ROBESPIERRE, MAXIMILIEN-MARIE-ISIDORE. - Uomo politico, uno dei protagonisti della Rivoluzione Francese, n. ad Arras il 6 maggio 1758, ghigliottinato a Parigi il 28 luglio 1794. Trascorsse la giovinezza in provincia, coltivando le lettere ed esercitando l'avvocatura; eletto nel 1789 deputato agli Stati Generali, per il temperamento serio e freddo, l'eloquenza greve e sentenziosa, non acquistò eccessive simpatie. Conquistò tuttavia lentamente l'Assemblea e la Société des amis de la Constitution, poi Club des Jacobins, e ne divenne presidente il 24 marzo 1790.
Già nel 1789 sostenne il suffragio universale, l'assoluta uguaglianza dei diritti, la difesa degli Ebrei, degli uomini di colore, degli schiavi; raccomandò l'assistenza agli ecclesiastici poveri, combatté i privilegi della nobiltà, con un'azione tutta tesa alla più larga e intransigente attuazione e difesa dei «principi» della Rivoluzione e delle sue «conquiste»: in tal senso tenne alcune centinaia di discorsi fra il 1789 ed il 1791. Nominato il 5 ott. 1790 presidente del Tribunale di Versailles, il 15 maggio 1791 accusatore pubblico presso quello di Parigi, sostenne risolutamente l'esclusione dei «costituenti» dalla Assemblea legislativa: s'oppose, dopo Varennes, al ristabilimento del Re nelle prerogative regali. Combatté la politica bellicosa dei girondini, che avrebbe diviso la Francia e portato alla solidarietà europea contro la Rivoluzione; di fronte al pericolo dell'invasione, fu l'anima del movimento che chiese la destituzione di Luigi XVI e la convocazione della Convenzione (luglio 1792). L'11 ag. divenne membro del Consiglio generale della Comune e ne accentuò la funzione antagonistica nei riguardi dell'Assemblea, che ne subì la pressione: il 17 rifiutò la presidenza del Tribunale rivoluzionario: il 5 sett. fu eletto da Parigi in testa ai suoi rappresentanti alla Convenzione, che vide il suo lungo duello con la Gironda. Volle il pronto giudizio di Luigi XVI, per ragioni di salute pubblica. Dal 31 maggio al 2 giugno diresse l'insurrezione contro i girondini: il 27 luglio entrò, vittorioso, nel Comitato di Salute Pubblica. La situazione della Francia era disastrosa: le frontiere aperte all'Europa coalizzata, i realisti trionfanti in Vandea, Corsica, Tolone; in armi i girondini in Normandia e Provenza, mentre s'acuiva la crisi economica, aggravata da voci paurose di congiure e tradimenti. R. ed il Comitato riuscirono a fronteggiarla me-

ROBESPIERRE, MAXIMILIEN - MARIE-ISTIDORE - R. in piedi alla tribuna, disegno dal vero (autore ignoto) - Parigi, Biblioteca nazionale, Gabinetto delle Stampe.
ed i suoi membri vengono arrestati. La Comune, insorta, li libera; ma le truppe della Convenzione irrompono all'Hôtel de Ville, e R., che ha tentato di suicidarsi, è giustiziato il giorno seguente con i suoi fedeli.
Convinto che l'uguaglianza civile e politica fosse inconciliabile con un regime di eccessiva disuguaglianza sociale, R. tendeva ad una democrazia di piccoli proprietari e di artigiani indipendenti, avversando le tendenze socialisteggianti o comunisteggianti dell'estrema sinistra. Nel campo religioso, combatté la sistematica scriptianizzazione della Francia, perché portava all'ateismo, atteggiamento « aristocratico » e pericoloso per la morale pubblica e privata: donde i numerosi interventi in tema di libertà dei culti; tentò la sostituzione del culto dell'Esere Supremo e della Natura - religione « civica », « patriottica » con molte risonanze russoiane - alla religione tradizionale, per liquidare insieme le resistenze di quest'ultima e recuperare a vantaggio dello Stato rivoluzionario il radicato sentimento religioso del popolo. Tentativo di scarso successo, nato, come la separazione della Chiesa dallo Stato, dal fallimento sempre più irrimediabile della politica religiosa della Costituente dell'89. L'opera di R. troppo era incentrata nella sua persona; non fu compresa da quegli stessi per cui lavorava.