RUFFO. - I. TOMMASO, cardinale, n. a Napoli nel 1663, m. a Roma il 16 febbr. 1753.
Completo la sua educazione nel Collegio Clementino, dimostrando passione per gli studi di diritto, per attendere ai quali riuscì l'incarico di internunzio a Bruxelles, offertogli da Innocenzo XI. Vicedegato a Ravenna, nunzio in Toscana, maestro di camera di Innocenzo XII e di Clemente XI, il quale lo creò cardinale (17 maggio 1706). Governò come legato Ravenna. Ferrara, Bologna e di nuovo Ferrara, della quale fu vescovo dal 1717 e che per lui fu eretta in arcivescovo. Vescovo di Ostia e di Velletri, nel 1740 fu nominato vicecancelliere di S. Chiesa e segretario del S. Uffizio. Nel Conclave del 1740 la sua candidatura, che incontrava favore, fu osteggiata dall'Austria e dalla Francia.
II. FABRIZIO, cardinale, n. a S. Lucido (Cosenza) il 16 sett. 1744, m. a Napoli il 13 dic. 1827.
Dallo zio card. Tommaso fu affidato per la prima educazione a Giovanni Angelo Braschi, il futuro Pio VI. Compì gli studi nel Collegio Clementino. Entrato in pleatura, venne da Pio VI ammesso fra i referendari delle due Segnatur e nominato chierico di camera (1781). Tesoriere generale della Camera apostolica al principio del 1785, si applicò all'attuazione della politica riformatrice del Pontefice; perciò attese ad abolire le barriere feudali, che intralciavano il commercio interno, riordinò le dogane ai confini dello Stato, proteggendo con opportune disposizioni fiscali le manifatture ed agevolando lo sviluppo di una marina mercantile, la coltivazione della canapa e del cotone, le fabbriche di telerie e di terraglie, le filiere di rame e di ferro, la lavorazione del cuoio. Alcuni provvedimenti, come l'abolizione di vungoli produttivistici, l'appendamento e la concessione in enfiteusi ai contadini di beni camerali, la limitazione dei poteri dei cardinali legati, valsero al R. molte interessate ostilità, che crebbero con l'aggravarsi della situazione politica ed economica dello Stato dopo lo scoppio della Rivoluzione in Francia. Pio VI, per allontanarlo, lo creò cardinale diacono il 21 febbr. 1794 (nel Concistoro del 26 sett. 1791 lo aveva riservato in pectore). Tornato a Napoli, fu dal Re nominato intendente di Caserta, con l'incarico della sorveglianza sulle manifatture della colonia agricola-industriale di S. Leucio. Pio VI vivamente disapprovò l'accettazione di questi incarichi, considerò un'usurpazione il conferimento al R. dell'abbazia di S. Sofia di Benevento, arbitrariamente dichiarata di regio patronato.
Dopo l'invasione dei Francesi, Ferdinando IV. rifugiatosi a Palermo, lo nominò il 25 genn. 1799 vica-rio generale del Regno affidandogli la riconquista. Sbarcato in Calabria, nei pressi della Punta del Pezzo (8 febbr. 1799), quasi solo, senza danaro e senza armi, riuscì a radunare, se non a disciplinare, le masse degli insorti, formatesi dopo la dispersione dell'esercito regolare.
Incline alla moderazione e alla clemenza, non ostante i contrari incitamenti di Ferdinando e di Maria Carolina, si sforzò di contenere la ferocia e la rapina delle sue bande, ma non riuscì ad impedire eccessi, come quelli avvenuti a Crotone (22 marzo) e ad Altamura (10 maggio). Al successo dell'impresa contribuì l'accorta azione del R. a sollievo delle misere condizioni del popolo minuto, cosicché quasi dovunque l'avanzata dell'armata della Santa Fede fu accompagnata dalla sollevazione popolare contro le classi abbienti, tra le quali la Repubblica partenopea aveva trovato maggiori consensi. Penetrato in Napoli (15 giugno), il R. patteggiò con i difensori dei forti una capitolazione onorevole, che i Sovrani ed il Nelson non vollero rispettare, aggiungendo così alle sanguinose violenze una spietata repressione. Il R., che non aveva mai cessato di raccomandare un largo e generoso perdono per fondare una durevole restaurazione sulla pacificazione degli animi, ormai in disgrazia, nel nov. lasciò Napoli per il Conclave di Venezia.
Durante l'Impero napoleonico, fu tra i cardinali inclini a tollerare la politica religiosa dell'Imperatore. Dopo la restaurazione, Pio VII gli affidò la soprintendenza
E R I T O R V M D I C V N T
b a s p r o m i t e f a l i g n o m e d i c a r u m e t i u e l
p o c e l i g e n u s q u o p i m u r i t a h a m m e r a b
E u s e b i o , t r a d o t t o d a R. T. E d . G. F. d e L i g n a m i n e (1476).
E s e m p l a r e d e l l a B i b l i o t e c a V a t i c a n a .
delle deputazioni dell'Annon a e della grascia e la prefettura delle bonifiche pontine (1821). Passò gli ultimi anni a Napoli, dedito ai suoi prediletti studi di arte militare, di economia e di agricoltura.
BIBL. : Moroni, LIX, p. 216 sgg.; J. A. von Helfert, F. R., Firenze 1885; D. Sacchinielli, Mem. stor. sulla vita del carri. F. R., Roma 1895; F. P. Badham, Nelson e R., Roma 1907; A. Manes, Un card. condottiero, F. R. e la Repubblica partenopea, Aquila 1930; M. Leli, La Santa Fede, La spediz. del card. R. (1799), Padova 1936; V. Giglio Il card., R. e la Santa Fede, in Cultura moderna, 1939, pp. 191-98, 276-80, 348-52; La rit- conquista del Regno di Napoli nel 1799. Lettere del card. R., della reg. reina e del ministro Acton, a cura di B. Croce, Bari 1943; E. Piscitelli, F. R. e la riforma economica dello Stato posti- in Arch. della Soc. rom. di stor. patria, 74 (1951), pp. 69-145.
Vittorio E. Giuntella
