RAZIONALE: - ragione (v.) o è ad essa conforme. In questo senso si dice r. dimostrazione (v.), DE DUZIONE (v.), come l'attività stessa della ragione consistente nel combinare concetti e proposizioni.
È ancora atto r. il giudicare bene (Descartes, Disc. de la mét., I, 1), cioè quello che sa distinguere il vero dal falso, il bene dal male, ecc. Così pure si dice r. la verità naturale per distinguerla da quella rivelata superrazionale (v. RAZIONALISMO); e r. ancora il sistema dei principi a priori, logicamente formulati, la cui origine e valore sono indipendenti dall'esperienza sensibile. Hegel (v.), concetto (v.) l'essenza delle cose, identifica reale e r.: «tutto ciò che è r. è reale; e tutto ciò che è reale è r.» (Filos. del diritto, pref.). Non mancano altri significati particolari: ad es., nel senso di «buon metodo» (un'«educazione r.»), «distribuzione r.» delle parti di una materia, ecc.). I matematici parlano di «numero r.»; cioè quello che può essere messo sotto la forma d'un rapporto tra due numeri interi; e i fisici di «meccanica r.»; cioè costruita con metodo puramente deduttivo partendo dalle nozioni di massa, forza ed inerzia.
Il Cournot oppone ordine «logico» e ordine «r.»; il primo, secondo lui, è lineare e discorsivo, l'altro sintetico e intuitivo; ASSENSO (v.) senza mostrare le vere ragioni delle cose; l'ordine r., invece, congiunge le verità al loro principio naturale e illumina la mente. Com'è noto, il razionalismo moderno e Kant oppongono r. ad empirico.