RINUNCI (ASCETICA)

RINUNCI (ASCETICA). - Distacco ascetico dai beni e dalle gioie terrestri in quanto impediscono o rallentano l'unione con Dio.

ABNEGAZIONE (v.) è requisito fondamentale (Mt. 16, 24): la r., requisito preliminare, ne è indispensabile propedeutica; chiunque tententi dinanzi alle r. richieste dalla Grazia non riuscirà a seguire Cristo nella via dell'abnegazione (Lc. 14, 33; 9, 57-62). Infatti l'abnegazione, «rifiuto» (ἀπάγνωσις), opposto alla persona stessa dell'asceta, cioè alla volontà propria, al desiderio di soddisfazione naturale, esercizio del tutto interiore e spirituale, presuppone praticamente la r. corrispondente ai mezzi di soddisfarsi, l'«abdicazione» (ἀπόταχη) dei beni e piaceri in qualunque modo sensibili.

Dalla r. attuale o effettiva si distingue la r. abituale o affettiva. La r. attuale racchiude in sé la separazione morale, o disappropriazione (Act. 4, 37), e la separazione fisica (ἀφέσμις): questa è attiva quando dipende da una libera determinazione, è passiva quando proviene dall'or

dine provvidenziale (Mt. 4, 20; 19, 27; Hebr. 10, 32-34). La r. abituale consiste nella prontezza permanente a compiere ogni r. attuale richiesta dal Cristo (s. Ignazio, Es. spirit., nn. 149-55).

Il primo grado di r., necessario alla salvezza, è la prontezza a sacrificare tutto anziché commettere un peccato mortale. Il secondo grado, proprio delle anime ferventi, sinceramente bramose di perfezione, mette l'uomo senza riserva alla disposizione di Cristo per compiere ogni suo desiderio. Il terzo e supremo grado va incontro alle r. quanto mai gravose con gioia e slancio spirituale: s. Ignazio attribuisce questi gradi all'umiltà a cagione della volontà di proprio diminuzioni e subordinazioni che li ispira (Es. spirit., nn. 164-67).

La r., esercizio dell'«odio» evangelico (Lc. 14, 26), non implica disprezzo per il valore proprio dei beni creati, indifferenza (v.) spirituale di volontà a loro riguardo in confronto della volontà di Dio amato «sopra ogni cosa», e mortificazione delle passioni: uno non può essere pronto ad abbandonare ciò che continua a desiderare e volere decisamente. Il prototipo della r. evangelica si può ravvisare nell'obbedienza di Isacco (v.), il figlio della Promessa (Gen. 22, 1-19).

Bibl.: S. Tommaso, De perfectione vitae spirituali, s. Gio-vanni della Croce, Salita, I. I, capp. 5 e 13. Michele Ledrus