RAPPRE­SENTAZIONE

RAPPRE­SENTAZIONE. - È il termine di un atto conoscitivo quando questo non sia immediatamente apprensivo e presentativo della realtà conosciuta (corrisponde al termine scolastico specie expressa).

R. è termine generico applicabile all'immagine, concetto (v.), ALLUT, JEAN (v.). Diversa è, conoscenza (v.), la funzione, l'importanza, il valore che si attribuisce alla r. Secondo una teoria che domina gran parte della filosofia moderna la conoscenza termina sempre e soltanto a r.; da queste si dovrebbe, poi, secondo alcuni (p. es., Descartes, Locke, Kant, positivismo; V. a queste

voci) inferire l’esistenza di realtà in sé; mentre per altri, p. es., SCHOPENHAUER, ARTHUR (v.) «il mondo è la mia r.» (Die Welt als Wille und Vorstellung, I, § 1). Secondo altre filosofie (Galluppi, Husserl, alcuni neoscolastici), invece, la conoscenza è originariamente apprensione o presenza di una realtà, e la r. è solo il mezzo con il quale in certi casi (anche se nella maggior parte dei casi) perveniamo a conoscere realtà non immediatamente presenti.

BIBL.: P. Martinetti, Introduzione alla metafisica, 2a ed., Milano 1929, pp. 37-169; J. de Tonquedec, La critique de la connaissance, Parigi 1920, pp. 1-42; F. Morandini, Logica maior, 2a ed., Roma 1931, pp. 36-41. Sofia Vanni Rovighi