RELIOUIE

RELIOUIE. - In greco λειψανα. Etimologica mente è ciò che resta, c'è intende del corpo umano o parte di esso; in senso più lato si chiamano r. anche gli oggetti che furono a contatto di una persona perché hanno quasi assorbito le sue preclare virtù.

I. CULTO DELLE R

Fin dalle prime origini la Chiesa accettò e permise di venerare le r. dei martiri come segno di pietà dei cristiani verso i fratelli che avevano versato il sangue per Cristo. Se la r. comprende l'intero cadavere la denominazione corrente è corpus; se parte di esso, ex ossibus. Le r. ottenute per brandea (v.), memoria (v.), nomina, pignora, sanctua-ria. La Chiesa di Smirne considerò le spoglie del suo vescovo martire Policarpo più prezioso dell'oro e si propose di celebrare l'anniversario sul suo sepolcro (Martyrium Polycarpi, 18, 1, 2). Nella seconda metà del sec. II il presbitero Caio, confutando i montanisti, additava al Vaticano e sull'Ostiense i trofei, cioè i sepolcri di Pietro (v.) e di Paolo (Eusebio, Hist. ecc., II, 25), segno dunque che essi erano frequentati, cioè venerati. La Chiesa fin dall'antichità dispose l'altare sopra i sepolcri dei martiri. Nell'Apocalisse vengono indicate «subitus altare animas interfectorum propter verbum Dei et propter testimo- (da P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne en Afrique, Parigi 1907, tav. 3, n. 296).
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Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne en Afrique, Parigi 1907, tav. 3, n. 296).

(da P. Moncousc, Enquite sur l'épigraphie chviterne en Afrique, Paris: 1867, tav. 1, s. 365). Reliquie - Lastrs marmorea con iscrizione ricordante r. poste sotto l'altare a Celsma (Africa) - Parigi, museo del Louvre.

RELIOUIE - La rara marmorea con iscrizione ricordante r. poste sotto l'altare a Calama (Africa) - Parigi, museo del Louvre.

rum quod habebant», cioè i martiri (Apoc. 6, 9), e S. Girolamo esclama: «Male facit ergo Romanus episcopus, qui super mortuorum hominum Petri et Pauli, secundum nos ossa veneranda, secundum te vile pulvisculum, offert Domino sacrificia et tumulus eorum Christi arbitratur altaria?» (Advers. Vigil., 8: PL 23, 361-62); e Prudenzio descrive la mensa adposita al sepolcro di s. Ippoliti, indicando però che essa è dicata Deo (Peristephanon, XI, vv. 169-74). Ma il pensiero è più chiaramente sviluppato da s. Agostino; egli parlando del vescovo Teo- gence, che fu sulla cattedra di Ippona nel 255-56, esclama: «Ma quando noi offriamo il Sacrificio presso i sepolcri dei martiri, non è forse a Dio che l'offriamo? Senza dubbio i santi martiri hanno un posto d'onore. Notate: nelle letture fatte davanti all'altare di Cristo, di essi vien fatta una menzione onorevole. Tuttavia essi non sono adorati al posto di Cristo. Avete mai inteso dire presso la memoria di s. Teogene da me o da uno dei miei fratelli e colleghi o da un prete qualunque: io ti offro il Sacrificio, o s. Teogene? ovvero: io ti offro il Sacrificio, o Pietro; ovvero: io ti offro il Sacrificio, o Paolo? Voi non avete mai inteso espressioni simili, perché ciò non si fa e non è permesso» (Sermo, 273). E nel trattato contro il fuso ripete lo stesso concetto: «Non ai martiri ma a Dio noi innalziamo gli altari. Qual è quel vescovo che in presenza di corpi santi abbia osato dire: Noi offriamo a voi, Pietro o Paolo o Cipriano? Quello che noi offriamo è offerto a Dio, che corona i martiri» (Contra Faustum, 20, 21: PL 42, 384). La basilica eretta a Milano da s. Ambrogio presso la Porta Romana, detta degli Apostoli, portava la seguente dedica: «Condidit Ambrosius templum dominoque sa- cravit nomine apostolico munere reliquiis» (G. B. De Rossi, Inscript. christ., II, 1, Roma 1888, pp. 161, 3; 177, 1); Paolino avverte che la basilica di S. Felice a Nola era dedicata «in nomine domini Christi Dei» (Ep., 32, 10, ed. CSEL, XXIX p. 286). S. Giovanni Crisostomo afferma che le tombe dei servi del Crocifisso sono più brillanti delle regge, non solo per l'ampiezza e lo splendore della costruzione, che pure le superano, ma, il che è più importante, per l'ardore dei devoti che le frequentano (In ep. II ad Cor. hom., 26, 5: PG 61, 582). Tutti questi edifici sorti sui sepolcri dei martiri possono chiamarsi basilicae o eccle-siae ad corpus, cioè erette proprio sul luogo

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84). La basilica eretta a Milano da s. Ambrogio presso la Porta Romana, detta degli Apostoli, portava la seguente dedica: «Condidit Ambrosius templum dominoque sa- cravit nomine apostolico munere reliquiis» (G. B. De Rossi, Inscript. christ., II, 1, Roma 1888, pp. 161, 3; 177, 1); Paolino avverte che la basilica di S. Felice a Nola era dedicata «in nomine domini Christi Dei» (Ep., 32, 10, ed. CSEL, XXIX p. 286). S. Giovanni Crisostomo afferma che le tombe dei servi del Crocifisso sono più brillanti delle regge, non solo per l'ampiezza e lo splendore della costruzione, che pure le superano, ma, il che è più importante, per l'ardore dei devoti che le frequentano (In ep. II ad Cor. hom., 26, 5: PG 61, 582). Tutti questi edifici sorti sui sepolcri dei martiri possono chiamarsi basilicae o eccle-siae ad corpus, cioè erette proprio sul luogo