una fede"). Nel sec. XIX la Chiesa intensificò l'attività propagandistica in mezzo al r. e dal

1866 in poi sorseo anche numerose confraternite per l'aiuto morale e materiale dei missionari. Tra il 1841 ed il 1891 tornarono alla Chiesa 311.279 raskolniki, ma la maggioranza di essi preferì piuttosto la semplice adesione alla Chiesa ufficiale che la forma dell'«indovinare». Nel 1908 l'«indovinare» contava 444.407 fedeli e 415 chiese. Con il crescere della tolleranza per il 4. da parte del governo, le adesioni alla Chiesa ufficiale divennero meno numerose (4000-6000 all'anno), ma più sincere. Però continuavano anche le defezioni dei fedeli della Chiesa ufficiale verso il 5. Specialmente subito dopo l'«Editto di tolleranza» (a 1905) parecchie migliaia ne passarono apertamente al 4. Dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917 il 4. fu perseguitato insieme alla Chiesa ufficiale. Ma neppure sotto la persecuzione comune è stata fatta l'unione.

VI. VALUTAZIONE

L'atteggiamento negativo o polemico nella letteratura sul 4. non soltanto cedette nel decorso del 5. XIX allo studio più oggettivo, ma si manifestarono anche tendenze ad idealizzare troppo il 4., vedendo in esso più il movimento sociale-politico che quello religioso. Il 4. fu certamente dall'inizio un movimento essenzialmente religioso, benché con il tempo assumesse anche alcuni aspetti di reazione contro le innovazioni nella vita sociale e culturale russa. Esso è la più grave crisi interna della Chiesa russa, quasi ugualmente dannosa per ambedue le parti. Con il 4. la Chiesa ufficiale perse una parte considerevole dei suoi fedeli, pronti a sacrificarsi fino alla morte per le loro convinzioni religiose. Questo elemento profondamente attaccato alla pietà e alla morale tradizionale avrebbe potuto servire da filtro contro il razionalismo, che nel 5. XVIII, insieme con il progresso tecnico, incominciò a penetrare in Russia dall'Europa occidentale. L'alleanza della Chiesa con l'amministrazione statale nel combattere il 4. neccuse assai al prestigio dell'autorità ecclesiastica e diminuì il suo influsso sulla vita religiosa popolare. D'altra parte i raskolniki, isolati dalla società civile e religiosa, si chiusero nel loro conservatorio esagerato, opponendosi anche al sano progresso culturale e religioso. In tal modo preziose energie spirituali s'inardirono nel formalismo sterile o si sprecarono nelle lotte intestine, che frantumarono il 4. in numerose sette, in alcune delle quali restava assai poco di cristianesimo. Per il suo rigorismo morale ed ascetico il 4. può essere paragonato al giansenismo; però ne differisce completamente nel suo contenuto dogmatico. La Chiesa cattolica è per il 4. priva di verità e di grazia come quella ufficiale russa. Quanto al numero effettivo dei raskolniki non si hanno statistiche precise e sicure. Per evitare il gravoso controllo poliziesco molti non si dichiaravano tali apertamente e i dati raccolti dall'amministrazione statale non si pubblicavano internamente. Nel 1904 l'alto procuratore del S. Sinodo ne indicava per tutta la Russia 1.984.172 di tutte le denominazioni, osservando che questa cifra era incompleta. Secondo i raskolniki stessi, la cifra allora sarebbe stata ben superiore ai 10 milioni.
BIBL.: N. Subbotin, Materialy dla istorii ruskogo za pervo vremja jego sušestvovania. I-IX, Mosca 1875-95; id., Istorija tak nazyvanjemogo Avstrijskogo ili Belokrinitskogo svjastvenstva, 1885-99; A. Prugavin, R. Sekutantstvo. I. Bibliografija staroobrijadstva i jego razviteljstva, 1887; P. Smirnov, Istorija ruskogo ruskogo staroobrijadstva, 2a ed., Pietroburgo 1895; A. Borozdin, Protopop Avvakum, 1890; V. Skvorcov, Edino-virje, jego vozniknovenie i sušnost', Tula 1901; A. Palmieri, La Chiesa russa, Firenze 1908, pp. 397-460; Sočinčnija b. jurije vekago protopop Avvakuma Petrova, Mosca 1916; Pamjatniki istorii staroobrijadstva XVII v., Leningrado 1927; P. Pascal, La vie de l'archiprêtre Avvakum derite par lui-même, Parigi 1938; id., Avvakum et les débuts du 4. 4., 1938 (con bibl. aggiornata). Giuseppe Olšir