REVIVISCENZA DEI MERITI. - Il merito è il diritto al premio eterno (visione beatifica), acquistato con opere buone fatte in stato di Grazia (v. Merito dell'Uomo). Le opere dei fedeli, rispetto al premio eterno, si dicono «vive» se sono state poste in stato di Grazia, «morte», se in stato di peccato, «mortificato» se, fatte in stato di Grazia, hanno perduto ogni rapporto con il premio eterno, per un susseguente peccato mortale.
Si dicono pertanto rivivere (reviviscencia meritorum) le opere «mortificate» quando il cristiano, riacquistato con un atto di pentimento (v. Penitenza) lo stato di Grazia, è in condizione di godere dei precedenti diritti al premio eterno (meriti). Il fatto della r. dei m. è oggi comunemente ammesso, perché fondato, almeno implichi-tamente, su testi della Scrittura (Ez. 18, 21; 33, 12; Joel. 2, 18; Gal. 3, 4; Hebr. 6, 10; sopratutto la parabola del figlio prodigo (Lc. 15, 11-32), che viene ristabilito in tutti i suoi precedenti diritti) e in affermazioni esplicite dei Padri che, commentando la stessa parabola, vi rileva-rono una restitutio in integrum dei meriti perduti per il peccato, fatta per una specie di ius postliminii, degna della misericordia e larghezza divina. La tradizione patristica (Eufanio, Haeres. 50, 2; PG 41, 1049; S. Giovanni Crisostomo, In Ep. ad Gal., 3, 2; PL 61, 650; S. Girolamo, In Gal., 3, 2; PL 26, 350) e teologica (s. Tommaso, St. Theol., 3a, q. 89, a. 5), ha avuta una definitiva conferma nel Concilio di Trento, sess. VI, cap. 16 (Denz-U 809).
Sul modo e la proporzione di tale restitutio vige una secolare controversia. Il Suárez (Relatio de reviviscencia meritorum, in Opuscola theologica sex, Madrid 1599) seguitò da numerosi teologi (Vasquez, Lugo, Ripalda, Platel, Esparza, Palmieri, Pesch, De Augustinis, Sasse, Galtier) ritenne che la restituzione sia assolutamente integrale con l'aggiunta di un incrementum dovuto all'atto buono, con cui il peccatore ritorna a Dio. S. Tommaso invece sostenne (Sum. Theol., 3a, q. 89, a. 2) che la r. dei meriti è proporzionata al grado di carità con cui il peccatore risorge. Il pensiero dell'Aquinate ebbe diverse interpretazioni: il Billot (De Sacramentis, II, 5a ed., Roma 1927, pp. 115-16) afferma che la r. avviene in proporzione dell'attuale fervore ma per un duplice titolo, cioè non solo per l'atto di risorgere dal peccato, ma anche in vista dei meriti precedenti, dai quali al beato proverrà un giudizio precoce (praemium accidentale) per averli compiuti, anche se di fatto non influiscono nell'aumentargli la gloria (praemium essentiale). Secondo Domenico Soto (IV Sent., d. 16, q. 2, a. 2) e il Billuart (De Sacramentis, diss. 3, a. 5) i meriti sono restituiti in duplice misura; se, p. cs., uno risorge dal peccato con il grado 20 di fervore, la r. dei m. avviene nella proporzione di 40 gradi, 20 per l'attuale fervore, 20 per i precedenti meriti. Poiché queste opinioni sembrano aliene dalla mente di s. Tommaso e la seconda ligia ad una concezione matematica del so-pprannaturale, sembra più giusta l'interpretazione del De Letter (De ratione meriti sec. s. Thomam, Roma 1939, p. 95 sgg.) e del Boyer (De Paenitentia, Roma 1942, pp. 282-83), secondo i quali i meriti precedenti, rimanendo obiettivamente in acceptione Dei (cf. Sum. Theol., 3a, q. 89, a. 5) influiscono al momento della giustificazione, in modo che il peccatore risorga con fervore proporzionato alla quantità e alla perfezione dei meriti precedenti.