RESTITUZIONE, EDITO DI

RESTITUZIONE, EDITO di. - È il decreto dell’imperatore Ferdinando II del 6 marzo 1629 in cui si stabiliva che i principi cattolici potevano esple- lere i dissidenti, e solo gli aderenti alla Confessione di Augusta godevano delle concessioni di detta pace; infine i beni ecclesiastici occupati dopo l’anno nor- male 1552 dovevano essere restituiti e si istituivano commissari che potevano usare le truppe; il ricorso non sospendeva l’esecuzione.

Le vittorie del Wallenstein nel nord della Germania permettevano di attuarsi la restaurazione già in parte app- plicata nel sud; si trattava di 2 arcivescovi, 12 vescovati e numerose abbazie e chiese. Anche se teoricamente giu- stificato, politicamente l’atto si mostrò assai pericoloso, spingendo molti principi protestanti ad accettare, contro voglia, l’aiuto di Gustavo Adolfo. Già nel 1631 si erano ripresi i 2 arcivescovati di Brema e Magdeburgo e 5 vescovati e ca. 150 abbazie, ma vi era dissenso sulla desti- nazione di questi beni, essendo le vecchie abbazie deserte, mentre i nuovi Ordini religiosi, i veri autori dei progressi cattolici, mancavano di mezzi, locali ecc. L’azione di Gustavo Adolfo ne arrestò l’applicazione. Nella Pace di Praga (1635) con la Sassonia era sospeso per 40 anni, anche per i principi che vi aderissero. Nella Pace di Münster (Vestfalia) del 1648 era praticamente annullato portando l’anno normale al 1624.

BIBL.: T. Tupetz, Der Streit um die geistl. Güter u. d. Re- stitutionsedikt. 1629, Vienna 1883; M. Ritter, Über den Ursprung d. Restitutionsediktes, in Historische Zeitschrift, 76 (1896), pp. 62-102; Pastor, XIII, p. 412 sqq. Per altra bibl. sull’epoca: E. Pré- clin - V. L. Tapié, Le XVIIIe siècle, 2e ed., Parigi 1949. Luigi Simeoni