RIVAROLA, AGOSTINO

RIVAROLA, AGOSTINO. - Cardinale, n. a Genova il 14 marzo 1758, m. a Roma il 7 nov. 1842. Entrato giovanissimo nella Curia romana, vi ricoperse importanti cariche. Governatore di Sanseverino nel 1793, protonotario apostolico al Conclave di Venezia del 1800, delegato di Perugia, prolegato a Macerata, nel 1808 subì sei mesi di prigionia per avere proclamato la sua fedeltà al Pontefice contro l'usurpazione napoleonica.

Nel 1814 gli fu affidato il compito di prendere possesso di Roma e di larga parte del ristabilito Stato pontificio in nome di Pio VII. Assolutista convinto, impresse al suo governo una particolare severità, in contrasto con le istruzioni concilianti che il card. Consalvi gli inviava da Vienna, dove partecipava al Congresso. Esonorato dalle sue funzioni al ritorno del Consalvi, la promozione cardinalizia, seguita il 1º ott. 1817, apparve, più che un premio, il termine dell'attività politica del R., che rientrò infatti nell'ombra per ca. un settennio. Leone XII, fermamente deciso a stroncare l'attività settaria nelle Romagne, inviò il R. a Ravenna nel 1824 con pieni poteri per liberare le Legazioni dalle società segrete. Il R. esplicò con inflessibile zelo la missione affidatagli, e il suo nome è rimasto legato al processo che si chiuse il 31 ag. 1825 contro centinaia di imputati delle Legazioni e delle Marche,

proprio quando analoghi processi si celebravano nel Lombardo-Veneto contro Federico Confalonieri e i Federati milanesi e bresciani. I condannati furono complessivamente 513, di cui sette alla pena capitale; ma segui immediatamente un provvedimento di clemenza, per il quale tutte le pene irrogate dal tribunale speciale vennero commutate e ridotte.

Ciò non ostante, il R. fu colpito dalla vendetta settaria: il 23 luglio 1826, in Ravenna, venne fatto segno a un attentato, dal quale uscì illeso, mentre cadeva ucciso al suo fianco il canonico Muti. Questo ed altri fatti di sangue diedero origine al cosiddetto processo Invernizzi, dal prelato che lo diresse, e si conchiuse il 26 apr. 1828 con cinque esecuzioni capitali. Dopo un breve soggiorno a Genova, il R. rientrò a Roma, dove ebbe la nomina di Prefetto della Congregazione delle acque e strade. Michele Rosi formula su di lui il seguente giudizio: « Conservatore convinto, sacerdote pio, dette prova di coraggio non sempre unito a prudenza, fu severo nell'esigere il rispetto delle leggi e degli ordini superiori, ma pure incline a clemenza ».

BIBL.: M. Perlini, I processi politici del card. R., Mantova 1910; U. Oxilia, Il card. R. e l'attentato del 1826, in Rass. st. del Risorg., 13 (1926), pp. 273 segg.; M. Rosi, R. (processo), in Div. del Risorg. nav., I, p. 872-84; id., Invernizzi (commissione), ibid., I, p. 520; id., s. v., ibid., IV, p. 85. Cf. le autobiografie di numerosi liberali implicati nel processo: Fabbri, Fattiboni, Cassini, ecc. Renzo U. Montini
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“RIVAROLA, AGOSTINO.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 595. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/rivarola-agostino.