1433) traforato e leggero ed ornato, tra l'altro, di una
lunetta a rilievo che rappresenta anche il suo esordio
come scultore. Recatosi a Roma, esegui il restauro di
S. Stefano Rotondo (rinnovando il pavimento e costruendo
il portale d'accesso, quello dell'atrio, alcune bifore e l'al-
tare) e, in qualità di ingeniere di Palazzo, partecipò
(1451-53) con l'Alberti ai lavori intrapresi da Niccolò V
nei Palazzi Vaticani ed in S. Pietro, lavori nei quali tut-
tavia assai arduo è il riconoscimento delle parti rispettive,
mentre rimane tuttora incerto l'intervento del R. nel
Palazzo di Venezia e nella chiesa di S. Marco. Inviato
in Toscana da Pio II per il rinnovamento architettonico
di Corsignano (poi Pienza), eresse il Palazzo Piccolomini,
Diuomo, il Palazzo vescovile e rinnovò il Palazzo pub-
blico (1460-63), rifacendosi alle forme leggere e serene del
primo Alberti, specialmente nel Palazzo Piccolomini che
ripete la facciata dell'albertiano Palazzo Rucellai. Maggiore
originalità B. mostra nel cortile dello stesso Palazzo e so-
prattutto nell'area facciata sul giardino tutta aperta a
loggiati, nonché nel Duomo che, gotico all'interno per vo-
lontà del Papa, ha una fronte di largo respiro rinasci-
mentale, ritmata da grandi archi ciechi a pieno centro.
Negli ultimi anni (1461-64) attese al compimento della
lanterna del Duomo fiorentino.
Della sua attività di scultore, mentre è incerta la sua
partecipazione ai lavori per la cappella di Eugenio IV
in Vaticano, per la quale i documenti nominano tra gli
altri un Magister Bernardus, sono opera sicure, oltre
la citata lunetta aretina con la rappresentazione della Ma-
donna della Misericordia, il Monumento a Leonardo Bruni
in S. Croce di Firenze (1443-51); l'Annunciata in S. Ste-
fano ad Empoli (1447); il tabernacolo in S. Egidio di
Firenze (1450); le tombe, sempre a Firenze, della B. Vil-
lana in S. Maria Novella (1452-53) e di Orlando Me-
dici alla S. Anna Annunziata (1455), il sepolcro di Giovanni
Chellini nella chiesa di S. Miniato al Tedesco (1461),
nonché il progetto per il monumento di F. Lazzari nel
Duomo di Pistoia (1462), eseguito, dopo la morte di
B., dal fratello Antonio. Il suo stile, più che il dina-
mismo sensibile di Donatello, riflette la plastica solida
e il classicismo ingenuo ed un poco impacciato di Mi-
chelozzo, raggentilito tuttavia, di quando in quando, da
ritmi curvilinei gibertiani.
Nella scultura fiorentina del '400 l'opera di R. è
importante per l'esempio di una salda ed organica con-
nessione tra elementi plastici ed architettonici, quale è
quella che impronta con severa compostezza il sepolcro
Bruni, opera più di architetto che di scultore, che ge-
nalmente rinnova, con spirito apertamente rinascimen-
tale, lo schema dei monumenti murali. - Vedi tav.
LXXXV.
Quattrocento, Roma 1042, passim; G. Galassi, La scultura fo-rentina del Quattrocento, Milano 1949, p. 158 seg. e passim. Amalia Mezzetti