RIVADENEIRA (RIBADENEIRA), PEDRO DE

RIVADENEIRA (Ribadeneira), Pedro de. - Gesuita, scrittore, n. a Toledo il 1° nov. 1526, m. a Madrid il 22 sett. 1611.

A 13 anni seguì a Roma, come paggio, il card. Alessandro Farnese e vi conobbe s. Ignazio di Loyola che lo protesse e poi lo accolse fra i suoi figli il 18 sett. 1540. Studiò alle Università di Parigi, Lovanio e Padova; sacerdote nel 1553, passò il periodo 1555-60 nei Paesi Bassi per assicurarvi il riconoscimento ufficiale della Compagnia di Gesù; dal 1560 al 1572 fu in Italia, dove disimpegno varie cariche: provinciale, commissario, visitatore, assistente; alla morte di s. Francesco Borgia fu allontanato, come spagnolo, da Roma e passò a Toledo, dove attese alla composizione delle sue opere, la più parte in classico castigliano.

Il R. è il primo biografo di s. Ignazio. Cominciò con Vita Ignatii Loiolae (Napoli 1572), sulle cui vicende cfr. P. Tacchi Venturi, Della prima edizione della vita di s. Ignazio (Napoli 1901), che, ampliata e corretta, tradusse egli stesso in castigliano (Madrid 1583) e fu poi riprodotta e tradotta in varie lingue fino ai nostri giorni. Il R. è anche il primo biografo della Compagnia con Illustrium scriptorum religionis S. I. (Madrid 1602; 3a ed. postuma, ivi 1613). Altre opere storiche principali: Vida del p. Diego Lainez (ivi 1594) e del p. Francisco de Borja, aggiunte alla vita ignaziana nell'ed. del 1594; completò questi scritti intorno alla Compagnia con il Trattato con lo qual se da razón del instituto de la Compagnia de Jesús (ivi 1605); Trattato del modo de gobierno que nuestro p. Ignazio ha tenido (ivi 1878). Historia ecclesiastica del Seisma del Reyno de Inglaterra (ivi 1588); nuova ed. a cura di E. Rey, Historias de la Controriforma por el p. R. (ivi 1945). Delle opere ascetiche e morali sono degne di ricordo: Trattato de la tribulación (ivi 1589); Trattato de

RIVADENEIRA PEDRO - RIVELAZIONE

propio quando analoghi processi si celebravano nel Lombardo-Veneto contro Federico Confalonieri e i Federati milanesi e bresciani. I condannati furono complessivamente 513, di cui sette alla pena capitale; ma seguì immediatamente un provvedimento di clemenza, per il quale tutte le pene irrogate dal tribunale speciale vennero commutate e ridotte.

Ciò non ostante, il R. fu colpito dalla vendetta settaria: il 23 luglio 1826, in Ravenna, venne fatto segno a un attentato, dal quale uscì illeso, mentre cadeva ucciso al suo fianco il canonico Muti. Questo ed altri fatti di sangue diedero origine al cosiddetto processo Invernizzi, dal prelato che lo diresse, e si concluse il 26 apr. 1828 con cinque esecuzioni capitali. Dopo un breve soggiorno a Genova, il R. rientrò a Roma, dove ebbe la nomina di Prefetto della Congregazione delle acque e strade. Michele Rosi formulò su di lui il seguente giudizio: «Conservatore convinto, sacerdote pio, dette prova di coraggio non sempre unito a prudenza, fu severo nell’esigere il rispetto delle leggi e degli ordini superiori, ma pure incline a clemenza».

BIBL.: M. Perlini, I processi politici del card. R., Mantova 1910; U. Oxilia, Il card. R. e l’attentato del 1826, in Rass. II. del Risorg., 13 (1926), pp. 273 ssgr.; M. Rosi, R. (processo), in Diz. del Risorg. nas., I, p. 872-84; id., Intermezzi (commistione), ibid., I, p. 520; id., s. v., ibid., IV, p. 85. Cf. le autobiografie di numerosi liberali implicati nel processo: Fabbri, Fattiboni, Casini, ecc. Renzo U. Montini